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Scontro totale governo-Vaticano su migranti, Ires e populismi

Una frattura così profonda fra episcopato ed esecutivo ha pochi precedenti nella storia italiana. La Santa sede conta solo sul Quirinale. E spera in Conte. Intanto con M5s e Lega è sempre più gelo.

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È scontro totale tra governo e Chiesa, e per quanto il vicepremier Matteo Salvini insista a dire che molti fedeli la pensano come la Lega, una frattura così profonda fra episcopato e esecutivo ha pochi precedenti. L’appello del cardinale Angelo Bagnasco all’obiezione di coscienza dei sindaci sul decreto sicurezza, ha segnato in questo senso un punto di svolta. L’arcivescovo di Genova infatti, ex presidente della Cei, è stato a lungo considerato uno dei porporati meno in sintonia con papa Francesco; anche un altro arcivescovo dell’epoca Ruini, monsignor Cesare Nosiglia, a capo della diocesi di Torino, è uscito allo scoperto offrendo la disponibilità della chiesa torinese ad accogliere i 49 migranti che si trovavano a vagare nel Mediterraneo a bordo della nave Sea-Watch di una ong tedesca, ora sbarcati Malta.

La questione del rispetto dei diritti umani è diventata insomma dirimente, ha ricompattato il fronte ecclesiastico che ha visto nel governo gialloverde un pericolo reale per la tenuta democratica e civile del Paese. Non si dimentichi poi, che già in occasione della crisi verificatasi l’estate scorsa con la nave guardia costiera italiana Diciotti, era stata la Chiesa con le sue strutture a dare ospitalità alle decine di migranti e profughi che infine sbarcarono nel porto di Catania. Ora è toccato ai valdesi, ma la musica non cambia. Intanto lunedì 14 gennaio è prevista la riunione d’inizio anno del Consiglio episcopale permanente, il vertice della Cei, occasione in cui il presidente dei vescovi, l’arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti, con toni pacati, farà sentire la voce della Chiesa sullo stato del Paese.

IL RADDOPIO DELL'IRES CASUS BELLI

La rottura, però, si era consumata anche su un altro fronte, quello dell’Ires, cioè l’imposta sul reddito delle società. La manovra economica, approvata in extremis dal Parlamento a ridosso della fine dell’anno, includeva fra le varei misure anche il raddoppio dell’ires – dal 12 al 24% - per gli enti che svolgono attività assistenziali, solidaristiche, educative senza scopo di lucro. Vi rientrano scuole e ospedali, le misericordie cittadine, le associazioni che sostengono le fasce più disagiate e povere della popolazione, l’accoglienza ai profughi, o che operano nel vasto campo dell’impresa sociale, della tutela dell’ambiente, della cultura. E’ un mondo vasto, di cui fanno parte realtà laiche e cattoliche, non tutte, evidentemente, perfettamente corrispondenti ai requisiti del no-profit e tuttavia il mondo cattolico che svolge attività caritative e sociali è stato certamente colpito e affondato dalla nuova normativa. E’ il famoso ‘terzo settore’ che, secondo i dati più recenti diffusi dall’Istat, coinvolge più di 343mila enti e organizzazioni, impiega 800mila persone e muove più di 5 milioni di volontari.

IL MONDO NO PROFIT IN RIVOLTA

Il mondo del no profit di è dunque rivoltato contro il governo provocando la prima vera spaccatura fra maggioranza Lega-M5s e un pezzo articolato e sensibile di società italiana. Tanto che il vicepremier Luigi Di Maio è corso ai ripari promettendo la revisione della norma, convocando a un tavolo il Terzo settore, cercando insomma di metterci una toppa. Ma la frittata in buona misura era ormai fatta. Anche perché il sospetto che il raddoppio dell’Ires fosse una sorta di vendetta politica contro quell’arcipelago sociale che fronteggiava le politiche migratorie del ministro dell’Interno ha serpeggiato nella Cei come fra le tante organizzazioni che si sono sentite sotto tiro. Alla fine il premier Giuseppe Conte ha incontrato i rappresentanti del Terzo Settore e si è impegnato a riportare l’imposta al 12%; sono state trovate le coperture del caso – perché nel triennio 2019-2021 dall’aumento dell’Ires al terzo settore il governo contava di guadagnare 400 milioni – e ora si attende però il decreto che dovrà trasformare le parole in fatti, per questo la guardia delle associazioni resta alta.

