Roberto Sambuco Tim

Chi è Roberto Sambuco, l'uomo chiave della battaglia per Tim

Il partner della Vitale & Associati è stato il regista della scalata di Elliott. Ma è anche molto vicino all'attuale ad Gubitosi. Gli scenari, in vista dell'assemblea del 29 marzo, sulla partita della rete.

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Per sapere dove andrà Tim, dicono i maliziosi, conviene chiedere a Roberto Sambuco, partner della Vitale & Associati. Non molto conosciuto dal grande pubblico, molto di più tra gli addetti ai lavori, Sambuco è il nome da tenere in mente di qui al 29 marzo 2019, quando l'assemblea di Telecom potrebbe decretare l'ennesimo ribaltone della società italiana delle telecomunicazioni, oppure confermare la leadership del fondo Elliott, che possiede l'8,8% delle azioni ma è riuscita a imporsi nell'assemblea di maggio 2018 piazzando 10 consiglieri, contro i cinque indicati dal primo azionista Vivendi, che ha poco meno del 24%.

SAMBUCO ALLO SVILUPPO CON BERLUSCONI, MONTI E LETTA

Una carriera iniziata come assistente parlamentare di Marco Taradash agli albori dellla Seconda Repubblica e continuata nell'ambito delle telecomunicazioni tra pubblico e privato (Agcom, manager in Wind), Sambuco è stato capo dipartimento per le Comunicazioni del ministero delllo Sviluppo economico dal 2009 al 2015, passando quindi indenne attraverso il governo Berlusconi, poi Monti, quindi Letta, per cui ha curato il piano per la banda larga. Vanta solidi legami, tra gli altri, con Antonio Catricalà e Franco Bassanini. Adesso il manager si trova nella classica posizione che, a seconda di dove la si guardi, è molto scomoda, oppure assolutamente strategica.

È VICINO ALL'AMMINISTRATORE DELEGATO GUBITOSI

Regista della scalata di Elliott a Telecom, è anche vicino a Luigi Gubitosi, di cui si dice abbia propiziato la nomina ad amministratore delegato (ma lui smentisce). Cosa farà adesso che l'amministratore delegato, dopo aver raccolto il gradimento di Elliott, pare giocare una partita tutta sua, tanto che il suo nome non compare tra quelli che i francesi di Vivendi vogliono fuori dal consiglio d'amministrazione?

Luigi Gubitosi.
ANSA

ANCORA UNA VOLTA IL NODO È LO SCORPORO DELLA RETE

Tutto ruota, ancora una volta, sullo scorporo della rete, da sempre il grande obiettivo a cui punta il fondo Elliott in Telecom. Per motivi che sono ben comprensibili: un fondo, per sua natura, deve capitalizzare l'investimento, creare valore. E nell'immediato è chiaro che la cessione della rete porterebbe ossigeno a una società fortemente indebitata, anche se il rischio è pagare il conto sul lungo periodo, perdendo un asset strategico. Lungo questa traiettoria, Elliott aveva incassato, se non un appoggio esplicito, sicuramente una implicita benevolenza da parte del governo che puntava a una società unica (e pubblica) della rete. Tanto per ricordare due date: l'11 novembre del 2018, durante un'intervista televisiva, il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio spiegava che il governo voleva creare le condizioni per dare vita a un player unico per la banda larga, cioè la fusione tra Tim e OpenFiber. Due giorni dopo, con un blitz, il cda di Telecom, a trazione Elliott, licenziò l'amministratore delegato Amos Genish, "superstite" della gestione Vivendi e grande frenatore delle ipotesi di cessione della rete (scorporo sì, ma non vendita, era la linea ufficiale del manager israeliano).

Amos Genish.
Ansa

SAMBUCO E LA DOPPIA PARTITA ELLIOTT-OPENFIBER

In tutto questo cosa c'entra Sambuco? Sambuco è l'uomo che, con Vitale & Associati, «ha curato l’ideazione e realizzazione della campagna attivista del fondo Elliot su Tim». E questo non è un segreto, c'è scritto anche nel suo curriculum pubblicato su Linkedin. Pochi però ricordano che, sempre con lo studio Vitale, ha curato anche l'altra operazione essenziale perché il progetto della grande rete unica fosse possibile, ossia l'acquisto da parte di OpenFiber (joint tra Enel e Cassa depositi e prestiti antitetica a Telecom fortemente voluta dall'allora premier Matteo Renzi proprio in chiave anti-francese e anti-Vivendi) di Metroweb, acquisizione messa a punto tra la fine del 2016 e l'inizio del 2017. Sambuco, insomma, si era trovato al centro di entrambe le operazioni strategiche per il cambio di scenario sulla banda larga, contando anche su un ottimo rapporto con l'allora numero uno della Cdp, Franco Bassanini. A tal proposito va ricordato che anche il primo amministratore delegato di OpenFiber, Tommaso Pompei, è una buona conoscenza di Sambuco, che è stato manager in Wind negli stessi anni in cui Pompei era ad.

GUBITOSI IN EQUILIBRIO SULLA RETE

È passato da Wind, incrociandosi per un breve periodo con Sambuco con cui conserva ottimi rapporti, anche Gubitosi che tra i candidati alla successione a Genish è quello che più di altri ha tentato di stabilire ponti con i francesi di Vivendi. Forse questo spiega in parte come mai i transalpini, chiedendo la sostituzione di cinque consiglieri, abbiano evitato di mettere in discussione anche Gubitosi, mentre non hanno risparmiato strali nei confronti di altri consiglieri - come Alfredo Altavilla - e del presidente Fulvio Conti per aver "tramato" contro Vivendi e a favore di Elliott in occasione del defenestramento del precedente amministratore delegato. Una delle prime ipotesi è che Vivendi non faccia altro che riproporre, a parti invertite, lo schema già adottato da Elliott che prima ha conquistato la maggioranza del cda, e solo dopo ha fatto fuori l'amministratore delegato. Un'altra ipotesi è che Gubitosi non sia poi ancora così convinto della bontà di una cessione della rete tout-court, e che su questa strada possa incontrare la benevolenza di Vivendi. Il governo, da parte sua, in questo momento tace e non è poi così chiaro se la società pubblica della banda larga sia una priorità. La partita della rete, insomma, non è ancora finita.

15 Gennaio Gen 2019 1553 15 gennaio 2019
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