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Politica
10 Gennaio Gen 2019 2041 10 gennaio 2019

Traballa la leadership di Di Maio sui Cinque Stelle

Grillo che firma per il manifesto di Burioni, il protagonismo di Conte, i malumori per lo strapotere della Lega silenziati da Casaleggio: caos nel Movimento, che rischia la battuta d'arresto alle Europee.

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Luigi Di Maio doveva partire per l'America. Sarebbe dovuto tornare il 17 gennaio. Ma il rischio di trovare al suo ritorno una situazione più caotica di quella che avrebbe lasciato, ha contribuito ad annullare la missione. Ufficialmente si parla di una scelta condivisa con l'amministrazione statunitense. In realtà bisogna guardare non tanto alle tensioni con l'alleato Matteo Salvini, quanto all'agitazione - oggi giorno sempre più palpabile - che coinvolge i Cinquestelle.

L'INCIAMPO SUI VACCINI ROVINA LA GIOIA PER LA VITTORIA SUI MIGRANTI

Nella mattinata di giovedì 10 gennaio, passeggiando per i corridoi di Camera e Senato, gli esponenti grillini alternavano gioia e sconcerto. Gioia perché la linea di Giuseppe Conte sui 49 migranti della Sea Watch e Sea Eye, respingendo i diktat di Salvini, permette finalmente al Movimento di smarcarsi dalle posizioni del Carroccio sull'immigrazione. Sconcerto, dopo aver saputo che Beppe Grillo aveva firmato con Matteo Renzi un appello a favore dei vaccini, lanciato da Roberto Burioni. Ufficialmente soltanto in serata il Movimento - al netto di due dichiarazioni pro Grillo dei senatori Pierpaolo Signeri e Giorgio Trizzino - ha preso posizione sull'uscita dello storico leader. Anche perché è stato vietato ai parlamentari di fare dichiarazioni. L'agenzia di stampa Adnkronos ha raccontato che Di Maio sarebbe sbottato con un «Va bene la scienza, ma Burioni no..». Poi è toccato direttamente al ministro della Salute, Giulia Grillo gettare acqua sul fuoco: «La posizione pro-scienza è nel contratto di governo, tutte le azioni messe in campo in questi primi mesi dimostrano che per questo esecutivo il ruolo della scienza e della competenza sono irrinunciabili e non potrebbe essere altrimenti».

Racconta un parlamentare: «Dell'uscita di Beppe nessuno di noi sapeva nulla. Ma lui si muove con forte autonomia in questa fase. Forse ha avvertito solo la Casaleggio. Ma il problema non è quello che dice o non dice, oppure il disagio su posizioni in contraddizione con quello che si è detto in passato, anche perché in Parlamento la maggioranza di noi è pro vaccini. Il problema vero è che leggendo i commenti sui social o nelle chat interne, i nostri militanti ci attaccano sia per la giravolta pro Vax sia per l'accoglienza ai migranti della Sea Watch!».

TONI BASSI, MA M5S TEME L'EMORRAGIA DI VOTI

Proprio dai vertici e dalla stessa Casaleggio è stato imposto di tenere i toni bassi, perché nessuno - come forse lo stesso Matteo Salvini sull'altro fronte - vuole una crisi di governo prima delle Europee. Fatto sta che tra Cinquestelle e Lega i rapporti sono ai minimi: si litiga sulle trivelle, sulla Tav, sull'immigrazione, la Commissione banche, sul reddito di cittadinanza, si fa fatica a scrivere gli emendamenti al decreto semplificazione, si dà già per scontato che fioccheranno immense polemiche sulla legittima difesa. Dagli ambienti grillini spiegano che danno quasi per scontata una battuta d'arresto alle prossime Europee. Non fosse altro perché, al di là di quello che dicono i sondaggi, i voti persi non riguardano soltanto gli scontenti per il via libera al Tap in Puglia o al salvataggio di Carige. «I consensi - nota un parlamentare - stanno calando soprattutto tra gli ex moderati che in passato sceglievano Forza Italia e il Pd e alle Europee sceglieranno Salvini, oppure aumenteranno le fila dell'astensione».

PRESSING SUI SINDACI PER ACCELERARE IL REDDITO DI CITTADINANZA

In vista di maggio, si lavora su tre fronti per limitare i danni: in primo luogo la Casaleggio ha imposto a tutti di fare quadrato intorno a Giuseppe Conte, perché il suo approccio molto istituzionale più tranquillizzare i "moderati" in libera uscita. E in quest'ottica anche l'uscita di Grillo a favore dei vaccini aiuta. Poi è stato dato già mandato ai sindaci grillini - Chiara Appendino a Torino, Filippo Nogarin a Livorno e Virginia Raggi a Roma - di avviare la macchina di loro competenza per avviare il reddito di cittadinanza, anche se la Ragioneria generale dello Stato ha rimesso tutto in discussione. Infine, accelerazione del tour europeoalla caccia di alleati di una futura internazionale grillina.

MA IL PROTAGONISMO DI CONTE SPIAZZA LE TRUPPE

Questa - assieme al tentativo di frenare la base - è la strategia per arrivare indenni alle Europee. Ma è difficile che basterà a spazzare via le tensione. Spiega un esponente grillino: «Il peso nelle scelte di governo prese da Conte ha spiazzato anche noi. Sul reddito di cittadinanza abbiamo accettato per spirito di responsabilità i tagli, senza neppure poterne discutere. Il nostro leader resta Luigi Di Maio, ma rispetto ai mesi scorsi - quando mettemmo all'angolo il ministro dell'Economia, Giovanni Tria sull'innalzamento del deficit/Pil al 2,4 per cento - troppe cose sono cambiate». Nessuno lo dice ufficialmente, ma Giuseppe Conte e il suo asse con il Quirinale e l'Europa lascia interdetti anche molti parlamentari del Movimento. Lo si capisce da un tweet del senatore Elio Lannutti, che Grillo voleva a Palazzo Chigi, e da sempre in prima linea nel denunciare i misfatti bancari: «Consob, Minenna pronto. Ma il Colle non lo vuole. Di Maio: "Io non mollo". Neppure io!». Un richiamo che è stato letto più come indirizzato a Palazzo Chigi che al Quirinale.

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