La speranza, in ambienti ecclesiastici, è che il premier Conte possa, almeno in parte, diventare un interlocutore credibile rispetto a Di Maio e Salvini

Va da sé che la reazione dello stesso presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, è stata durissima quando si è appreso del raddoppio dell’Ires per gli enti no profit cattolici e laici; né va sottovalutato lo stigma impresso dal presidente Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno, che ha definito il provvedimento «la tassa sulla bontà», accreditando in tal modo, implicitamente, una lettura politica e non solo economica della scelta di un esecutivo ossessionato dalla categoria un po’ surreale dei ‘buonisti’. D’altro canto l‘intesa fra Vaticano e Quirinale è sempre stata forte, tanto più con il cattolico Mattarella. Probabilmente, l’accordo raggiunto è destinato a segnare quanto meno una tregua nel confronto fra mondo cattolico e esecutivo; la speranza, in ambienti ecclesiastici, è che il premier Conte possa, almeno in parte, diventare un interlocutore credibile rispetto ai due vicepremier. Nel frattempo tuttavia, il fuoco della polemica sui temi caldi, a cominciare dai migranti, resta alto: su questo fronte troviamo infatti anche il quotidiano dei vescovi Avvenire, impegnato in una battaglia anche culturale in favore dell’accoglienza e della solidarietà, mentre Famiglia cristiana ha titolato contro il leader leghista Vade retro Salvini.

QUEI «DECRETI DISUMANI» EVOCATI DALL'ARCIVESCOVO LOREFICE

In questo quadro si è allargato un fronte che, a livello istituzionale, ha visto muoversi per primo il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il quale ha dichiarato non applicabile il decreto sicurezza in diversi suoi aspetti; a fare da sponda al primo cittadino del capoluogo siciliano è stato l’arcivescovo della città, Corrado Lorefice, nomina bergogliana doc; per Natale Lorefice ha messo nero su bianco una preghiera da leggere in tutte le chiese nella quale fra l’altro si affermava: «Che non ci accada di rimanere in silenzio dinnanzi ai 'disumani' decreti - tanto meno ad approvarli - che aggravano la sofferenza di quanti sono già vessati dalla povertà e dalla guerra, vere cause del fenomeno migratorio che l'idolatria del capitale e lo strapotere dei manager mondiali della finanza continua a generare dalle regioni e dai continenti periferici della terra».

DALL'OSSERVATORE ROMANO CRITICHE PIÙ MISURATE

Più misurato nei toni - però anche più preciso - l’Osservatore romano, che ha intervistato il sindaco di Comerio, provincia di Varese, Silvio Aimetti, vicino al primo cittadino di Bergamo Giorgio Gori, centrosinistra, un’eccezione in una zona a forte trazione leghista. Aimetti ha lanciato una «Rete civica degli amministratori per l’accoglienza e la lotta alla povertà della provincia di Varese» capace di promuovere accoglienza diffusa fra tanti comuni di piccoli gruppi di migranti (6-7 per gruppo), favorendo al contempo attività di integrazione attraverso la nascita di cooperative; un sistema che ha visto il coinvolgimento di scuole, parrocchie e imprese e ha dato lavoro sia agli italiani che ai nuovi arrivati. Sul decreto Salvini, il sindaco di Comerio – dalle pagine del giornale del papa – ha detto: «Io spero che sia dichiarato incostituzionale. Ma, ripeto, per una questione anche di nostra convenienza, degli italiani. Non permettere più agli Sprar di accogliere chi è in attesa di ottenere protezione significa costringere queste persone alla clandestinità e, in quel caso sì, alla criminalità. Mentre invece, per esempio in provincia di Varese, su 2000 richiedenti asilo ci sono zero reati contro il patrimonio o contro la persona».

LA CULTURA FONDAMENTALISTA DEI POPULISTI

Un’analisi politica della fase che stiamo vivendo è invece comparsa sulle pagine della Civiltà cattolica, rivista dei gesuiti che riceve per ogni numero anche il placet della segreteria di Stato vaticana. Nell’ultimo numero, il direttore, padre Antonio Spadaro, prova a tracciare una sorta di vocabolario politico per interpretare e battere l’ondata populista-nazionalista. «Instillare la paura del caos», ha scritto Spadaro, «è divenuta una strategia per il successo politico: si innalzano i toni della conflittualità, si esagera il disordine, si agitano gli animi della gente con la proiezione di scenari inquietanti». «Questa retorica», ha proseguito il direttore della Civiltà cattolica, «evoca forze potenti, ma forse non ancora emerse dal profondo della società e dell’opinione pubblica». In tal senso, è la conclusione, «la riflessione politica sarà irrilevante se non entra in contatto con le paure dei nostri contemporanei che sono attratti dalla cultura fondamentalista».

13 Gennaio Gen 2019 1800 13 gennaio 2019
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