Francesco papa Emirati arabi visita Qatar
Politica
1 Febbraio Feb 2019 2025 01 febbraio 2019

Cosa c'è dietro il viaggio di papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti

Alla prima e storica visita nel regno, il pontefice è pronto a chiedere più diritti per i cattolici. E tentare una mediazione sul blocco commerciale contro il Qatar. Gli intrecci geopolitici della missione.

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Per la prima volta nella penisola araba a difendere e promuovere i cristiani e a mediare, sullo sfondo, nella crisi tra il Qatar e l'Arabia Saudita. La visita di papa Francesco negli Emirati Arabi, dal 3 al 5 febbraio 2019, è storica perché mai un pontefice è stato finora accolto nelle petromonarchie del Golfo, dove non sono mai state celebrate messe all'aperto. La prima, di massa in uno stadio di Abu Dhabi adornato di croci, è attesa il 5 febbraio da oltre 130 mila credenti in viaggio da tutta la penisola, e con il papa a officiarla sarà un vero evento. Anche mediatico: gli Emirati sono strettissimi alleati dei sauditi nel blocco commerciale e diplomatico contro il Qatar, in corso ormai da più un anno e mezzo; e sempre Abu Dhabi è il primo sponsor del piano di riforme dell'erede al trono di Riad, Mohammad bin Salman.

L'ALLEANZA TRA I GIOVANI LEADER MBS E MBZ

Il principe MbS, come lo chiamano i sauditi, e Mohammad bin Zayed, MbZ dicono negli Emirati, se la intendono alla perfezione a giudicare dagli incontri e dalle notizie messe in circolazione sui due giovani leader. Le loro politiche, dalla spietata guerra in Yemen all'embargo a Doha, corrono di pari passo. A volte accade anche gli Emirati si prendano in carico le ambizioni e i progetti di Riad, se a Riad non sono ancora pronti: è capitato con l'acquisto di MbS, per la cifra record di quasi mezzo miliardo di dollari, della tela Salvator Mundi attribuita a Leonardo da Vinci, finita al Louvre di Abu Dhabi in attesa che in Arabia Saudita si inaugurino grandi musei. Lo stesso può avvenire con la Chiesa: l'arrivo di Francesco negli Emirati, dove sono ammessi da anni i luoghi di culto per cristiani, è propedeutico a un viaggio futuro a Riad.

L'Arabia Saudita non è ancora pronta: resta l'unica monarchia del Golfo a vietare le chiese ai cristiani e i luoghi religiosi in generale diversi dalle moschee. Anche se la polizia religiosa, dal cambio di monarchia nel 2015 e la graduale presa del potere del figlio di re Salman, MbS, ha attenuato i controlli. I culti diversi dall'islam, professati in spazi privati, vengono più tollerati, e nel 2018 c'è stato primo ricevimento di un alto prelato cattolico – tra i massimi incaricati del dialogo religioso – nel palazzo di un sovrano saudita, dopo la visita, un anno prima, di una delegazione governativa e religiosa di Riad in Vaticano: aperture storiche. In questo solco si colloca il viaggio di Francesco negli Emirati arabi, all'inizio del 2019. Su invito di MbZ, dopo il loro incontro nella Santa sede nel 2016.

MbZ con Francesco, nel 2016.
GETTY

L'INCONTRO TRA ISLAM, CHIESA ED EBRAISMO

Restano le perplessità sull'opportunità della visita di un pontefice in un Paese – come in Arabia Saudita, in Qatar e anche in Bahrein – dove persistono gravi violazioni dei diritti umani sia dentro, dalla mancanza di libertà di espressione per i cittadini alla schiavitù dei lavoratori stranieri, sia fuori, dalla catastrofe umanitaria in Yemen agli effetti della crisi con Doha. Ma un capo spirituale ha l'imperativo della tolleranza e del confronto: in un video messaggio alla popolazione degli Emirati, Francesco si è detto «felice di scrivere una nuova pagina delle relazioni tra religioni nella vostra cara terra, a conferma che siamo fratelli nella diversità». Il 4 febbraio ad Abu Dhabi il papa è chiamato a partecipare a una conferenza interreligiosa, con alti rappresentanti dell'islam e anche dell'ebraismo.

