Tav Torino Lione Analisi Costi Benefici

L'analisi costi benefici boccia la Tav Torino-Lione

Anche se manca ancora l'ufficialità, ci sarebbe uno squilibrio di sette miliardi. Ma c'è da tenere conto dei rimborsi e della questione dei pedaggi. Salvini: «Bizzarro che io non l'abbia ancora vista».

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L'analisi costi-benefici sulla Tav Torino Lione è stata consegnata alle autorità francesi mentre, ha dichiarato Matteo Salvini, «io, da vicepresidente del Consiglio che rappresenta gli italiani non ce l'ho. Questo è abbastanza bizzarro...». Gli replica Luigi Di Maio: «Non l'ho letta nemmeno io», e, più tardi, Toninelli ha chiesto «di pazientare 24 ore». Secondo quanto riportato dalla Stampa, tuttavia, l'analisi costi-benefici indicherebbe uno squilibro di circa sette miliardi, numeri che sarebbero in linea con le anticipazioni dei giorni scorsi quando fonti del M5s, mentre infuriava lo scontro con la Lega, avevano parlato appunto di un risultato fortemente negativo. Numeri tali dovrebbero essere decisivi per la bocciatura dell'opera, nonostante siano già stati scavati chilometri di gallerie propedeutiche all'opera e già 9 chilometri del tunnel di base, ma in realtà la vicenda non è così limpida.

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L'INCOGNITA DEI COSTI DI PEDAGGI E ACCISE SULLA BENZINA

Come scrive il Corriere della Sera, infatti, a Parigi sarebbe stata consegnata solamente l'analisi costi-benefici tecnica, non invece la parte giuridica riguardante i costi per eventuali penali, finanziamenti da restituire all'Unione europea, come ha minacciato Bruxelles nei giorni scorsi, rimborsi ai costruttori. Questi extra-costi possono pesare in maniera significativa e determinare l'opportunità di continuare l'opera. Ma c'è poi un secondo aspetto da tenere in conto: così come per il Terzo valico, l'analisi della squadra guidata da Marco Ponti tiene conto, tra i fattori che rendono poco conveniente la costruzione dell'opera, i futuri mancati introiti di pedaggi autostradali e accise sulla benzina. Una scelta tecnica che però non tiene conto degli extrabenefici ambientali, che non si possono conteggiare ma che sono determinanti per una scelta politica.

SALVINI: «QUERELO CHI PARLA DI SCAMBIO CON IL CASO DICIOTTI»

Intanto infuria ancora una volta la polemica politica. L'analisi, scrive il Mit in una nota di replica a Salvini, «viene preliminarmente condivisa con gli interlocutori diretti rispetto al progetto, che è regolato da un trattato internazionale, ossia Francia in prima battuta e Commissione Ue subito dopo. Successivamente e a strettissimo giro verrà condivisa in seno ai due contraenti del patto di governo», per poi aggiungere che «M5S e Lega sono in perfetta simmetria informativa sul dossier». Frase bizzarra, visto che il ministro dei Trasporti è del M5s e che, a meno di essersi sdoppiato, è a conoscenza diretta del dossier e dei numeri prodotti dalla squadra di Ponti. Che la tensione sia alta lo mostra anche il nervosismo di Salvini che è sbottato su un possibile scambio tra autorizzazione a procedere e via libera alla Tav: «Il prossimo che ne parla lo querelo. Io sono assolutamente tranquillo».

PER DI MAIO «L'IMPORTANTE È COLLEGARE GLI ITALIANI TRA DI LORO»

Intanto arriva la replica di Di Maio a Salvini, sempre in chiave sovranista: «Stia tranquillo, neanche io l'ho letta l'analisi costi-benefici. Però, io quando mi sveglio penso al fatto che da Roma a Pescara ci vogliono 7 ore in treno, non mi sveglio pensando a un buco per collegare Torino-Lione. Non mi sveglio pensando a come collegare meglio italiani e francesi, ma a come collegare meglio italiani e italiani».

6 Febbraio Feb 2019 1120 06 febbraio 2019
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