Carlo Calenda Manifesto Elezioni Europee

Carlo Calenda ha lanciato un manifesto per le elezioni europee

L'obiettivo è creare una lista unica delle «forze civiche e politiche europeiste» in vista del voto di maggio. Le adesioni di Martina, Zingaretti, Sala, De Vincenti, Bombassei, Merloni.

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L'ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha lanciato un manifesto per la costituzione di una lista unica delle «forze civiche e politiche europeiste» alle prossime elezioni europee, in programma a maggio del 2019. Il manifesto, ha spiegato Calenda, è promosso da «100 esponenti della politica locale e della società civile. Ora si tratta di aderire e far aderire. Partiamo. L'Italia e l'Europa sono più forti di chi le vuole deboli». Per ora ci sono le firme di «presidenti di regione, sindaci, personalità della società civile (medici, scienziati, imprenditori, operai, mondo dell'associazionismo)». Calenda, dopo aver fatto il ministro nei governi Renzi e Gentiloni, all'indomani delle elezioni politiche del 4 marzo che hanno portato al governo il M5s e la Lega si è iscritto al Partito democratico. E proprio dal Pd ha incassato un'adesione di peso, quella del candidato alla segretaria Maurizio Martina: «Ci sono! Aderisco a #siamoeuropei. E alle primarie Pd del 3 marzo lanciamo i volontari per la nuova Europa #fiancoafianco».

Bene ci siamo. Su siamoeuropei.it trovate il Manifesto per la costituzione del fronte lanciato insieme a 100 esponenti...

Geplaatst door Carlo Calenda op Vrijdag 18 januari 2019

Nel manifesto l'Unione europea viene definita «un grande conseguimento della storia, ma come ogni costruzione umana è reversibile se non si è pronti a combattere per difenderla e farla progredire. I cittadini europei sono oggi chiamati a questo compito». Il manifesto prosegue così:

L’Europa è infatti investita in pieno da una crisi profonda dell’intero Occidente. La velocità del cambiamento innescato dalla globalizzazione e dall’innovazione tecnologica, e parallelamente gli scarsi investimenti in capitale umano e sociale – che avrebbero dovuto ricomporre le lacerazioni tra progresso e società, tra tecnica e uomo – hanno determinato l’aumento delle diseguaglianze e l’impoverimento relativo della classe media. Ciò ha scosso profondamente la fiducia dei cittadini nel futuro. L’incapacità di gestire i flussi migratori provenienti dalle aree di prossimità colpite da guerre e sottosviluppo ha messo in crisi l’idea di società aperta. La convergenza tra queste turbolente correnti della storia ha minato la fiducia di una parte dei cittadini nelle istituzioni e nei valori delle democrazie liberali.

Per la prima volta dal dopoguerra esiste il rischio concreto di un’involuzione democratica nel cuore dell’Occidente. La battaglia per la democrazia è iniziata, si giocherà in Europa, e gli esiti non sono affatto scontati.

L’obiettivo non è conservare l’Europa che c’è, ma rifondarla per riaffermare i valori dell’umanesimo democratico in un mondo profondamente diverso rispetto a quello che abbiamo vissuto negli ultimi trent’anni.

Un mondo che affronta tre sfide cruciali: il radicale cambiamento del lavoro, e dunque dei rapporti economici e sociali, a causa di un’ulteriore accelerazione dell’innovazione tecnologica; il rischio ambientale e la necessaria costruzione di un modello di sviluppo legato alla sostenibilità; uno scenario internazionale più pericoloso e conflittuale.

Le forze da mobilitare per la costruzione della nuova Europa sono quelle del progresso, delle competenze, della cultura, della scienza, del volontariato, del lavoro e della produzione.

LE ADESIONI DI GENTILONI, ROSSI E ZINGARETTI

Al manifesto di Calenda hanno aderito anche Paolo Gentiloni, Enrico Rossi (Articolo 1-Mdp) e Nicola Zingaretti. «Democratici ed europeisti. L'appello per una lista unitaria promosso da Carlo Calenda indica una strada giusta per fermare il nazional populismo. Proviamoci #siamoeuropei», ha scritto su Twitter Gentiloni. Mentre Zingaretti ha affermato: «Bene il manifesto 'Siamo europei'. Un utilissimo contributo alla ricostruzione di un campo largo di forze diverse che si impegnano per rifondare e difendere l'Europa. Proviamoci».

CHI HA FIRMATO IL MANIFESTO DI CALENDA

Tra i primi firmatari del manifesto ci sono anche imprenditori come Paolo Merloni e Alberto Bombassei, economisti come Irene Tinagli, scrittori come Edoardo Nesi e sindaci come Beppe Sala (Milano) e Dario Nardella (Firenze). Il filosofo Emanuele Severino, lo storico Giuseppe Vacca, Francesca Barzini di 'Roma dice basta' (movimento critico con la giunta Raggi). E ancora Irene Bozzoni (docente di Biologia all'Università La Sapienza di Roma), Emiliano Giorgi (lavoratore dell'azienda Ast di Terni), l'ex vice ministro degli Esteri di centrosinistra Mario Giro (Democrazia solidale). Hanno aderito puere l'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, la teologa dell'Università Gregoriana Stella Morra e la collega Marinella Perroni, l'insegnante e pedagogista Mila Spicola, l'ex ministro Claudio De Vincenti, professore di Economia alla Sapienza.

18 Gennaio Gen 2019 1714 18 gennaio 2019
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