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Theresa May Votazione Brexit Sfiducia

Cosa succede sulla Brexit nel giorno del voto di sfiducia a May

La premier Tory ottiene la fiducia del parlamento con 325 voti favorevoli e 306 contrari. L'Ue a Londra: «L'accordo non si rinegozia». Il leader dell'opposizione Corbyn: «Chiunque altro si sarebbe dimesso». La diretta della giornata.

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La premier Theresa May ha ottenuto la fiducia del parlamento con 325 sì e 306 no. Il governo mantiene così la maggioranza per 19 voti, nonostante la sconfitta pesante del 15 gennaio sull'accordo sulla Brexit. L'Unione europea attende sviluppi temendo una "hard Brexit", cioè l'uscita del Paese dall'Ue senza un'intesa con Bruxelles, mentre a causa dell'incertezza politica la Borsa di Londra è stata la peggiore del Vecchio Continente.

GOVERNO DEBOLE PER LA BREXIT

Il voto lascia in sella un governo che sul dossier cruciale della Brexit ha dimostrato non solo di non avere una maggioranza, ma di averla persa con 230 voti di scarto: un record. I tempi per chiudere l'accordo restano brevissimi, tenuto conto che le sedute lavorative a disposizione del parlamento di Westminster - escluso il 16 gennaio ed esclusi i 10 giorni tradizionali di pausa invernale di febbraio - sono ormai solo 46 da qui al 29 marzo, giorno dell'addio definitivo del Regno Unito dall'Unione.

LA DIRETTA SU BREXIT E VOTO DI SFIDUCIA A MAY

21.05 - DIRETTA TERMINATA

20.25 - MAY: «INCONTRERÒ L'OPPOSIZIONE»

Theresa May è pronta a incontrare tutti i leader dell'opposizione a partire da stasera per cercare di trovare una linea comune con l'obiettivo di «attuare la Brexit». Lo ha detto la stessa premier Tory ai Comuni dopo aver superato la mozione di sfiducia in Parlamento. May ha aperto quindi anche a un incontro faccia a faccia con Jeremy Corbyn, finora negato. Il parlamento - ha detto la premier - «ha confermato la fiducia nel governo», ora bisogna attuare la Brexit perché «il Paese continui ad aver fiducia nel parlamento».

20.19 - MAY OTTIENE LA FIDUCIA

La Camera dei Comuni ha respinto la mozione di sfiducia con 325 voti contro 306. Il governo mantiene così la maggioranza per 19 voti, nonostante la sconfitta pesante di ieri sull'accordo sulla Brexit. La premier Theresa May resta così alla guida dell'esecutivo dopo aver già assicurato che non intende dimettersi.

19.14 - «UNA HARD BREXIT SAREBBE UN DISASTRO»

«Una hard Brexit sarebbe un disastro ma difficilmente si verificherà». Lo afferma Jamie Dimon, l'amministratore delegato di JPMorgan, sottolineando che lo shutdown americano è una ''ferita auto-inflitta'': serve un compromesso, dice l'ad della banca di investimento.

17.34 - GRILLO: «I REFERENDUM NON POSSONO ESSERE RIBALTATI»

Anche Beppe Grillo ha commentato la situazione britannica su Sky News Uk e ha invitato a restare fedeli al voto del 2016: «Non è solo un voto, è un momento di transizione. Un cambiamento su come vediamo la democrazia. C'è stato sempre detto che le cose devono andare in un certo modo, ma secondo me questo sta cambiando, non solo in Inghilterra, tutto il mondo si sta scuotendo. Se un Paese fa un referendum e la decisione è ribaltata, come può un referendum essere la base della democrazia?», «Non siate ciechi», ha detto Grillo, di fronte alle opportunità di andare «oltre l'Unione Europea: non fate un secondo referendum. Come fai a fare un secondo referendum? Allora fai un terzo, un quarto referendum, senza fine. Il secondo porterà sempre discussioni per un terzo e poi per un quarto. Continuerai a saltare e a passare da uno dei due lati e qualcuno si sentirà sempre non contento», ha affermato il comico che ha continuato: «e se hai un referendum che abolisce quello precedente allora questa è la morte della democrazia».

