Rabbia Xenofobia Razzismo Gilet Gialli

Gilet gialli, camicie verdi e umore nero

La rabbia sociale continua a crescere. Generando un'ondata di xenofobia e populismo cavalcata da nuovi leader. Ma una via per invertire la tendenza c'è. Ed è un New Deal ecologista. 

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La rabbia è una forma di energia e concentrazione di cui l’uomo dispone fin da quando è comparso su questo Pianeta. L’ira è uno dei peccati capitali, ma è anche una caratteristica divina (“l’ira di dio”), saperla gestire è sintomo di civiltà, ma reprimerla rischia di portare conseguenze peggiori. Meglio usarla, possibilmente, a fin di bene. Gilet gialli, camicie verdi, e umor nero ci stanno dicendo che di rabbia in giro comincia a essercene un po’ troppa. La rabbia è capace di creare coinvolgimento e attivismo, scatena energie insospettate ed è stata in passato motore di svolte storiche dell’umanità. Purtroppo queste caratteristiche sono state utilizzate anche da chi aveva progetti politici non edificanti e ha alimentato e cavalcato la rabbia per elevarsi a leader. E poi c’è la situazione odierna, dove la rabbia sociale viene vista come collante e utilizzata per ottenere potere politico fine a se stesso.

I MOTIVI CHE SCATENANO LA RABBIA

La rabbia non è irrazionale, ha motivazioni comprensibili: viviamo in società che dicono di essere meritocratiche, che ognuno di noi se ha talento ed energia può emergere, il che implica che tutti coloro che non emergono sono autorizzati a sentirsi dei falliti, o almeno dei perdenti. Ma in realtà la meritocrazia, specialmente in Italia, è ben lontana dall’essere realtà, e quand’anche lo fosse, la componente “fortuna” capace di cambiare le carte in tavola non potrà essere rimossa. L’individualismo dilagante ci fa pensare che essere nella media sia una maledizione. Si sa, la classe media va estinguendosi ed è la più vessata, farne parte è una sciagura. Il fatto però è che, statisticamente parlando, la maggior parte non può che stare intorno alla media, quale che sia. Bisogna tornare ad ammirare qualche quadro del pittore fiammingo Vermeer, che celebrava i piaceri del silenzioso eroismo del quotidiano, gustare le piccole cose come ricorda saggiamente di fare Kurt Vonnegut nei suoi libri.

GLI EFFETTI COLLATERALI DELLA GLOBALIZZAZIONE

Ci avevano promesso che la globalizzazione avrebbe generato benessere (ed effettivamente è successo), ma mentre la dinamica di allargamento delle disuguaglianze fra classe media e super-ricchi ha continuato come faceva anche prima, alimentando pulsioni socialiste, il recupero delle classi globalmente più svantaggiate ha fatto ridurre le disuguaglianze tra classe media occidentale ed economie in via di sviluppo, generando pulsioni protezioniste, nazionaliste e xenofobe. E non è che nazionalismo, socialismo e xenofobia, mischiati insieme, abbiano prodotto meraviglie in passato...Ci manca forse anche un po’ dell’umiltà che avevamo quando la società era più spirituale e meno secolare. Il laicismo ci ha tolto la prospettiva del soprannaturale, che era un promemoria per la nostra umiltà. Lo si ritrova nei panorami sterminati, nella vastità del cielo stellato, o nel panorama che un’escursione in alta montagna ci offre. Forse dovremmo concederci più tempo per la loro contemplazione. E poi ci sono i media, che indirizzano regolarmente la nostra attenzione a cose che spaventano, preoccupano, fanno prendere dal panico e ci fanno arrabbiare, e mentre lo fanno noi siamo in posizione passiva, con uno smartphone in mano, impotenti di fronte a quanto accade.

LA POSSIBILITÀ DI UN NEW DEAL ECOLOGISTA

Siamo esseri imperfetti, per definizione, e inquieti, per fortuna: l’inquietudine ci ha spinto a migliorare progressivamente per migliaia di anni e non smetterà di farlo, dobbiamo solo placare un po’ l’eccessiva rabbia che circola, talvolta bastano dei buoni amici con cui discutere le nostre paure e vulnerabilità, in fondo viviamo in tempi difficili. Dobbiamo però fare lo sforzo di cercare di accorgerci quando la nostra rabbia diventa solo uno strumento utile al raggiungimento di obiettivi altrui. Nel frattempo, per ridurla, la finestra più interessante che si apre è quella di un New Deal ecologista: rivedere i trasporti pubblici, la generazione e l’accumulo di energia sono tutte enormi opportunità per creare nuovi posti di lavoro. In una proposta eccessivamente radicale la deputata democratica statunitense Alexandria Ocasio-Cortez ha ipotizzato una tassazione del 70% a carico dei super-ricchi (un chiaro richiamo alla rabbia sociale generata dall’invidia). I proventi derivanti dalla tassazione andrebbero a finanziare un Green New Deal per portare a termine la transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili.

Il Green New Deal è il miglior filone che i dem Usa possono sfruttare per scalzare Trump, per salvarci dall’ondata di xenofobia e nazionalismo che sta investendo il mondo e che inizia a provocare danni economici

Non c’è bisogno di spingersi a certi estremismi: il Green New Deal è un messaggio positivo su ciò che il governo può fare, per la nostra generazione e per le prossime. Oggi è in grado di offrire ciò di cui le persone che soffrono hanno più bisogno: un buon lavoro. E affronta il gravissimo problema dei cambiamenti climatici che minacciano il futuro. Così come in Germania i “verdi” stanno guadagnando posizioni, anche negli Usa il movimento del Green New Deal sembra il miglior filone che i democratici possono sfruttare per cercare di invertire la tendenza e scalzare Donald Trump dalla Casa Bianca, per salvarci dall’ondata di populismo, xenofobia e nazionalismo che sta investendo il mondo e che inizia anche a provocare un danno economico, alimentando altra rabbia sociale.

*Dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario.

9 Gennaio Gen 2019 0944 09 gennaio 2019
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