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Politica
9 Febbraio Feb 2019 0919 09 febbraio 2019

Quali sono i fronti possibili dello scontro tra Italia e Francia

Da Alitalia a Fincantieri, passando attraverso la Tav ma anche le saline di Margherita di Savoia. Ecco le partite aperte, che portano fino al seggio Onu e alla Difesa comune.

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Non ci sono solo la Tav, i gilet gialli, i migranti o i rapporti con il Sud del Mediterraneo in genere ad allontanare l’Italia dalla Francia. Pronti a scoppiare potrebbero esserci nuovi “casi”, sia sul fronte industriale e delle relazioni commerciali, sia su quello diplomatico europeo e internazionale. I primi campanelli d’allarme sono giù suonati, come nel caso dell’interessamento di Air France-Klm per Alitalia, con Parigi che sembra ora intenzionata a sfilarsi dalla cordata di salvataggio della ex compagnia di bandiera. Anche sul fronte della cantieristica navale potrebbero arrivare brutte notizie riguardo l’acquisizione di Stx France da parte di Fincantieri: l’operazione sembrava cosa fatta, ma la Commissione europea ha avviato un’istruttoria sull’operazione, su richiesta delle autorità d’Oltralpe. A complicare la situazione ci potrebbero essere le scelte in politica estera: l’Italia, dopo aver appoggiato il progetto di difesa europea (portato avanti da Parigi), ne è rimasta fuori, mentre rischia di rimanere isolata nel chiedere un seggio al consiglio di Sicurezza Onu per l’Unione europea. Ma come spesso accade in questi casi, quando un governo assume una posizione ferma nei confronti di un altro si può innescare una serie di reazioni a catena, delle quali è difficile indicare l’esito finale. Ecco i possibili fronti di nuovi contrasti.

FINCANTIERI RISCHIA DI PERDERE IL "BOCCONE" STX

Il primo segnale negativo dell’apertura di un nuovo contenzioso arriva dalle cessioni industriali incrociate. L’acquisizione di Stx France da parte di Fincantieri, che un anno fa esatto aveva visto la firma con lo Stato francese dell’accordo di compravendita del 50% di Stx France (operatore leader nel comparto navale) per quasi 60 milioni di euro, rischia di saltare. E’ stata proprio la Francia a presentare domanda alla Commissione europea perché avviasse un’istruttoria alla luce del regolamento europeo sulle concentrazioni industriali. Una marcia sulla quale il vicepremier Salvini si è detto pronto a dare battaglia, nonostante Parigi abbia smorzato i toni, smentendo che si tratti di ritorsione politica.

SE LE SALINE FINISCONO IN MANI FRANCESI

A fare da contraltare c’è un’altra situazione potenzialmente esplosiva: quella delle saline di Margherita di Savoia, in Puglia, le più grandi d’Europa che rischiano di finire nelle mani della francese Salinis Spa. La multinazionale d’Oltralpe si sarebbe aggiudicata la gara indetta da Monte dei Paschi di Siena per la cessione di crediti da 16,7 milioni concessi al gruppo Salapia-Atisale, che gestisce le saline, spingendo i sindacati a presentare appositi dossier sui tavoli dei vicepremier Di Maio e Salvini, e alla Regione Puglia.

CADUTA LIBERA ALITALIA

Ma il primo passo verso nuovi attriti è arrivato nelle ultime ore, con la Francia che avrebbe deciso di uscire dalla cordata Ai France-Klm insieme a Delta per il rilancio di Alitalia, evitando il rischio di nazionalizzazione della ex compagnia di bandiera. Secondo gli analisti, tra i due Paesi sarebbe proprio l’Italia a rimetterci maggiormente, soprattutto sul lungo periodo. Se il dossier sui costi e benefici della Tav può avere ripercussioni immediate, come la richiesta di restituzione dei fondi e il pagamento delle penali, ben più pesanti potrebbero essere le conseguenze nel medio-lungo termine (dai 2/5 ai 10 anni e oltre) per altri accordi in bilico.

LA DIFESA EUROPEA... SENZA L'ITALIA?

Creare terreni di scontri con altri partner europei, come Spagna, Francia e Germania sulla questione migranti o sul Venezuela, implica un isolamento che richiede anche una certa prontezza e forza nell’affrontarne gli effetti. L’Italia rischia nuove frizioni anche sul delicato tema della difesa europea, che sta assumendo sempre più importanza. Dal 2017 sono in corso trattative per la creazione di una forza di difesa europea, con la Francia che ha lanciato “l’iniziativa europea d’intervento”, inizialmente con l’appoggio italiano. Al momento, però, il progetto è partito con la firma di 9 Paesi (Belgio, Estonia, Finlandia, Francia, spagna, Germania, Portogallo, Danimarca, Regno Unito e Olanda), dopo il passo indietro critico di Roma. Il paradosso è che uno dei protagonisti e promotori di questa attività militare è stato ed è l’Alto Commissario per gli Affari Esteri, Federica Mogherini, italiana, anche se nel suo ruolo difende gli interessi europei. Si tratta di un progetto nato nell’ambito della cornice Nato, ma che potrebbe in futuro diventare autonomo e dotare l’UE di una propria difesa indipendente. Invece l’opposizione all’iniziativa francese rischia di isolare ulteriormente l’Italia, nonostante sia impegnata in teatri che godono del “mantello” Nato, come l’Afghanistan, il Libano e il 5+5 (nel Sahel sud sahariano).

LA BATTAGLIA PER IL SEGGIO EUROPEO ALL'ONU

Come se non bastassero i contrasti europei, anche in sede Onu si rischia un nuovo scontro, riguardo il seggio che la Francia ha annunciato di voler chiedere per la Germania all’interno del Consiglio di Sicurezza e al quale l’Italia ha ribattuto con la necessità di assegnare piuttosto un posto all’Unione europea. Quella francese, in realtà, è apparsa più come una provocazione, mentre la richiesta di Roma di un seggio per l’Europa è giustificata e non del tutto nuova: da una ventina d’anni si discute di questa possibilità, ma allora perché il rappresentante italiano non ha avanzato la proposta in occasione dell’Assemblea generale dello scorso settembre all’Onu? Il momento sarebbe favorevole anche alla luce della Brexit e dell’uscita del Regno Unito dall’Ue. Il fatto di aver rilanciato l’opzione solo dopo le dichiarazioni francesi è suonato più come un modo per ribattere, contrastando la posizione di Parigi. In questa fase delicata, dunque, ha assunto ancora più valore il monito del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha sottolineato l’esigenza di ricucire e ricucire in fretta, tenendo presente che l’Unione europea rappresenta una cessione di sovranità nazionale a un’autorità sovraordinata, la stessa alla quale si fa appello quando si tratta, ad esempio, di gestire la suddivisione delle quote di migranti.

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