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Politica
5 Febbraio Feb 2019 1052 05 febbraio 2019

Perché il viaggio del papa negli Emirati è storico per l’islam

Abu Dhabi vieta che si esibiscano simboli religiosi. La prima visita di un papa, con funzione pubblica annessa, sovverte norme radicate nel Golfo. E va ben oltre la semplice operazione di marketing.

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Il primo papa della storia in visita apostolica in Arabia è stato accolto da un corteo reale di purosangue al galoppo. Sopra, i colori dello Stato vaticano a fendere, sulla scia dei caccia, il cielo blu. Massima solennità e massimi onori sono stati riservati a Francesco nel palazzo reale di Abu Dhabi dall'erede al trono Mohammad bin Zayed e dalla corte di principi, sceicchi, comandanti militari e dignitari. Un bambino gli ha dato il benvenuto in spagnolo, all'arrivo negli Emirati Arabi. Alla cerimonia, la marcia e la sfilata dei militari sono state precedute dai colpi di cannone di saluto al pontefice.

IL PRIMO PAPA IN ARABIA

È qualcosa di eccezionale il viaggio dal 3 al 5 febbraio 2019 di Francesco nel cuore dell'islam che gli ha riservato la massima ospitalità. La chiave per afferrarne la portata è il vuoto di fedeli, o anche semplicemente di curiosi musulmani, nelle strade percorse della papamobile e dal seguito di accompagnatori. Immagini anomale, per il senso comune, quelle del pontefice guidato verso la reggia araba: un papa per la prima volta senza folle da salutare né mani da stringere, nemmeno i cattolici della nutrita comunità di immigrati asiatici erano radunati lungo il tratto. Eppure, sparsi nei sette emirati del regno, si stimano oltre 800 mila cristiani, il 9% della popolazione secondo il Cia World Factbook. Altre centinaia hanno raggiunto Dubai e Abu Dhabi dagli altri Stati del Golfo per le messe del papa, ma senza esibire gioia pubblicamente. Non avrebbero potuto.

Aspettando il papa al palazzo reale di Abu Dhabi.
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LIBERTÀ (LIMITATA) DI CULTO

Gli Emirati sono la petromonarchia assoluta meno chiusa sulla libertà di culto: la prima chiesa nella confederazione di piccoli regni risale all'inizio degli Anni 60, mentre in Arabia Saudita gli edifici religiosi diversi dalle moschee sono ancora vietati; al momento, ad Abu Dhabi e dintorni si contano una ventina di chiese e una cattedrale, molte più che in Qatar e negli altri Paesi del Golfo. Nondimeno, anche negli Emirati Arabi resta proibito esibire simboli religiosi che non siano quelli musulmani (e di per sé anche l'Islam rifugge le rappresentazioni). E mai, fino alla storica messa di Francesco nello stadio di Abu Dhabi del 5 febbraio 2019, si sono svolte funzioni religiose pubbliche diverse dai riti islamici. Questione di identità e di cultura, prima ancora che di sharia: poteva essere un caso che nessun papa fosse stato in Arabia?

LA SHARIA ALLA BASE DELLA SOCIETÀ

Negli Emirati come in Arabia Saudita, in Qatar come in Bahrein, le conversioni dall'islam al cristianesimo o ad altre fedi sono punibili con la morte: è apostasia, il reato capitale peggiore prima dell'ateismo. Non si può fare proselitismo al contrario, per un musulmano anche avere una Bibbia in casa infrange le regole del Corano. Ma se nella maggioranza degli Stati arabi e mediorientali – a maggioranza musulmana – il rispetto del libro del Profeta è ormai delegato alla sfera privata, ed è tollerata la presenza fisica, anche esplicita, di luoghi e simboli religiosi diversi dall’islam (in Egitto, Tunisia, Libia, Algeria, Siria, Libano, anche in Giordania che resta una monarchia islamica come il Marocco, dove sono ammesse le chiese ma illegali le conversioni), nei regni del Golfo di stretta osservanza il Corano è la base della società.

