Salvini Bonafede Indagati Video Battisti

Perché Salvini e Bonafede sono indagati per il video di Battisti

La Procura di Roma ha girato gli atti al tribunale dei ministri, chiedendo però l'archiviazione. Come denunciato a suo tempo dall'associazione Antigone, è stato violato l'articolo 114 del codice di procedura penale.

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I ministri Matteo Salvini e Alfonso Bonafede sono indagati per il video celebrativo della cattura e dell'estradizione in Italia del terrorista Cesare Battisti, secondo quanto riporta Repubblica. Le ipotesi di reato riguardano la mancata tutela della dignità della persona arrestata. La Procura di Roma ha già trasmesso gli atti al tribunale dei ministri e, tuttavia, ha chiesto l'archiviazione con la motivazione che mancherebbe il dolo da parte dei due esponenti di governo. La questione, quindi, dovrebbe chiudersi a breve ma, tuttavia, il caso Diciotti ha già dimostrato come il tribunale dei ministri possa muoversi in direzione diversa da quella proposta dalla Procura.

VIOLATO L'ARTICOLO 114 DEL CODICE DI PROCEDURA PENALE

Come aveva fatto notare l'associazione Antigone in occasione della pubblicazione del video, è stato violato l'articolo 114 del Codice di procedura penale che vieta la pubblicazione de «l’immagine della persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica». Inoltre l'articolo 42 bis dell’Ordinamento penitenziario prescrive l’adozione di «opportune cautele per proteggere» gli arrestati «dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità». La Procura si è mossa dopo che è stato presentato un esposto, esposto che la Camera penale di Roma aveva annunciato lo scorso 16 gennaio dopo che l'Unione delle Camere penali, a sua volta, aveva dichiarato: «Quanto accaduto il 15 gennaio in occasione dell'arrivo a Ciampino del detenuto Battisti è una pagina tra le più vergognose e grottesche della nostra storia repubblicana. È semplicemente inconcepibile che due Ministri del Governo di un Paese civile abbiano ritenuto di poter fare dell'arrivo in aeroporto di un detenuto, pur latitante da 37 anni e finalmente assicurato alla giustizia del suo Paese, una occasione, cinica e sguaiata, di autopromozione propagandistica».

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6 Febbraio Feb 2019 0923 06 febbraio 2019
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