Tav Sì Manifestazione Torino Oggi
Politica
12 Gennaio Gen 2019 1214 12 gennaio 2019

La manifestazione dei Sì Tav a Torino

Gli organizzatori: «Siamo 30 mila». In piazza anche la Lega. Di Maio prova a gettare acqua sul fuoco: «Non mi scandalizzo». E da Cagliari apre al referendum sulla grande opera.

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A due mesi dalla prima manifestazione Sì Tav, Torino è tornata in piazza il 12 gennaio per un flash mob a favore del collegamento ferroviario veloce con Lione. Mobilitate ancora una volta, secondo gli organizzatori, almeno 30 mila persone. Senza bandiere di partito, come hanno chiesto le sette "madamin" promotrici dell'iniziativa, e con poche fasce tricolori. Ma con un centinaio sindaci e due governatori, quello del Piemonte Sergio Chiamparino e quello della Liguria Giovanni Toti. Con il candidato alla segreteria del Pd Maurizio Martina, autorevoli esponenti di Forza Italia e Fratelli d'Italia, e anche con la presenza della Lega, rappresentata dal suo capogruppo alla Camera Riccardo Molinari che ha chiarito: «La manifestazione non è contro il governo, sono convinto che alla fine si troverà una sintesi».

TUTTI SI APPELLANO AL CONTRATTO DI GOVERNO

«Non mi scandalizzo», ha commentato il leader pentastellato Luigi Di Maio, «per il fatto che si vada in piazza a dire che si era per il sì alla Tav. Diciamo che abbiamo fatto la campagna contro le trivelle, insieme per il referendum, sia noi sia la Lega in tempi non sospetti. Semplicemente queste sono due forze politiche che hanno convinzioni diverse, per questo quando abbiamo iniziato il percorso di governo abbiamo chiesto un contratto, perché io sapevo che ci saremmo ritrovati in queste situazioni». Poco prima però, in piazza, il leghista Molinari aveva spiegato: «Il contratto serve a mitigare posizioni differenti, a trovare un compromesso. Come si è trovato un compromesso su altri temi, credo che alla fine lo troveremo anche sulla Tav, come su Terzo Valico, Pedemontana e Tap». E il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha detto che «se sulla Tav non c'è un accordo politico la parola passa agli italiani, ho ben chiaro in testa che voterei a favore dello sviluppo e della crescita».

DI MAIO APRE AL REFERENUDM

In serata è arrivata l'apertura al referendum (consultivo) da parte dello stesso Di Maio: «Se i cittadini chiederanno il referendum sulla Tav ben venga, ma la posizione del M5s è chiara. Il contratto di governo dice che l'opera va ridiscussa». Il vicepremier lo ha detto a Cagliari, ultima tappa del suo tour elettorale in Sardegna, confermando che la decisione finale sulla grande opera sarà presa prima delle elezioni europee, in programma a maggio 2019: «Penso che non si debbano spendere miliardi per opere che non stanno in piedi economicamente, ma si debbano spendere per i trasporti pubblici locali e per fare opere che servono, come l'alta velocità in zone che non ce l'hanno». Sempre da Cagliari, Di Maio ha annunciato che «la settimana prossima il ministro Fraccaro porterà in parlamento la riforma che taglia 345 parlamentari della Repubblica. Prima dell'estate questa legge e quella sul referendum propositivo saranno approvate, così riduciamo di un terzo i parlamentari e creiamo uno strumento per approvare le leggi senza più dipendere dai politici».

L'AVVERTIMENTO DI TONINELLI

Insomma: se la Lega si riscopre di lotta e di governo, e se Di Maio prova a non entrare in rotta di collisione con il partner di governo, non fa altrettanto Alessandro Di Battista. Che preferisce chiudere l'argomento con un lapidario: «La Tav non si deve fare e non si farà». E in serata il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli avverte: «Noi, come governo, dobbiamo stare attenti ai numeri perché quell'opera dovrebbero pagarla in 60 milioni, Lampedusa compresa. Sono benvenute tutte le manifestazioni civili e democratiche, il governo ha però il dovere di usare al meglio i soldi di tutti gli italiani».

ALLE PORTE CI SONO LE ELEZIONI REGIONALI

Il tema, è evidente, divide gli alleati. Isola il M5s e salda invece un fronte che va dal Pd a Forza Italia, Lega e Fdi. Prima della messa in forse dell'opera, la Torino-Lione era un argomento da addetti ai lavori che non scaldava troppo gli animi dei cittadini, almeno di quelli a favore. Oggi le cose stanno cambiando e, con le elezioni regionali alle porte (nel 2019 si vota in Emilia-Romagna, Piemonte, Sardegna, Abruzzo e Calabria), le forze di centrosinistra e di centrodestra sono arrivate a trovarsi in piazza insieme pur di far sapere chiaramente alla «maggioranza silenziosa che vuole l'opera» da quale parte sono schierate. Per il Pd Chiamparino, grande sostenitore della Torino-Lione, «la massiccia partecipazione alla manifestazione conferma come sia forte nella società la convinzione che ci sia bisogno della Tav: ora tocca al governo decidere, la Lega che ha partecipato al flash mob con illustri esponenti ed è forza centrale di governo si assuma la responsabilità». E Martina ha rincarato la dose: «Non funziona stare in piazza mezz'ora e poi andare al governo e bloccare l'opera. Se si è qui ora per il sì, allora poi si è anche per il sì lunedì a Palazzo Chigi». Per l'azzurro Toti, invece, «oggi la Lega dà un segnale e Matteo Salvini ha messo le cose in chiaro: non è ipocrita che il Carroccio manifesti a Torino, la modernizzazione del Paese è nel dna del centrodestra».

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