È stata anche organizzata una conferenza interreligiosa con circa 700 rappresentanti di diverse fedi nel mondo

Francesco con il governatore di Dubai e premier degli Emirati Arabi, Mohammad bin al Maktoum.
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LA CONFERENZA CONTRO L'ESTREMISMO WAHHABITA

La tradizione è religione. Perciò ha un valore straordinario il permesso accordato a Francesco dalla casa regnante di Abu Dhabi e lo ha ancora di più, nella sostanza, la conferenza interreligiosa organizzata il 4 febbraio negli Emirati con circa 700 rappresentanti di diverse fedi nel mondo: nel consesso il papa è spiccato accanto al grande imam di al Azhar, Ahmad al Tayyeb, massimo religioso dell'Egitto, e per i musulmani sunniti la massima autorità teologica e giuridica dell'islam. L'Università del Cairo di al Azhar è da decenni il centro di irradiazione dell'interpretazione dell'islam tollerante e aperta seguita – non facendo notizia – dalla maggioranza dei quasi 2 miliardi di musulmani nel mondo. L'antitesi dell'estremismo wahhabita che è legge di Stato nei regni del Golfo, e che da lì viene propagato da decenni. Al Qaeda e Isis ne sono le degenerazioni.

IL SOMMO PONTEFICE CON IL SOMMO IMAM

Al Tayyeb ha abbracciato Francesco al suo arrivo, e che il sommo pontefice cattolico e il sommo imam islamico abbiano visitato insieme, con gli altri religiosi stranieri, la grande moschea dello sceicco Zayed di Abu Dhabi, nell'anno dedicato dagli Emirati «alla tolleranza», è più che una colossale operazione di marketing. Lo è anche – il papa campeggia nelle aperture dei media arabi in inglese e mai nelle versioni arabe –, ma non solo. Il grande imam al Tayyeb ci ha messo la faccia, mandato probabilmente dall’Egitto che è colonna portante, con gli Emirati Arabi, dell'alleanza strategica a guida saudita che si scontra con il Qatar in Medio Oriente. Un blocco di governi autoritari (e, contestualizzando molto, laicisti) che vuole mostrare agli interlocutori stranieri un'inversione di rotta in politica estera.

Una futura visita papale potrebbe includere l'Arabia Saudita

Arab news

DOPO GLI EMIRATI L'ARABIA SAUDITA?

Solo così si spiegano la sorprendente copertura dei media sauditi – nelle versioni non arabe – del viaggio del papa e l'enfasi che gli viene riservata. Arab News, il primo e più diffuso foglio in lingua inglese stampato a Riad, ha aperto l'edizione cartacea del 4 febbraio con la foto di Francesco e bin Zayed, nella «storica visita inaugurale nel Golfo». Citando indiscrezioni di religiosi del Consiglio islamico degli anziani poi riunito con Francesco, il foglio saudita confezionato per businessmen e diplomatici azzarda che «una futura visita papale potrebbe includere l'Arabia Saudita». Guarda caso, il discusso erede al trono di Riad Mohammad bin Salman, vicinissimo all'omologo bin Zayed, promette all'Occidente di deradicalizzare l'Arabia Saudita, più libertà di costumi e un'applicazione più moderata del Corano, dentro e fuori dal regno.

UN CAMBIAMENTO DALL'ALTO

In effetti, qualcosa sta cambiando in Arabia, pur con metodi riprovevoli e dittatoriali. Francesco è citato su al Arabiya (il media filo-saudita degli Emirati antagonista di al Jazeera in Qatar) come il «papa che si sforza di raggiungere l'islam», ma senza fare sconti: alla vigilia del viaggio apostolico ha ricordato urbi et orbi, da piazza San Pietro, la carneficina in Yemen provocata in larga parte dai bombardamenti dei caccia sauditi e degli Emirati. Mentre i dissidenti vengono arrestati, a Riad bin Salman concede più divertimenti e opportunità alle donne e, nel 2018, ha anche ricevuto per la prima volta alti diplomatici cattolici nel regno. Negli Emirati al confine, le campane delle chiese non possono ancora suonare né i fedeli sfilare, ma nel grande stadio di Abu Dhabi sta per essere celebrata la prima messa pubblica. Di massa e dal papa.

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