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Hard Brexit Russia Vladimir Putin May

Perché la Russia ha interesse in una hard Brexit

Un'uscita traumatica del Regno Unito senza accordi con Bruxelles favorirebbe i rapporti bilaterali a cui il Cremlino aspira. Dando un colpo fatale al progetto Ue. A cosa punta Putin.

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Un'uscita del Regno Unito dall’Unione europea senza alcun accordo con Bruxelles sarebbe vista con compiacimento dalla Russia, perché una Brexit del genere sarebbe dirompente tanto per la stabilità e lo status internazionale di Londra quanto per l’integrazione europea. Non che si speri in vantaggi geopolitici immediati. Di immediato ci sarebbero solo le ripercussioni finanziarie, probabilmente negative anche per Mosca. Ma nel medio termine la politica estera di Vladimir Putin, che punta a creare un’arena internazionale multipolare superando la «mentalità dei blocchi» e privilegiando i rapporti bilaterali ad hoc, ne uscirebbe rafforzata - si ritiene negli ambienti diplomatici e tra gli esperti più vicini al Cremlino.

COL CASO SKRIPAL RAPPORTI RUSSO-BRITANNICI AI MINIMI

Timofey Bordachev, direttore del Centro per gli studi europei e internazionali (Cceis) della Scuola superiore di economia di Mosca, dice a Lettera43.it : «La Russia non è certo incentivata ad augurare pace e prosperità al Regno Unito». I rapporti russo-britannici hanno toccato il punto più basso sugli sviluppi del caso Skripal, e non si sono mai ripresi. «D’altra parte, turbolenze gravi penalizzerebbero anche gli investimenti russi, e non sono augurabili», aggiunge Bordachev. Per quanto riguarda le conseguenze politiche «la Russia ha molto chiaro che una Brexit “no deal” non comporterebbe per Londra la perdita della solidarietà e del supporto dei Paesi Ue sulle questioni essenziali».

Né cambierebbe molto per le sanzioni. Secondo il quotidiano Moskovsky Komsomolets diretto da Pavel Gusev - ex democratico gorbacioviano approdato alla corte Putin -, lasciando l’Ue senza accordi «la Gran Bretagna semplicemente sostituirebbe le sanzioni di Bruxelles contro la Russia con le sue, e potrebbe semmai rafforzarle», ha scritto. Ma intanto l’indebolimento delle istituzioni europee che potrebbe derivare dalla più traumatica delle Brexit possibili renderebbe più facile il bilateralismo a cui Mosca aspira: «I rapporti bilaterali sono più flessibili e quindi da privilegiare, trattando con i singoli Paesi è più facile arrivare a risultati concreti», dice Bordachev. È il metodo della diplomazia liquida adottata dai responsabili della politica estera di Mosca a partire almeno dal 2012, quando Putin iniziò il suo terzo mandato presidenziale e la politica estera si cominciò a farla direttamente al Cremlino e non più nel grattacielo staliniano dove ha sede il ministero competente (Mid).

LA STRATEGIA PER COINVOLGERE I SINGOLI SOGGETTI POLITICI

Il metodo si ispira alla “adhocracy”, sistema inventato dal futurologo americano Alvin Toffler negli Anni 70 per risolvere problemi concreti ad hoc, escludendo il ricorso a strutture formali di alcun tipo. Applicato alla politica internazionale, secondo una definizione dell’ex diplomatico e giornalista Pavel Andreev «è perfetto per confrontare i problemi nel mondo destrutturato e caotico del nuovo millennio», puntando a coinvolgere «soggetti che hanno un interesse pratico a risolvere una particolare questione internazionale».

La premier britannica Theresa May, il presidente russo Vladimir Putin e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.
Getty

Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha dichiarato che «la Russia non si frega le mani» per il caos sulla Brexit e vuole «un'Unione europea forte e unita», ma in realtà a Mosca i commenti al fiasco dell’accordo di Theresa May sembrano intonare, con una certa soddisfazione, un prematuro canto del cigno per l’Ue. «In fin dei conti, quel che sta succedendo non riguarda tanto il Regno Unito quanto l’Europa», ha scritto il quotidiano di proprietà del governo Rossiskaya Gazeta. Secondo cui «il più notevole progetto nella storia europea, il tentativo di far diventar realtà un’utopia, un progetto che per decenni è sembrato aver successo, sta vedendo la sua fine». Non importa quanto maldestra e caotica sia la Brexit, continua l’articolo: «Questa tragica farsa non è il sipario finale, è un evento periferico nel contesto europeo. Gli eventi principali devono ancora arrivare, il nodo è il futuro dell’unione continentale, e verrà presto al pettine. Le questioni sociali e politiche stanno cambiando troppo in fretta, e irreversibilmente».

Che democrazia è se si ripete un referendum perché a qualcuno non è piaciuto il risultato? Il volere del popolo sulla Brexit deve essere rispettato

Vladimir Putin

Il riferimento è all’euroscetticismo montante e a una possibile affermazione, alle elezioni europee di maggio 2019, delle forze politiche che lo rappresentano. L’auspicio, nemmeno celato, è per un Europa “destrutturata”. Di sicuro, tra le ipotesi scaturite dal marasma che regna tra Westminster e Downing Street, quella di un nuovo referendum sulla Brexit è la meno attraente, per il Cremlino. Lo ha chiarito il capo in persona, durante la sua conferenza stampa di fine anno: il referendum c’è già stato e «il volere del popolo deve esser rispettato», disse allora Putin. «Che democrazia è se si ripete un referendum perché a qualcuno non è piaciuto il risultato?» Una lezione che ha del paradossale, da parte di chi detiene il potere da oltre 18 anni grazie ad elezioni per le quali è la stessa amministrazione presidenziale a decidere chi può candidarsi e chi no. Putin che dà lezioni di democrazia agli inglesi? Forse ha ragione l’articolista della Nezavisimaya Gazeta che dopo la riconferma della fiducia alla May a Westminster ha scritto: «Comunque vada a finire, la Gran Bretagna ha perso».

24 Gennaio Gen 2019 0800 24 gennaio 2019
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