16.30 - PARIGI VERSO APPROVAZIONE DEL PROGETTO DI LEGGE PER LA BREXIT

Entro fine settimana il Parlamento francese è chiamato ad adottare un progetto di legge affinché la Francia sia pronta ad affrontare ogni possibile scenario, no deal incluso, anche se Parigi vorrebbe evitarlo. Il testo di legge, su cui deputati e senatori si sono accordati in modo preventivo a fine 2018, abilita l'esecutivo a decidere per ordinanza le misure da intraprendere. «Noi europei, e noi francesi in particolare, ci prepariamo ad una assenza di accordo sulla Brexit», ha detto questa mattina ai microfoni di France Inter la ministra per gli Affari europei, Nathalie Loiseau. «Quando si passano 17 mesi con questo tira e molla», ha aggiunto, «bisogna dire che in qualche modo è esagerato, in Europa ci sono altre cose di cui occuparsi, non soltanto questo divorzio. Se c'è un modo di dividersi ordinato, che consente alla Gran Bretagna di rimanere in futuro vicina all'Unione europea, questo è l'accordo previsto. Le opzioni sono o niente accordo o niente Brexit».

16.25 - PRESENTATA L'OPZIONE PER IL REFERENDUM BIS

Il fronte favorevole a un secondo referendum sulla Brexit in Gran Bretagna fa la prima mossa in Parlamento. La firma è quella di Dominic Grieve, ex ministro e capofila del drappello di dissidenti Tory filo-Ue che ha presentato oggi alla Camera dei Comuni una doppia proposta di legge necessaria a definire il quadro normativo. L'iter inizierà lunedì, lo stesso giorno in cui la premier Theresa May - se non sarà sfiduciata stasera - dovrà tornare in aula per presentare nuove idee dopo la bocciatura del 15 gennaio del suo accordo sul divorzio dall'Ue. È tuttavia inverosimile che il progetto possa andare in porto senza il sostegno del governo. Intanto 71 deputati laburisti hanno a loro volta firmato un appello per un referendum bis, portando a 100 (su oltre 260) il totale dei favorevoli dichiarati nel loro gruppo. Un numero al momento insufficiente e che rischia di rimanere tale anche se raddoppiasse, e avesse l'appoggio ufficiale di Jeremy Corbyn, data la quota limitata di conservatori moderati come Grieve disposti a fare per ora sponda: almeno pubblicamente.

16.15 - LA FRANCIA ACCELERA SUL NO DEAL

La Francia intende accelerare i preparativi in caso di un no deal sulla Brexit, dopo che il Parlamento britannico ha respinto l'intesa raggiunta tra Bruxelles e la premier britannica Theresa May. Il primo ministro francese, Edouard Philippe, riunirà domani mattina «i principali ministri coinvolti per fare il punto sui preparativi e accelerarli», ha spiegato in una nota l'Eliseo, riferendosi ad un incontro già previsto da tempo. Per Parigi, i rischi di un 'no deal' «sono aumentati da ieri». Un tale scenario, ha proseguito la presidenza «sarebbe molto negativo per il Regno Unito» e sarebbe «negativo per l'Europa, e per la Francia, che è la porta d'ingresso" di buona parte dei flussi commerciali in provenienza dalla Gran Bretagna».

15.22 - MAY: «USCITA DALL'UE NON PUÒ ESSERE MESSA IN DISCUSSIONE»

