Festival Di Sanremo
Sanremo
Spot Reddito Di Cittadinanza Quota 100 Sanremo 2019
Politica
7 Febbraio Feb 2019 0236 07 febbraio 2019

La polemica sugli spot governativi durante Sanremo 2019

Nella seconda serata del Festival sono andate in onda due pubblicità su reddito di cittadinanza e quota 100. Il Pd ha attaccato Lega e M5s: «La Rai deve essere imparziale».

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Senza polverone politico che Sanremo sarebbe? Così anche nella seconda serata dell'edizione 2019 del Festival non è andato tutto liscio. Prima Claudio Bisio e Michelle Hunziker hanno cantato sul filo della satira politica la «lega dell'amore finanziata coi baci e con i sentimenti» (messaggio ai 49 milioni che deve restituire il Carroccio?), poi Pio e Amedeo se la sono presa con il Partito democratico («per tenerceli buoni abbiamo inviato un cestino a tutti gli elettori, erano meno dei candidati») e con Silvio Berlusconi («Ci proverà con le Europee, anche perché quando ci ha provato con le nordafricane è successo un casino»). Ma a scatenare le accuse più accese contro il governo gialloverde da parte delle opposizioni è stato qualcosa che non è andato in onda durante la kermesse canora sul palco dell'Ariston. Bensì negli intermezzi pubblicitari.

L'esecutivo formato da Lega e Movimento 5 stelle infatti ha voluto usare la potenza di fuoco di Sanremo - che conta su un bacino d'utenza di 10 milioni di spettatori, stando ai dati di ascolto della prima serata - per sponsorizzare le sue misure-bandiera: il reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni. E così - per la verità ben oltre la mezzanotte - sono andati in onda due spot che spiegavano i vantaggi dei provvedimenti. In particolare quello sul reddito alla fine recitava: «Una rivoluzione per il mondo del lavoro».

Violazione violenta e arrogante del ruolo imparziale che il servizio pubblico è chiamato a svolgere. Bisogna accertare tutti i livelli di responsabilità

Antonello Giacomelli del Pd

La cosa però non è piaciuta affatto al Pd. Che con le parole del deputato dem Antonello Giacomelli, vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai, ha attaccato il governo: «Mandare in onda i due spot è sarebbe grave e una violazione violenta e arrogante del ruolo imparziale che il servizio pubblico è chiamato a svolgere», aveva detto parlando dell'eventualità che fossero trasmessi. Cosa che poi è puntualmente accaduta. «Un fatto del genere dopo i casi di Grillo e di Povera Patria non potrebbe rimanere senza conseguenze a partire dall'accertamento di tutti i livelli di responsabilità. In tutte le sedi comprese quelle della responsabilità verso la Corte dei conti e gli altri organi di vigilanza».

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