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28 Gennaio Gen 2019 1300 28 gennaio 2019

Perché il caso Sea Watch porta allo strappo definitivo governo e Vaticano

La frattura tra Chiesa e alleanza Lega-M5s è ormai insanabile. E questa volta non basterà la devozione del premier Conte verso padre Pio per ricucire lo rottura.

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Per quanto il premier Giuseppe Conte si dica fedele di Padre Pio e abbia incontrato il papa lo scorso 15 dicembre, ben difficilmente i burrascosi rapporti fra Vaticano e governo troveranno una nuova direzione se non cambierà qualcosa nella sostanza. I critici di Francesco sottolineano spesso che il vescovo di Roma sia fin troppo preoccupato dalla situazione di migranti e rifugiati e troppo poco interessato alla condizione dei «poveri italiani». Oltretevere, ma anche ai vertici della conferenza episcopale, la pensano esattamente all’opposto: il caso della nave della Ong SeaWatch con 47 persone a bordo, come già avvenuto nella vicenda della nave guardia costiera Diciotti con il suo carico di disperati la scorsa estate, sta paralizzando da settimane il dibattito politico e civile del Paese tutto incentrato su una vicenda in realtà assai marginale e ingigantita dal modo d’agire del governo. Il sospetto, nemmeno tanto velato dalle parti del Vaticano, è che si tratti in realtà di casi creati ad arte per mere ragioni di propaganda elettorale in vista delle prossime scadenze elettorali, a cominciare dal rinnovo del parlamento europeo.

Giova ricordare che solo il 15 gennaio scorso, il presidente dei vescovi italiani, il cardinale Gualtiero Bassetti, aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente, aveva espresso non casualmente il suo pubblico ringraziamento agli «abitanti di Torre di Melissa» in Calabria, provincia di Crotone. «Mentre sul migrante e sulla persona fragile», – rilevava il cardinale, «stentiamo perfino a confrontarci con serenità, pronti come siamo a scaricare su di loro un malcontento sociale che – come sostiene papa Francesco – ‘enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l’onere dell’accoglienza’, la piccola comunità sulla costa crotonese ha scritto una pagina di segno contrario». «A fronte di quella cinquantina di profughi abbandonati in balìa delle onde», ricordava il capo dei vescovi italiani, «sindaco, forze dell’ordine, volontari e semplici cittadini hanno saputo esprimere una solidarietà corale. Sui poveri non ci è dato di dividerci, né di agire per approssimazione: la stessa posizione geografica del nostro Paese e, ancor più, la nostra storia e la nostra cultura, ci affidano una responsabilità nel Mediterraneo come in Europa». Parole che risuonano come una pietra tombale da parte della Chiesa - l’ennesima – per le posizioni oltranziste sull’argomento espresse e messe in opera dal ministro dell’Interno Matteo Salvini.

ANCHE LA CEI AL FIANCO DI FRANCESCO CONTRO M5S E LEGA

Con la Sea-Watch, 47 persone a bordo, appunto «una cinquantina», sembra ai vescovi che il braccio di ferro ingaggiato dal leader leghista nei confronti dell’Europa sia sproporzionato nel merito e nel metodo e giocato di nuovo sulla pelle di poche decine di migranti. Ne è prova la contenuta ma chiara dichiarazione rilasciata dal segretario generale della Cei, monsignor Stefano Russo, il quale ha confermato la necessità di affrontare il fenomeno migratorio da parte dell’Europa nel suo insieme, ma al contempo ha chiesto di accogliere i migranti – «le vittime» – che si trovano a bordo della nave. Lo stesso papa Francesco, da Panama, aveva disegnato un modello di Chiesa «capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare; che non stigmatizzi e meno ancora generalizzi con la più assurda e irresponsabile condanna di identificare ogni migrante come portatore del male sociale».

Mentre si parla della Sea-Watch i problemi di accumulano e richiederebbero un dibattito costruttivo, non avvitato sull’insulto e sull’odio

Né è migliore il giudizio della Chiesa sui cinque stelle capitanati dall’altro vicepremier, Luigi Di Maio, i quali si accodano a Salvini sul tema migranti e soprattutto non rinunciano ad un elevato tasso di conflittualità verbale che finisce – è la denuncia più volte ribadita dai vescovi - per intossicare il dibattito pubblico e la vita democratica. L’ombra di Salvini, insomma, è diventata davvero troppo ingombrante per il Vaticano, in particolare alla luce di una situazione economica e sociale che si sta facendo sempre più delicata, basti pensare al rischio recessione paventato cifre alla mano anche da Bankitalia. Insomma, mentre si parla della Sea-Watch i problemi di accumulano e richiederebbero, nel classico approccio vaticano, soluzioni se non proprio condivise fra le varie parti politiche, almeno un dibattito costruttivo, non avvitato sull’insulto e sull’odio.

LA PROPAGANDA DI GOVERNO SUI MIGRANTI RISCHIA DI ISOLARE L'ITALIA

Ma c’è pure un altro aspetto che allarma la Santa Sede. L’approccio propagandistico con le imbarcazioni – dalla Diciotti alla Sea-Watch – lasciate in mare per settimane, in realtà se forse può portare qualche voto in più alla Lega salviniana, non fa che allontanare sempre di più istituzioni e governi europei da una soluzione condivisa con l’Italia. Anzi, il muro contro muro finisce per diventare un buon motivo diplomatico e politico per lasciare il Paese – che del resto come bene sottolineava il cardianal Bassetti si trova comunque al centro del Mediterraneo – da sola con il problema migranti. Non a caso la Germania ha momentaneamente abbandonato la missione navale targata Ue di contrasto ai trafficanti di esseri umani denominata Sophia, perché – ha detto senza giri di parole il governo tedesco – «l’Italia ci tiene senza far nulla».

Alcuni migranti a bordo della Sea Watch.

Infine, ma non certo per ultimo, va rilevato come lo stesso segretario di Stato vaticano, l’italiano e veneto cardinale Pietro Parolin, si muove in piena sintonia con il papa e, se possibile, ci mette il carico. Nei giorni scorsi infatti, ha rilasciato una lunga e ricca intervista al settimanale dell’arcidiocesi di Gorizia, La Voce isontina, nella quale ha affermato fra le altre cose in merito alle politiche migratorie: «Occorre puntare sulla responsabilità di tutti, sulla necessità che tutti comprendano che isolarsi innalzando barriere invalicabili o accogliere senza avviare concertate ed efficaci politiche d’integrazione sono modi profondamente sbagliati di agire. La politica ha l’onere e l’onore di governare i problemi senza agitare paure che diventano sorgente di odi e violenze e senza rinunciare a confrontarsi con tutte le implicanze del fenomeno migratorio».

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