Regionali 2019
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Luigi Di Maio Alleanze M5s

L'ultimo schiaffo di Di Maio agli attivisti

Il capo politico M5s sostiene che ci si debba presentare solo dove si è pronti. Così manca di rispetto agli eletti sul territorio che si trovano all'opposizione. E rottama il mito della politica dal basso di Beppe Grillo. 

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Dopo il deludente risultato alle elezioni regionali abruzzesi che ha visto il M5s fermarsi al 20% dei consensi, Luigi Di Maio ha ipotizzato un cambio di strategia. L'ha fatto direttamente dal Blog delle stelle, con un post che comincia così: «Ogni volta che il Movimento 5 stelle ottiene alle elezioni locali un risultato inferiore a quello delle Politiche, c’è chi non parla d’altro che della sua fine imminente». Oltre a questo dice altre cose importanti. La prima: apre alle alleanze locali con le liste civiche, smontando ulteriormente il dogma del M5s già messo in discussione con l'intesa post.elettorale con la Lega. Di Maio definisce questa scelta come «la verità che tutti sappiamo all'interno del M5s ma che non ci vogliamo dire», in realtà è una mossa a cui è spinto visti i numerosi flop alle Amministrative, in cui va ricordato il M5s non ha mai brillato.

La seconda è racchiusa nel passaggio in cui Di Maio scrive: «Questo vuol dire pure che dove non siamo pronti dobbiamo smetterla di presentarci». Se questa frase venisse letta assieme all'incipit del post si dedurrebbe che il M5s interpreta la politica come "vincere, oppure meglio non partecipare". Per essere pronti Di Maio infatti intende "dove possiamo vincere”, altrimenti non considererebbe il 20% conquistato in Abruzzo una sconfitta. Forse sarebbe da considerarsi una sconfitta una percentuale nettamente inferiore, come quella ottenuta alle Regionali della Calabria nel 2014 dove il M5s prese il 5% a fronte di un 25% alle Politiche dell'anno precedente. Non presentarsi dove non si può vincere serve a evitare che i media scrivano che il M5s è alla frutta. Una mossa per scongiurare un clima di sfiducia nell'opinione pubblica ogni qualvolta il M5s ottiene risultati al di sotto delle aspettative. Il che, in termini di marketing elettorale, potrebbe far fuggire i voti verso il carro del vincitore (che oggi è Matteo Salvini). Peggio di questa politica del marketing, è la totale mancanza di rispetto per tutti gli attivisti che stanno sul territorio, soprattutto verso gli eletti nei Consigli comunali e regionali che siedono all'opposizione. Di Maio sta dicendo a queste persone che non contano nulla, che la politica si fa in tivù e sui social e che l'impegno dal basso è solo uno slogan da accantonare.

QUANDO BEPPE GRILLO ESALTAVA LA POLITICA DAL BASSO

Era proprio Beppe Grillo che nel 2009, presentando le prime liste civiche, esaltava la politica dal basso, quella del cittadino comune che nel tempo libero lottava (a costo zero) contro la Casta dei partiti e che con una webcam in Consiglio comunale avrebbe mandato in crisi la maggioranza. In tanti ci hanno creduto. Con questo “nuovo corso” Di Maio ha fatto intendere che stare all'opposizione a livello locale è inutile, meglio non presentarsi per nulla. È la nuova politica fatta dal voto online, dal win for life, dai like sui social, dalle foto con il leader e dalle amicizie che contano all'interno del partito.

LE LISTE CIVICHE DICANO NO A DI MAIO

Chi c'è rimasto sui territori se l'unico ruolo a cui il M5s dà valore è l'onorevole? Chi si metterà in gioco nel proprio Comune se sa di non poter vincere ma al massimo passare lo sbarramento? Se per Di Maio la realtà locale avesse ancora un valore, se il suo obiettivo fosse realmente fare politica seriamente incontrando le categorie, il mondo del sociale e gli amministratori (come lui stesso scrive), non avrebbe mai incoraggiato una scalata interna al partito basata sulla fedeltà. E tantomeno avrebbe acconsentito alle espulsioni di migliaia di iscritti che sul territorio ci stavano per davvero ma che avevano il vizio di dire la loro e a volte anche di criticare le sue scelte o quelle di Grillo. Molte di queste persone prese in giro e mortificate dal M5s non hanno smesso di fare politica e in questi anni sono andate a ingrossare le file di molte liste civiche con le quali adesso Di Maio si vorrebbe alleare per puro fine elettorale. È presumibile pensare che da parte delle liste civiche formate da persone serie, preparate e intellettualmente oneste, non arrivi alcun ok a un'alleanza con la politica dell'apparire.

14 Febbraio Feb 2019 1230 14 febbraio 2019
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