Sinistra Pd Alleanza Calenda Di Maio

La sinistra pensi a una alleanza larga e lasci Di Maio alle sue rovine

Dopo la firma del Pd al manifesto di Calenda ora serve aggregare altre forze civiche di varia natura. Il M5s deve invece essere lasciato al suo lento e inesorabile declino.

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Matteo Orfini ha annunciato che l’intero Pd ha firmato o firmerà il manifesto di Carlo Calenda. Se non verrà smentito, è un passo avanti. Adesso spetta a Calenda non iniziare la solita solfa su chi può firmare o chi no. Lasci stare questi giochini a Roberto Giachetti che è il più grande specialista mondiale nel perdere voti. La sottoscrizione del manifesto Calenda è il primo passo per costruire un’alleanza ancora più larga che deve comprendere forze civiche di varia natura, realtà emerse in questi anni, come la lista Pizzarotti, ma non potrà funzionare se non aggregherà a sinistra.

Il manifesto è già stato firmato da Enrico Rossi, presidente della Toscana e fondatore di Articolo 1, ma la regola «nessun nemico a sinistra» va fatta valere verso tutti, con l’unica riserva verso chi a sinistra vuole giocare con il bambolotto di pezza (fonte Fabio Mussi) dell’identità: può farlo, ma da solo. Alcuni avranno la tentazione nei prossimi giorni o settimane di rivolgere lo sguardo dalle parti dei cinque stelle, massacrati in Abruzzo secondo una tendenza che rispecchia i sondaggi nazionali. La penso come era scritto sul Libretto Rosso: bastonare il cane che annega, anche se mi rendo conto che con la sensibilità di oggi, assai poco rivoluzionaria, questo povero cane lo salverei.

DI MAIO È UN LEADER ORMAI ROVINATO

Tuttavia è bene dirsi subito alcune cose sui cinque stelle. Matteo Salvini non vuole la crisi di governo. Starà attaccato come una cozza a Luigi Di Maio perché ritiene prematuro abbracciare Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi e perché ha altri voti da rubare al M5s. Di Maio è rovinato, se esce dal governo nel movimento lo processano, se resta al governo e Salvini non gli dà un regalino, diventa una barzelletta (vedete come realtà e fantasia spesso si riconnettono?). L’ultima cosa che può venire in mente a Di Maio è di guardare a sinistra. Potranno farlo altri suoi soci del partito in fase di sgonfiamento. Ma su quale linea? Chi vuole rompere con Salvini sceglierà una strada iper-giustizialista (lo ripeto: la sinistra lasci da soli Berlusconi e Di Maio a votare sulla processabilità del leader della Lega, sono beghe loro), di blocco delle opere pubbliche, di spesa allegra. Che se ne fa di simili alleati una sinistra con le pezze al culo che tenta di ricucirsi un abito decente?

Nicola Zingaretti e Maurizio Martina.

IL CENTROSINISTA DEVE SCEGLIERE UN NUOVO NOME E NUOVO LEADER

Restano per chi firmerà il manifesto promosso da Calenda il tema del nome e il tema del leader. Il nome deve ricordare l’Europa. Inutile girarci attorno. Bisogna scommettere su quanto resiste di fantasia europeista nel Paese e su quelle fasce di cittadini del Nord che non vogliono la decrescita. Il leader va trovato in una figura rappresentativa, preferibilmente femminile (non Federica Mogherini né la Laura Boldrini, per capirci), assai combattiva. C’è ancora un po’ di tempo. L’importante è che le liste non siano fatte dei soliti noti e non siano interpretabili come renziane o anti-renziane. Ci sono persone che non nomino, e pregherei Calenda di imitarmi, che devono capire da sé che questo giro non possono correre. Mettete i Bartòlo invece, mettete quelle signore che hanno mobilitato le piazze di Roma e Torino, mettete lavoratori e giovanissimi. Mettetevi a caccia, insomma, di facce nuove.

12 Febbraio Feb 2019 0853 12 febbraio 2019
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