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CASTA CANTA
11 Gennaio Gen 2019 1030 11 gennaio 2019

No, Matteo Salvini non farà cadere il governo

Il vicepremier sa che chi provoca elezioni anticipate puntualmente le perde. E vuole evitare un esecutivo scelto dal presidente Mattarella. Così il leader della Lega terrà in vita l'alleanza col M5s.

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Stavolta Matteo Salvini ha pensato davvero alla crisi di governo. Giuseppe Conte gli ha portato via la palla nell’unica partita essenziale per il Capitano: gli sbarchi e l’immigrazione. All’improvviso il premier per finta si è fatto premier davvero e Salvini è stato retrocesso da capo di fatto del governo a semplice ministro di Polizia. La domanda delle 100 pistole è: perché il capo della Lega non fa la crisi e incassa subito il dividendo elettorale assicurato dai sondaggi? Ci sono molte risposte a questa domanda, e tutte riconducibili alla scaltrezza politica di Matteo, animale a sangue ghiaccio se mai ce ne fu.

NEMMENO SALVINI CREDE CIECAMENTE AI SONDAGGI

Prima risposta: Salvini è un vecchio volpone e conosce la ferrea regola per cui chi provoca le elezioni puntualmente le perde. Capitò a Bettino Craxi, Ciriaco De Mita, Silvio Berlusconi, accadrebbe anche a lui. Secondo, Salvini sa che nei sondaggi la cifra più importante è il loro costo: chi salda la fattura viene sempre agevolato. E la Lega oggi è la sola a commissionare continuamente sondaggi: in apparenza vuole conoscerne l’esito, nella sostanza è essa stessa a determinarlo. E dunque Salvini non prende per oro colato le previsioni di trionfo che gli vengono accreditate. Terza ragione per cui il ministro dell'Interno evita le elezioni è che Sergio Mattarella non gliele concederà. D’accordo, al Quirinale non c’è un presidente politico come Oscar Luigi Scalfaro o Giorgio Napolitano, ma la Costituzione sta sul comodino e difficilmente Sergio Mattarella scioglierà un parlamento pronto a esprimere altre maggioranze.

Matteo Salvini.

M5S TENTATO DA UN GOVERNO DEL PRESIDENTE

Il Movimento 5 stelle potrà fare un governo col Pd, ma c’è chi giura che alla fine sosterrà pure un governo del presidente. E alle sirene di un esecutivo di tregua non resisterà nemmeno Forza Italia, bisognosa com’è di comprare tempo al mercato dei mutevoli flussi elettorali. Salvini risponderà che per lui il governo del presidente aprirebbe una prateria di consenso elettorale. Ma lui per primo sa che i tram vanno e vengono, e non è detto che la sua stessa Lega non gli presenti il conto di una politica di alleanze, condivisa solo finché è remunerativa. Per tutte queste ragioni, Salvini manderà avanti questo governo, sperando che altri gli tolgano le castagne dal fuoco. Ma il parlamento è pieno di onorevoli che le castagne vorranno guardarle rosolare per altri quattro anni.

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