I 400 colpi
Franco Bernabe Movimento Cinquestelle Di Battista
Politica
22 Gennaio Gen 2019 0909 22 gennaio 2019

I cinque stelle, ragazzi che sbagliano per inesperienza

Sul Foglio Bernabè elogia la nuova élite. Meglio però che i pentastellati imparino in fretta a essere classe dirigente, portando avanti battaglie corroborate da cifre reali. Altrimenti gli elettori si potrebbero stancare. 

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Sul Foglio del 22 gennaio si può leggere una interessante intervista a Franco Bernabè, manager di lungo corso, che fu alla testa di molte aziende parapubbliche come Eni e Telecom. Tanti i temi toccati, ma due in particolare meritano attenzione: il ricambio delle élite al potere e il giudizio sull’attuale governo, in particolare sulla sua componente grillina, verso cui egli adotta uno sguardo benevolo e comprensivo. Sì, sostiene Bernabè, i pentastellati fanno un sacco di errori e si muovono spesso in modo confuso e contraddittorio, ma ciò è frutto di inesperienza più che di malafede.

IL RIBALTONE POLITICO COME ANTIDOTO ALLA CASTA

Il primo punto è più che mai all’ordine del giorno, dopo che su Repubblica Alessandro Baricco ha dato la stura a un lungo e articolato dibattito sulla crisi delle classi dirigenti. L’ex ad di Eni giudica il ribaltone politico del 4 marzo come altamente benefico proprio alla luce del ribaltone che ha provocato. Detto in un altro modo: la miglior garanzia perché le élite non diventino Casta sta proprio nella loro interscambiabilità. Quando il sistema che esse garantiscono è usurato, o peggio corrotto, e non favorisce sviluppo ed equità, esso finisce inevitabilmente per arroccarsi sulla sua rendita di posizione, diventando autoreferenziale. Stessa sorte toccherà ai nuovi padroni del Paese, se si rivelassero incapaci di raggiungere gli obiettivi che i loro predecessori hanno mancato. Che cosa ci rassicura sul fatto che le élite non si trasformino in sistemi dittatoriali (nella fattispecie dei 5 stelle che lo Stato etico si sostituisca allo Stato di diritto)? Il fatto che in qualsiasi momento gli elettori possono essere chiamati a giudicarle.

LA DANNOSA IBRIDAZIONE TRA MOVIMENTO DI LOTTA E DI GOVERNO

Con buona pace dei reiterati richiami alla democrazia rappresentativa, paragonata ancora pochi giorni fa da Alessandro Di Battista alla obsoleta monarchia, sono i cittadini col voto e i corpi intermedi che sorvegliano sui rischi di deriva autoritaria. Nel giudizio di Bernabè il pericolo al momento non è contemplato, e molte affermazioni temerarie sono frutto di giovanile baldanza e inesperienza. Aggiungerei anche di approssimazione, che ne è una diretta conseguenza. I grillini insomma devono imparare in fretta a diventare classe dirigente, e non giova alla bisogna la persistente ibridazione tra movimento di lotta e di governo. Che finisce inevitabilmente per penalizzare il secondo, con le strampalate dichiarazioni e fughe in avanti cui quotidianamente assistiamo per esempio ogni volta che apre bocca Di Battista. Se vuoi polemizzare sulla Tav, giusto per citare uno dei suoi cavalli di battaglia, non puoi platealmente travisare le cifre. Se affermi che il Franco africano è la principale causa dei barconi carichi di migranti che attraversano (o tentano di attraversare) il Mediterraneo, i dati devono corroborare la tua tesi non smentirla. Nel caso in questione, bastava consultare i numeri del Viminale per constatare che soltanto una ridottissima parte di quei disperati viene dai Paesi francofoni che ne adottano la valuta.

I grillini tendono insomma a dichiarare le loro guerre senza verificare se le armi di cui sono in possesso siano efficienti e precise. È l’inesperienza, sostiene Bernabè. Come dire che prima o poi impareranno. Meglio prima che poi ovviamente. Perché una prolungata dimostrazione di inesperienza provoca al contrario una rapidissima disaffezione degli elettori. E, stando al risultato delle ultime elezioni politiche, i 5 stelle ne hanno già persi per strada molti.

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