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FRONTIERE
10 Gennaio Gen 2019 0800 10 gennaio 2019

Perché Erdogan ha ragione a considerare i curdi siriani terroristi

Il Pyd-Ypg protegge il Pkk e lo aiuta ad organizzare attentti in Turchia. Una situazione esplosiva figlia degli errori strategici di Usa ed Europa. Intanto Mosca gongola.

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Erdogan ha pienamente ragione a contrastare, anche militarmente, i curdi in Siria, e l’incredibile simpatia tardo terzomondista nei loro confronti in Europa è del tutto immotivata. Dio solo sa quanto ci costi ammettere che il dittatore-presidente turco è nel giusto, ancor più sulla questione curda. Ma i dati di fatto sono inequivocabili. Erdogan ha pienamente e totalmente ragione nel sostenere non solo che il Partito curdo turco – il Pkk- che è formalmente considerato, a buon diritto, «organizzazione terrorista» dalla Ue e dagli Usa, è un tutt’uno con il Pyd (il Partito curdo siriano) e col suo braccio armato, il Ypg.

Ma ha ancora più ragione nel sostenere – i fatti parlano - che i curdi siriani del Pyd-Ypg hanno fatto della regione siriana da loro controllata, incluse Manbj e Kobane, il “santuario” che ospita i terroristi curdi del Pkk che dal Rojava (così i curdi siriani chiamano il loro territorio) partono per compiere efferati attentati in Turchia e nel Rojava trovano totale protezione dopo aver seminato sangue in Turchia. Il tutto, dentro una logica di guerra terroristica dissennata che il Pkk sviluppa da decenni in Turchia, senza alcuna prospettiva di vittoria, tanto che il suo leader storico Abdellah Ocalan (ora detenuto in Turchia) ha fatto invano di tutto per fermarla. Non è la prima volta che l’opinione pubblica europea si commuove per il destino di sciagurate organizzazioni terroristiche dall’ambigua vocazione irredentista e non sarà l’ultima. Ma nel caso del blocco Pkk-Pyd-Ypg l’errore è incredibile e clamoroso.

LA SINERGIA TRA PKK E PYD-YPG

Si guardi alla storia: il Pyd-Ypg è stato fondato in Siria nel 2003 come filiazione diretta, meccanica del Pkk per una ragione ben precisa: il dittatore siriano Hafez al Assad aveva deciso nel 2008 di cessare di ospitare formalmente sul territorio siriano il Pkk, tanto che il suo leader Ocalan risiedeva pubblicamente a Damasco. Una ospitalità siriana prima concessa e poi negata all’interno del gioco di domino classico dei regimi mediorientali che ha visto per anni la Siria filo iraniana a leadership sciita opporsi frontalmente alla Turchia membro della Nato e sunnita. Da qui la decisione del Pkk – espulso dalla Siria - di fondare una sua branca siriana (mai peraltro entrata in conflitto – anzi - col dittatore siriano). Da allora e a tutt’oggi il Pkk e il Pyd-Ypg hanno funzionato in maniera assolutamente organica e unitaria, procurando danni enormi e spargimento di sangue in Turchia.

Il presidente della Turchia Erdogan.

L'ERRORE STRATEGICO DEGLI USA NEL GIOCO DI ALLEANZE

La questione è diventata da complessa a esplosiva quando il Pentagono di Barack Obama, pur di non mettere i boots on the ground di militari americani, ha deciso di usare proprio le forze militari del Pyd-Ypg per combattere l’Isis in Siria. Decisione improntata all’abituale incapacità degli Usa e dei suoi generali di valutare le implicazioni politiche della scelta e in perfetta linea di continuità con madornali, tragici errori identici commessi nel passato: la scelta di allearsi con i cattolici fanatici del vietnamita Kao Ky, a discapito della forte componente buddista emarginata dagli americani a Saigon; la scelta di appoggiare – tramite l’inaffidabile Arabia Saudita - i mojaheddin fondamentalisti afghani contro i sovietici, con conseguente rafforzamento e addirittura armamento diretto americani, non solo dei Talebani, ma addirittura di al Qaida. Ora l’errore strategico americano in Siria è emerso e il nodo gordiano costruito inconscientemente dai generali Usa è inestricabile.

Soldati dell'esercito turco durante un'operazione militare contro il Pkk nei pressi della città di Hakkari.

TRUMP IN STALLO, PUTIN GONGOLA

Donald Trump da tempo – sin dalla campagna elettorale- vuole ritirare i 2 mila soldati americani che hanno “istruito” i curdi del Ypg dalla Siria. Ma nel caso in cui lo facesse, Erdogan ha detto con chiarezza che attaccherebbe le loro basi, in particolare la città di Manbj, per eliminare il “santuario” dei curdi turchi del Pkk in territorio siriano. Una scelta obbligata per difendere la Turchia dal terrorismo curdo Il segretario Usa John Bolton ha intimato a Erdogan di «non toccare i curdi», ricevendone in cambio addirittura il rifiuto di essere ricevuto ad Ankara da Erdogan. Trump, che ha ordinato poco prima di Natale un rapido ritiro di tutte le truppe americane dalla Siria – provocando le immediate dimissioni polemiche del suo segretario dalla Difesa, il generale James Matis - è quindi dovuto ritornare sul suo ordine e ora non sa che pesci prendere. Un caos americano nel caos siriano. E la Russia di Vladimir Putin gongola.

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