Theresa May, nel suo lungo intervento punteggiato di interruzioni e risposte, ha difeso il bilancio delle politiche Tory di questi anni, rivendicando i dati sull'occupazione, sulla crescita del Pil, sul calo del deficit e in generale la ripresa dell'economia rispetto all'eredità lasciata nel 2010 dal governo laburista di Gordon Brown sull'onda della crisi globale del 2008. Pur riconoscendo la necessità di risposte ulteriori sul fronte sociale. Sulla questione della Brexit, tuttavia, è parsa quasi sorvolare sul risultato disastroso per lei del voto di ieri, non facendo alcuna concessione sostanziale rispetto alla sua linea, ribadendo che l'uscita dall'Ue non può essere messa in discussione e rifiutando qualsiasi apertura anche sulla proposta laburista di un accordo con l'Ue che lasci la Gran Bretagna nell'unione doganale: proposta riecheggiata da un veterano Tory, Kenneth Clarke, rimasto peraltro oggi l'unica voce critica della premier all'intero del suo gruppo. May ha puntato piuttosto sulla polemica con Corbyn, per allontanare lo spettro della sfiducia: accusando il leader laburista di non avere una linea chiara né «una proposta alternativa» sulla Brexit e poi prendendolo di mira su altri temi - dalla questione dell'antisemitismo, al pacifismo, ai rapporti con la Nato o a quelli con la Russia - come una minaccia per la sicurezza nazionale del Paese.

14.44 - MAY: «LE ELEZIONI SAREBBERO LA PEGGIORE SOLUZIONE»

Theresa May ha chiesto ai Comuni di respingere la mozione di sfiducia presentata contro il governo dall'opposizione laburista, additando le elezioni anticipate dopo la bocciatura ieri del suo accordo sulla Brexit come «la peggiore strada possibile». «Le elezioni», ha detto la premier Tory replicando a Jeremy Corbyn, «non sono nell'interesse nazionale: porterebbero divisione mentre il Paese ha bisogno di unità, incertezza quando servono certezze e un ulteriore rinvio mentre il popolo britannico vuole guardare avanti».

14.37 - «QUESTO GOVERNO NON RAPPRESENTA NÉ IL LEAVE NÉ IL REMAIN»

Corbyn ha accusato May di aver «perso tempo» per due anni, rifiutandosi di ascoltare i parlamentari», per arrivare a presentare alla fine alla Camera dei Comuni «un accordo Frankenstein» sulla Brexit. E di aver continuato a perdere tempo anche quando ormai era chiaro che non aveva una maggioranza, rinviando il voto previsto per dicembre sulla base della «falsa promessa» di poter ottenere dall'Ue garanzie legali sul backstop, il meccanismo di salvaguardia del confine aperto in Irlanda imposto da Bruxelles. «Questo governo non rappresenta né coloro che hanno votato Leave, né coloro che hanno votato Remain» al referendum del 2016 e non risponde ai loro bisogni, ha insistito il leader del Labour, denunciando anche gli effetti della politica economica Tory, i tagli al welfare e l'aumento della povertà. Quanto alla Brexit ha ribadito poi il suo rifiuto di qualunque ipotesi di no deal, contestando a May di rimanere invece ambigua su questo punto. Il suo intervento è stato peraltro rimbeccato anche da esponenti Tory ribellatisi alla linea della premier.

14.33 - MERKEL CONFERMA: «NIENTE RINEGOZIAZIONE»

Angela Merkel è contraria a rinegoziare l'accordo sulla Brexit, bocciato ieri dal parlamento britannico. Lo scrive la Dpa, citando fonti che hanno riferito la posizione espressa dalla cancelliera, nel corso di una seduta della Commissione Esteri del Bundestag. La Gran Bretagna deve adesso trovare una possibile soluzione da sola, e non si dovrebbe esercitare alcuna pressione dall'esterno, secondo la cancelliera. Merkel, inoltre, non vuole partecipare a speculazioni sull'argomento.

Theresa May e Angela Merkel.
ANSA

14.19 - CORBYN PRESENTA LA SFIDUCIA: VIA AL DIBATTITO

«Il voto di ieri sulla Brexit dimostra che il governo Tory di Theresa May non ha una maggioranza sulla questione più vitale che è di fronte» al Regno Unito e non è in grado di controllare la Camera dei Comuni. Lo ha sottolineato il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, formalizzando la mozione di sfiducia e aprendo il dibattito. «Il governo ha fallito, restituisca la parola al Paese», ha detto Corbyn, sollecitando l'approvazione della mozione e la strada di elezioni anticipate.

