Regionali 2019
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Elezioni Regionali Abruzzo Guida
Politica
3 Febbraio Feb 2019 1800 03 febbraio 2019

La guida completa alle elezioni regionali 2019 in Abruzzo

Il centrosinistra guidato da Legnini si smarca dal Pd. Il centrodestra unito all'attacco con Marsilio di FdI. Marcozzi del M5s sfida l'alleato leghista. Una guida al voto del 10 febbraio.

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Le elezioni regionali abruzzesi, previste per il 10 febbraio, saranno il primo appuntamento politico di un 2019 caratterizzato dalla chiamata alle urne per il rinnovo del parlamento europeo. Ma il nuovo anno sarà contrassegnato da altri eventi elettorali importanti: il 24 febbraio si voterà in Sardegna, il 24 marzo in Basilicata, il 26 maggio in Piemonte, mentre Emilia-Romagna e Calabria chiuderanno il calendario elettorale in autunno. Tra aprile e giugno, inoltre, si terranno le Amministrative in oltre 3.800 Comuni, tra cui cinque capoluoghi di Regione (Firenze, Perugia, Campobasso, Bari e Potenza) e 26 capoluoghi di Provincia. Elezioni locali, è vero, ma dalla forte connotazione nazionale, in grado di spostare equilibri e rideterminare assetti, anche all'interno del governo, soprattutto in caso di eventuali rimpasti. Inoltre, tutte le Regioni chiamate al voto nel 2019 sono state governate negli ultimi cinque anni dal centrosinistra, quindi i risultati consegnati dalle urne permetteranno di capire lo stato di salute del maggior partito d'opposizione.

Il 10 febbraio urne aperte in Abruzzo per il rinnovo del Consiglio regionale.

IN ABRUZZO ELEZIONI ANTICIPATE DI QUALCHE MESE

Per comprendere qual è lo scenario di partenza, in vista dell'appuntamento abruzzese del 10 febbraio, più che spolverare i risultati delle Regionali del 2014, appartenenti a una stagione politica oramai archiviata, può essere utile richiamare quelli del 4 marzo, che hanno visto l'affermazione, anche in Abruzzo, del Movimento 5 stelle (40%), tallonato dal centrodestra (Lega e Forza Italia sostanzialmente alla pari, attorno al 14%), con la coalizione di centrosinistra, visibilmente in affanno, al 17%. In Abruzzo le elezioni sono state anticipate di qualche mese perché il presidente di Regione eletto nel 2014, Luciano D'Alfonso, ha preferito mantenere il seggio al Senato tra gli scranni del Pd. La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha dichiarato l'incompatibilità delle due cariche con conseguente scioglimento del Consiglio regionale il 16 agosto 2018, così l'incarico è passato a Giovanni Lolli, vicepresidente di Regione. Questa scelta ha imposto una accelerazione ai preparativi della campagna elettorale e sembrava destinata a sparigliare carte e alleanze («La decisione è presa! In #Abruzzo la #Lega correrà da sola. Chi ci ama ci segua e andiamo a vincere», aveva scritto su Facebook il 10 agosto Giuseppe Bellachioma, deputato leghista e coordinatore del partito in Regione).

Marco Marsilio di Fdi, candidato presidente della Regione Abruzzo per il centrodestra (dal profilo Fb).

LA CARTA DI FRATELLI D'ITALIA

Lo spirito indipendentista dei leghisti abruzzesi è durato poco. Non solo il partito del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, correrà accorpato nella coalizione di centrodestra, ma non è nemmeno riuscito a imporre un proprio candidato alla presidenza della Regione. A correre per quella poltrona sarà infatti il senatore di Fratelli d'Italia Marco Marsilio. Scelta apparentemente incomprensibile, dato che, a livello nazionale, il partito di Giorgia Meloni oltre ad arrancare viene cannibalizzato proprio dalla Lega di corso sovranista di Salvini. Basta però spulciare i risultati delle scorse elezioni abruzzesi per comprenderne le ragioni: alle Amministrative del 2017, nelle quali il centrodestra ha corso unito per la prima volta dopo 15 anni, Giorgia Meloni era riuscita a imporre nella corsa per la poltrona a sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi, proveniente da Casapound. Una scelta coraggiosa, eppure quel candidato, che aveva fatto sorgere più di mal di pancia ai moderati, tanto tra le file del partito di Berlusconi, quanto in quelle dell'Udc, si era rivelato l'arma segreta per entrare nel fortino del centrosinistra con una sorprendente vittoria al secondo turno (53,52% a 46,48%) sull'esponente del Pd, Americo Di Benedetto. E dato che squadra che vince non si cambia, il medesimo tridente, con Fdi a rappresentarne la punta, era stato schierato per la partita di Teramo alle Comunali di giugno 2018: Giandonato Morra, coordinatore regionale Fdi, dopo aver vinto il primo turno (34,62% a 21,13%) aveva però perso il ballottaggio contro Gianguido D'Alberto (Pd).