Il cardinaleTauran e re Salman.
Saudi Press Agency.

IL TAVOLO SU DIRITTI UMANI ED ESTREMISMO

È un altro evento eccezionale per la penisola araba, nell'anno che gli Emirati hanno proclamato della tolleranza. Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, e più che mai le vittime rifugiate all'estero, non possono che denunciarne l'ipocrisia: è recente la denuncia di prigioni segrete in Yemen, luogo di torture per mano di miliziani addestrati e armati dagli Emirati, in appoggio ai sauditi. Nondimeno quanto andrà in scena tra qualche giorno tra Doha e Abu Dhabi è un segnale: le violazioni, incluse quelle sul lavoro degli immigrati che per la larga maggioranza sono cattolici, non scompariranno come anche l'estremismo religioso finanziato a lungo dalle petromonarchie del Golfo, ma intanto verranno affrontate. Sulla religione e nei costumi le cose stanno lentamente cambiando anche in Arabia Saudita.

IL QATAR CHIEDE L'INTERCESSIONE DEL PAPA

Fuori dall'agenda ufficiale, Francesco pare disposto anche alla difficile mediazione sulla questione del Qatar. Senza fare rumore, il 31 gennaio 2019 ha ascoltato in Vaticano l'alto funzionario di Doha Ali bin al Samikh al Marri, a capo della Commissione nazionale sui diritti umani (Nhrc), che gli ha presentato l'ultimo rapporto del 2018 stilato in Qatar sulle violazioni dei diritti umani commesse degli Emirati, in seguito alle misure unilaterali disposte contro Doha. Dal giugno 2017 è negato agli studenti del Qatar di iscriversi o di completare gli studi in scuole o università degli Emirati; e con il blocco aereo, navale e delle frontiere sono vietati i ricongiungimenti delle famiglie miste, frequenti tra la popolazione araba che per oltre un millennio ha convissuto in un califfato comune, in una penisola che non aveva confini.

Francesco e Ali bin al Samikh al Marri.

LO SCONTRO GEOPOLITICO TRA QATAR E SAUDITI

Nella conversazione prima della partenza, al Marri ha chiesto pressioni sugli Emirati per liberare dall'embargo i civili, «puniti nonostante non abbiano nulla a che fare con le divergenze politiche», e prospettato in cambio rapporti «più forti e di cooperazione con la Santa sede». La Chiesa è rimasta prudente, la moral suasion su Abu Dhabi può essere tentata, ma nella massima discrezione e lontano da telecamere e microfoni. Tra il Qatar e la coalizione di Stati arabi con a capo l'Arabia Saudita è in corso uno scontro geopolitico dall'esplosione delle Primavere arabe nel 2011. Da una parte il piccolo e ricchissimo emirato che promuove - con la Turchia - il rovesciamento dello status quo attraverso il movimento dell'islam politico della Fratellanza musulmana. Dall'altra le monarchie e i regimi militari decisi a conservarlo, anche a costo di cambiamenti dall'alto.

DOHA FINANZIA CHIESE E VUOLE PIÙ COLLABORAZIONE

Con le minoranze religiose gli Emirati Arabi sono i più aperti nel Golfo, nonostante diverse limitazioni: con 16 chiese e una cattedrale per i cattolici non è un caso che la maggioranza nella penisola – circa due milioni e mezzo, di solito addetti a mansioni uomini – viva proprio tra Abu Dhabi e Dubai, il 9% della popolazione secondo il Cia World Factbook. Anche gli altri Stati della penisola, tranne l'Arabia Saudita, ospitano alcune chiese: il Qatar ha circa 150 mila cattolici, per la maggioranza asiatici. In un'ottica anti-saudita, l'emirato si è avvicinato all'Iran e ha di recente finanziato in Libano una chiesa per i cristiani maroniti, ultrafedeli della Sancta romana ecclesia e alleati con gli Hezbollah filoiraniani. Francesco può essere un ponte anche per le monarchie islamiche più conservatrici.

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