13.30 - CONFINDUSTRIA: «BREXIT OPPORTUNITÀ, MA L'ITALIA NON È PRONTA»

Secondo il Centro studi di Confindustria la Brexit «può pesare sull'export italiano» visto che «in ballo ci sono circa 23 miliardi», ma può «generare anche opportunità» per l'Italia con più investimenti diretti esteri per 26 miliardi: «Un aumento del valore aggiunto pari a 5,9 miliardi annui, lo 0,4% del Pil». Occasioni che però «trovano però l'Italia impreparata a coglierle» per ragioni strutturali o istituzionali come «una maggioranza di governo che a tratti non ha esitato a porsi in modo antagonista rispetto alla Commissione Ue», soprattutto sulla manovra.

13.23 - CORBYN: «OGNI ALTRO PREMIER SI SAREBBE DIMESSO»

«Qualsiasi altro primo ministro» britannico si sarebbe già dimesso di fronte «all'entità della disfatta» subita dal governo Tory sulla Brexit. Così il leader laburista Jeremy Corbyn polemizzando con Theresa May nel Question time che precede ai Comuni il dibattito sulla sfiducia. May ha risposto accusando Corbyn di non avere una posizione chiara sulla Brexit, né una proposta alternativa e che un suo governo sarebbe un male per il Paese. Poi, ribadendo di non volersi dimettere, ha concluso: «Noi non lo permetteremo».

Jeremy Corbyn.

13.18 - MAY: «CHIEDO LA FIDUCIA PER ATTUARE LA BREXIT»

Theresa May spera di vedersi confermata la fiducia nella serata del 16 gennaio dai Comuni per «attuare la Brexit» nel rispetto della volontà popolare espressa del referendum del 2016: lo ha detto lei stessa nel botta e risposta con il leader laburista Jeremy Corbyn nel Question time del mercoledì. Corbyn ha replicato accusando la premier Tory di essere «incapace di accettare la realtà della sconfitta» subita e di rispondere alla richiesta del Labour di escludere un no deal e discutere di un accordo con l'Ue che mantenga Londra nell'unione doganale.

12.35 - L'UE A LONDRA: «L'ACCORDO NON SI RINEGOZIA»

«L'accordo sulla Brexit non può essere rinegoziato. Ora sta al Regno Unito dire cosa vuole fare. Aspettiamo di sapere da loro quali sono i prossimi passi». Lo ha detto Margaritis Schinas, portavoce della Commissione europea. Ma se Schinas avverte che i 27 non sono disposti a rinegoziare l'intesa, lascia però intendere che c'è qualche margine per ritoccare la dichiarazione politica congiunta sulla partnership futura, sempre che Londra modifichi i suoi paletti. Ma occorre che Londra chiarisca cosa vuole fare.

9.38 - FARAGE: «SE CI FOSSE UN NUOVO REFERENDUM LO VINCEREMMO»

«Se dovessimo votare per un secondo referendum sulla Brexit potreste avere una grossa sorpresa, certo i britannici possono essere molto rilassati, molto cool, ma se vi spingete troppo oltre il leone ruggirà e se ci sarà un secondo referendum noi vinceremo con una maggioranza ancora più forte». Così l'eurodeputato britannico euroscettico Nigel Farage nel suo intervento alla Plenaria a Strasburgo.

Nigel Farage.
ANSA

8.13 - TAJANI: «NON CREDO CHE L'ACCORDO POSSA CAMBIARE»

«Non credo che ci sia molto da cambiare. Al Regno Unito era stato concesso tutto ciò che chiedeva quando era parte integrante dell'Unione europea. È stato concesso tutto ciò che potevamo concedere senza ledere gli interessi dei cittadini europei: non credo che si possa aggiungere altro». Lo ha detto a Radio Anch'io il presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani riferendosi all'eventualità che la premier britannica Theresa May torni a Bruxelles per rinegoziare l'accordo sulla Brexit bocciato.

16 Gennaio Gen 2019 1410 16 gennaio 2019
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