DALLA LEGA AL POPOLO DELLA FAMIGLIA: LA COALIZIONE DI CENTRODESTRA

Si comprende perché la coalizione composta da Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Azione Politica, Popolo della Famiglia - Popolari per l'Italia e Udc-Dc-Idea abbia scelto di appoggiare Marsilio. Lo stesso partito di Salvini raccoglie rappresentanti che un tempo militavano in Alleanza Nazionale e nel Msi. Il risultato è una rappresentanza di destra più che di centrodestra, dove Fdi ci mette la faccia, la Lega il motore e Forza Italia resta trainata, tanto da avere avuto scarso peso nelle decisioni di rilievo. Lo stesso Berlusconi non si è ancora speso personalmente, preferendo mandare avanti il vicepresidente degli azzurri e presidente del parlamento europeo, Antonio Tajani. Come se ad Arcore si desse già per persa questa partita tutta interna alla coalizione.

Giovanni Legnini a guida della coalizione di centrosinistra.

LEGNINI E LA CORSA NO LOGO DEL CENTROSINISTRA

A correre per la coalizione di centrosinistra, formata da Pd, Progressisti con Legnini-Sinistra Abruzzo-Leu, Legnini presidente, Centristi per l'Europa-Solidali e Popolari per Legnini, Avanti Abruzzo-Idv, Abruzzo in Comune, Abruzzo Insieme-Abruzzo Futuro, Più Abruzzo-Solidale Liberale Popolare Sostenibile con Legnini, è Giovanni Legnini, ex vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura dalla lunga carriera politica alle spalle. È stato infatti membro della segreteria regionale del Partito comunistai taliano, sindaco di Roccamontepiano (Chieti) dal 1990 al 2002 mentre, in anni recenti, ha ricoperto diversi ruoli governativi: sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri del governo Letta e sottosegretario al ministero dell'Economia e delle Finanze nel governo Renzi. Il suo non è certo un compito facile: oltre a impedire il sorpasso del centrodestra e mantenere il comando in Regione, dovrà anche evitare zampate da parte di Movimento 5 stelle, partendo però da un partito che deve ancora riprendersi dalla batosta delle Politiche. Per questo, Legnini si è subito smarcato dal recinto, oggi troppo stretto, del Pd, ribadendo in ogni occasione utile di non essere iscritto e bandendo bandiere e loghi del partito nazionale da ogni incontro ufficiale. Non è un caso che il candidato del centrosinistra menzioni di continuo quel «mondo civico, di una società civile, dei mondi del lavoro, delle professioni, della cultura, dell'istruzione» che vuole mobilitare a proprio sostegno. Stesso messaggio ribadito via Facebook in occasione della presentazione delle liste nella speranza di solleticare anche l'elettorato pentastellato.

I CINQUE STELLE E LA SFIDA CON L'ALLEATO LEGHISTA

L'altro protagonista di queste elezioni sarà proprio Movimento 5 stelle, che lo scorso 4 marzo ha conquistato l'Abruzzo raggiungendo un ragguardevole 40%. Non riuscire a replicare il risultato e arretrare a favore della Lega costituirebbe per i pentastellati un campanello d'allarme che darebbe altresì corpo ai sondaggi che vogliono la parte gialla dell'esecutivo in costante calo e quella verde in continua crescita. Per questo, Luigi Di Maio, appena archiviata la manovra, è corso in Abruzzo e tornerà nella regione più volte per sostenere la sua candidata, l'avvocato Sara Marcozzi, già candidata nel 2014 (21,41%), oggi consigliera uscente. Il quarto candidato in corsa è invece Stefano Flajani per Casapound.

COME E QUANDO SI VOTA

Si vota il 10 febbraio dalle 7 alle 23. Il turno è unico. Lo scrutinio avrà inizio subito dopo. L’elettore può esprimere la propria preferenza sia per il candidato alla Presidenza sia per una lista circoscrizionale collegata. È possibile esprimere due voti, purché su candidati di sesso diverso ma della stessa lista, pena l’annullamento della seconda preferenza. Non è ammesso il voto disgiunto: il voto per un candidato Presidente e per una lista diversa dalle collegate è nullo. La soglia di sbarramento è al 4% per le liste che corrono da sole e del 2% per quelle coalizzate.

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