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Cosa sappiamo del naufragio di migranti al largo di Tripoli

A bordo del gommone in realtà si trovavano 120 persone. Solo tre sono stati salvati da un elicottero italiano. Nessun altro sopravvissuto. Altri 53 morti in un secondo incidente.  
 

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Ancora morti nel Mediterraneo davanti alle coste libiche. Sarebbero circa 170 i migranti annegati in due naufragi. Tre dei naufraghi salvati ieri da un elicottero della Marina Militare italiana hanno raccontato all'Oim che a bordo del gommone naufragato c'erano 120 persone. Per le autorità libiche sarebbero 50. L'Unhcr parla di un altro naufragio, con 53 morti, nel Mare di Alborán, nel Mediterraneo occidentale ma non ha
potuto "verificare in modo indipendente il bilancio delle vittime". Salvini attacca le ong: "Tornano in mare e gli scafisti ricominciano i loro sporchi traffici, le persone tornano a morire". Mattarella, ha espresso "profondo dolore per la tragedia che si è consumata nel Mediterraneo con la morte di oltre cento persone, tra donne, uomini, bambini". Mentre il premier Conte si è detto "scioccato". Polemica tra Salvini e il
sindaco di Palermo Orlando.

In un primo momento si era parlato di soli 20 morti. A riferire il numero esatto delle vittime è stato il portavoce dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), Flavio Di Giacomo. «I tre sopravvissuti arrivati a Lampedusa ci hanno detto che erano in 120», ha spiegato. «Dopo 11 ore di navigazione hanno imbarcato acqua e hanno cominciato ad affondare e le persone ad affogare. Sono rimasti diverse ore in acqua. Tra i dispersi, al momento 117, ci sono 10 donne, di cui una incinta, e due bambini, di cui uno di due mesi». I tre superstiti sono stati recuperati da un elicottero della Marina italiana in condizioni di ipotermia che li ha trasportati all'ospedale di Lampedusa. Dopo qualche ora trascorsa sotto osservazione, sono stati dimessi e trasferiti all'hotspot di contrada Imbriacola. I tre, maggiorenni, hanno raccontato delle «violenze e gli abusi» cui sono stati sottoposti in Libia: «Meglio morire che tornare in Libia», hanno detto ai loro soccorritori, spiegando: «Siamo rimasti tre ore in mare, sperando che qualcuno si accorgesse di noi».

NESSUN ALTRO SUPERSITITE

ll cargo inviato venerdì sera dalle autorità libiche nella zona di avvitamento del gommone non ha recuperato altri supersititi e non ha trovato traccia del mezzo. Lo ha reso noto la Guardia Costiera italiana in una nota spiegando che «l'operazione, sotto il coordinamento libico, si è conclusa nella notte del 18 gennaio dopo l'intervento di un elicottero della Marina Militare italiana, che ha tratto in salvo tre naufraghi; una nave mercantile dirottata dai libici, giunta in zona, ha effettuato un'attività di ricerca non trovando alcuna traccia del gommone».

«NON AVEVANO GIUBBOTTI DI SALVATAGGIO»

Fonti dei soccorritori hanno fatto sapere che i migranti a bordo del gommone naufragato non indossavano i giubbotti di salvataggio. Dei tre superstiti, due sono riusciti a salire sulla zattera gonfiabile lanciata in mare da un velivolo dell'Aeronautica e uno era in mare. Riguardo al numero dei morti, il dato è incerto. I sopravvissuti parlano concordemente di 120 persone a bordo, mentre le autorità libiche danno una stima approssimativa di 50. I soccorritori hanno visto 20 persone, ma a quel punto il gommone era già semiaffondato

