M5s Restituzioni
POLVERE DI STELLE
6 Febbraio Feb 2019 0800 06 febbraio 2019

Cosa non torna nelle restituzioni del M5s

Per evitare nuovi scandali, lo scorso agosto è stato creato in segreto un comitato gestito da Di Maio e i capigruppo. Le eventuali eccedenze a fine legislatura finiranno a Rousseau. E addio trasparenza. 

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Da un documento pubblicato dall'AdnKronos si è scoperto che a agosto 2018, in gran segreto, è stato costituito un comitato composto da Luigi Di Maio e i capigruppo di Camera e Senato del M5s, Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli, per - testualmente - «curare attivamente l'organizzazione, l'amministrazione, il coordinamento, la disciplina, la rendicontazione e la gestione delle restituzioni degli stipendi e dei rimborsi». In barba alla trasparenza non è stata data notizia della creazione di questo organismo, una sorta di cassaforte dei cinque stelle, né sul Blog delle stelle, né tantomeno sul sito dell'associazione Rousseau.

Ma perché creare un organo ad hoc per la gestione delle restituzioni degli eletti? Evidentemente, dopo lo scandalo delle Iene sulla falsificazione dei bonifici, il M5s ha deciso di verificare personalmente l'effettiva erogazione. Quindi le somme, prima di finire sul conto per il microcredito del Mef, transitano in un altro conto sotto la supervisione di Luigi Di Maio e dei due capigruppo. Una precauzione per evitare nuovi scandali, quindi, ma la trasparenza che fine fa?

TIRENDICONTO.IT IN AGGIORNAMENTO

A oggi il sito tirendiconto.it (dove venivano pubblicate le rendicontazioni degli eletti) è congelato. «Il sito di rendicontazione dei parlamentari del Movimento 5 stelle è in aggiornamento», si legge. «A breve sarà online la nuova versione». Quel che a oggi sappiamo è che tutti i dati presenti sul sito relativi alla passata legislatura non sono più disponibili. Spariti. Un altro elemento degno di nota presente nel documento costitutivo del comitato è relativo alle eventuali eccedenze che potrebbero risultare a fine legislatura nel c/c delle restituzioni. In questo caso, come previsto dall'articolo 16, andrebbero all'Associazione Rousseau di cui Davide Casaleggio è il presidente e che si occupa di curare l'attività online del M5s sui relativi siti di riferimento.

ADDIO VOTO ONLINE SULLE ECCEDENZE

La creazione di questo nuovo comitato entra però in contrasto con il codice di trattamento economico degli eletti del M5s varato unilateralmente dal blog a giugno del 2018 che prevedeva un voto online al fine di decidere la destinazione delle eccedenze (art.8). Voto online che a oggi non si è visto (come sottolineato dall'avvocato Lorenzo Borré all'Adnkronos). Secondo il nuovo trattamento economico degli eletti del M5s, il finanziamento a Rousseau era infatti già previsto: 300 euro al mese per ogni parlamentare, eurodeputato e consigliere regionale. A oggi, sui conti dell'associazione ci dovrebbero essere 1.015.650 euro. La previsione, a fine legislatura, è di un totale di 5.994.000 euro. Oltre a questi, per i 106 consiglieri regionali è previsto lo stesso tipo di finanziamento ma su un c/c diverso ma sempre gestito da Davide Casaleggio, chiamato Scudo della Rete (art.10). In questo conto, solo nell'ultimo anno, dovrebbero essere stati versati circa 380 mila euro.

UN PO' DI CHIAREZZA SUGLI STIPENDI

Ma cosa cambia per lo stipendio netto dei parlamentari? Addio 3 mila euro al mese. Come dimostrato da un articolo precedente, conti alla mano, quasi nessun onorevole viveva a Roma con 3.000 euro al mese. Ma ne intascavano almeno il doppio pur restituendone buona parte al fondo per il microcredito. Oggi le regole sono cambiate. Nonostante non siano disponibili ancora i bonifici online delle restituzioni, gli eletti pentastellati hanno uno stipendio netto compreso tra i 6.250 e 9.095 euro al mese. I conti si posso fare direttamente dalla tabella esplicativa messa a disposizione nel documento online sul blog delle stelle. A seconda della parte variabile dei rimborsi spese, che possono essere o meno rendicontati senza mostrare i documenti (quindi facilmente gonfiabili) la cifra minima che percepirà ogni eletto è di 6.250 euro al mese per vivere a Roma. A cui si aggiungono 1.000 per «rimborsi eventi M5s», e i 3.690 euro per i collaboratori (di cui il 50% forfettario, anche se il collaboratore non lo si ha). La parte dello stipendio da restituire obbligatoriamente per ogni parlamentare ammonta invece a 2.000 euro al mese, da versare sul fondo per il microcredito (ma che da oggi transiteranno sul c/c gestito da Di Maio). Da inizio legislatura il totale dovrebbe ammontare ad almeno 26.307.000 di euro.

LA POLITICA A COSTO ZERO? NON ESISTE, NEMMENO PER IL M5S

Se da un lato il M5S si vuole tutelare dai possibili "furbetti dei bonifici”, dall'altro, accentrando su un unico c/c in loro gestione tutti i soldi delle restituzioni, non ci sarà più nessun organo terzo che potrà verificare l'effettivo versamento di quelle somme. Somme che a fine legislatura (se in eccedenza) affluiranno sui conti di Rousseau. Come se quasi 6 milioni di euro in cinque anni non fossero già abbastanza. Una cosa è certa: la politica a costo zero (slogan tuttora ripetuto dal M5s) non esiste per nessuno.

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