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Politica
12 Febbraio Feb 2019 1050 12 febbraio 2019

Com'è andato il vertice di governo su Tav Torino-Lione e Venezuela

Assente Di Maio. E Salvini snobba la relazione costi-benefici sulla grande opera: «Ancora non l'ho letta». Ma c'è l'intesa per sostenere l'organizzazione di nuove elezioni nel Paese sudamericano.

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Vertice di maggioranza a Palazzo Chigi, ma senza il vicepremier Luigi Di Maio. La riunione è durata circa un'ora e ha visto la partecipazione del premier Giuseppe Conte, del ministro dell'Interno Matteo Salvini, del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, di quello per i Rapporti con il parlamento Riccardo Fraccaro e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. All'ordine del giorno la crisi in Venezuela, le tensioni con la Francia e il dossier della Tav Torino-Lione. Ecco su quali temi è stata trovata una intesa e su quali, invece, restano divergenze.

RIMANE IL DISACCORDO SULLA GRANDE OPERA

Per quanto riguarda l'alta velocità ferroviaria, la relazione costi-benefici del ministero dei Trasporti è stata consegnata l'11 febbraio ai due vicepremier ed è disponibile online sul sito del ministero. Ma Salvini, arrivando a Palazzo Chigi, ha detto ai giornalisti: «Non l'ho ancora letta, spero di farlo oggi». Una dichiarazione che sembra mirata a ridurre l'importanza che il M5s attribuisce invece a questo documento per decidere il destino della grande opera.

INTESA PER UNA MOZIONE COMUNE SUL VENEZUELA

Per quanto riguarda invece la crisi in Venezuela, M5s e Lega hanno trovato un'intesa. I due partiti di maggioranza hanno infatti messo a punto una mozione che impegna il governo «a sostenere gli sforzi diplomatici anche attraverso la partecipazione a fori multilaterali, al fine di procedere, nei tempi più rapidi, alla convocazione di nuove elezioni presidenziali che siano libere credibili e in conformità con l'ordinamento costituzionale». La mozione sarà presentata in parlamento per essere votata. In ogni caso, il ministro Moavero ha chiarito che l'esecutivo italiano «chiede al più presto nuove elezioni presidenziali democratiche in Venezuela».

«Il governo è preoccupato per l'emergenza umanitaria e sta operando per fornire soluzioni non conflittuali», ha detto Moavero riferendo alla Camera sulla questione. «Il governo considera inaccettabile e condanna fermamente ogni tipo di violenza e si esprime a favore di una soluzione pacifica ed è assolutamente a favore dell'arrivo e delle distribuzione di aiuti umanitari indispensabili di fronte alla tragedia che sta subendo il popolo del Venezuela». «Il governo», ha aggiunto ancora il titolare della Farnesina, «ritiene che le scorse elezioni presidenziali non attribuiscono legittimità democratica a chi ne è uscito vincitore, cioè Nicolas Maduro». E proprio del leader chavista ha parlato un esponente del M5s, Cristian Romaniello: «Nel dibattito politico ci sono pericolose strumentalizzazioni da parte dei partiti che non argomentano il loro sostegno a Guaidó ma attaccano il M5s sostenendo che appoggia Maduro. Il M5s non appoggia Maduro». Nel corso del dibattimento Montecitorio ha dedicato anche un lungo applauso alla delegazione di parlamentari venezuelani che seguiva i lavori dell'Aula dalle tribune. Alcuni di loro hanno risposto con il pugno chiuso.ù

LA CAMERA APPROVA LA RISOLUZIONE

Dopo la fase dibattimentale è arrivato anche il voto dell'Aula che ha approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del ministro degli Esteri Moavero. Il testo è stato approvato con 266 voti a favore, 205 contrari e nove astenuti (i deputati di Leu). Tutte respinte dall'Assemblea di Montecitorio le altre risoluzioni che sono state poste in votazioni e presentate da parte delle opposizioni.

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