L'ALLARME DI SEA WATCH

Sea Watch, verso le 18 di venerdì, aveva dato l'allarme via Twitter: «Di ritorno da un volo di ricognizione Moonbird (l'aereo dell'ong Sea Watch, ndr) ha intercettato via radio un avvistamento da parte di un velivolo italiano di un gommone parzialmente affondato» con circa «25 persone a bordo e altre già in acqua. Un mercantile si trovava nelle vicinanze, ma non risulta un intervento». Sea Watch sostiene di aver chiamato l'Mrcc Italia (Maritime rescue coordination centre) che «rifiuta di dare informazioni» sostenendo che «la Libia è responsabile del caso». «Tuttavia», ha proseguito l'Ong, «la comunicazione con gli ufficiali libici risulta impossibile in nessuna delle seguenti lingue: inglese, francese, italiano, arabo». In un terzo tweet, l'ong ha riferito che, in assenza di informazioni su un'eventuale operazione di soccorso, la nave Sea-Watch 3 aveva deciso di fare rotta verso il punto di naufragio nonostante distasse dieci ore di navigazione. Tre ore dopo, è arrivata la comunicazione della Marina italiana.

LA PRECISAZIONE DELLA GUARDIA COSTIERA

Sabato mattina la Guardia costiera italiana ha precisato di aver «immediatamente verificato che la Guardia Costiera libica fosse a conoscenza dell'evento in corso all'interno della sua area di responsabilità SAR, assicurando alla stessa la massima collaborazione». «Alla Ong Sea Watch, che intercettata la notizia dell'avvistamento, aveva contattato la Centrale operativa della Guardia Costiera italiana dando la propria disponibilità a partecipare alle operazioni di soccorso», si legge in una nota, «è stato comunicato che la loro disponibilità sarebbe stata offerta alla Guardia Costiera libica, quale Autorità coordinatrice dell'evento».

SALVINI: «TORNANO LE ONG E LE PERSONE TORNANO A MORIRE»

Il commento del ministro dell'Interno Salvini durante una diretta su Facebook è stato durissimo: «Una riflessione: tornano in mare davanti alla Libia le navi delle Ong, gli scafisti ricominciano i loro sporchi traffici, le persone tornano a morire. Ma il 'cattivo' sono io. Mah..». E poi ha aggiunto: una «Ong ha recuperato decine di persone. Si scordino di ricominciare la solita manfrina del porto in Italia o del 'Salvini cattivo'. In Italia no».

CONTE «SCIOCCATO, FARÒ L'AVVOCATO CONTRO I TRAFFICANTI»

A Matera il primo ministro Giuseppe Conte ha detto: «Sono rimasto scioccato da questa nuova strage», ha detto il premier Conte a Matera. «Come premier non avrò pace fino a quando questi trafficanti, uno a uno, non saranno assicurati alla Corte internazionale penale». «Siamo più convinti di prima nel contrastare i trafficanti», ha aggiunto. «Quando avrò smesso questo mio mandato di servizio per il popolo italiano, mi dedicherò - io sono un avvocato e ho fatto sempre diritto civile e commerciale e amministrativo - al diritto penale per perseguire e assicurare alla Corte internazionale» i trafficanti di uomini.

DE FALCO: «C´È IL DIRITTO INTERNAZIONALE»

Ma il senatore ex M5s e ufficiale di Marina Gregorio De Falco si è detto preoccupato per la linea dell'esecutivo : «L'Italia non può rinunciare alla propria civiltà, in nessun caso, non abbiamo duemila anni di storia alle nostre spalle per rinunciare alla nostra vera identità», ha dichiarato, aggiundendo: «Ricordiamoci che esistono obblighi di soccorso derivanti sia da norme di diritto internazionale che interno, oltre al buon senso».

ORLANDO: «C'È UN GENOCIDIO IN CORSO»

Commentando le morti di migranti a margine della cerimonia in ricordo del magistrato Paolo Borsellino, in via D'Amelio, in cui è intervenuta anche la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha detto: «Continua un genocidio e direi al ministro Salvini: si farà un secondo processo di Norimberga e lui non potrà dire che non lo sapeva».

Aggiornato il 19 gennaio 2019 18 Gennaio Gen 2019 2119 18 gennaio 2019
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