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Lo scontro tra M5s e Lega sull'autonomia per le Regioni del Nord

I grillini vogliono discutere in parlamento gli accordi. E chiedono che il fabbisogno non sia legato al gettito fiscale regionale. Sala: «Fermatevi e spiegate».

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Sull'autonomia delle Regioni è scontro aperto tra il Movimento 5 stelle la Lega che esprime il ministro per gli Affari regionali Erika Stefani. Mentre le bozze sull'autonomia per Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna sono attese in Consiglio dei ministri e prevedono l'impossibilità di presentare emendamenti, i parlamentari grillini che puntavano a modificare in parlamento gli accordi hanno presentato un proprio dossier sull'argomento. La Stefani ha detto: «È difficile che i disegni di legge siano emendabili dopo l'intesa» con le Regioni interessate, ma «ci sarà un confronto in parlamento prima della firma». Per i pentastellati «qualunque percorso di autonomia non può prescindere dalla prioritaria individuazione dei Lep», ossia dei Livelli essenziali delle prestazioni, per evitare che «ci siano cittadini di serie A e di serie B». Il vicepremier Matteo Salvini è subito intervenuto per fugare questi timori: «Non ci saranno cittadini di serie A e di serie B. Chi dice queste cose non ha letto le bozze».

STEFANI: «NON DOBBIAMO AVERE PAURA DI CAMBIARE»

La Stefani poi è tornata sulla questione: «Sono delusa per le ricostruzioni sbagliate, ma determinata ad andare avanti. Ogni allarmismo è del tutto infondato. Ribadiamo il nostro totale rispetto del percorso indicato dalla Costituzione, dei livelli essenziali delle prestazioni e dei bisogni di tutti i territori. Non toglieremo niente a nessuno. Preciso anche che un coinvolgimento condiviso del parlamento ci sarà. Comprendo i timori per la novità, ma non dobbiamo avere paura di cambiare per trovare le soluzioni migliori per risolvere problemi che oggi sono oggettivi».

Il ministro per gli Affari regionali Erika Stefani, impegnata nella questione dell'autonomia alle Regioni.
Ansa

ANCHE LA CAMPANIA CHIEDE AUTONOMIA: MA SU QUALI MATERIE?

Il governatore campano Vincenzo De Luca ha comunicato il 15 febbraio di aver formalizzato «con una lettera al presidente del Consiglio la richiesta di autonomia differenziata anche per la Campania». Il problema è che dal ministero per gli Affari regionali e le autonomie hanno fatto sapere che «dalla regione Campania risulta agli atti una richiesta del febbraio 2018, nella precedente legislatura, che non precisa gli ambiti e le materie per cui attivare la richiesta».

Il governatore della Campania Vincenzo De Luca.
ANSA

IL PALETTO DEL M5S SUI FABBISOGNI STANDARD

I grillini in un documento hanno scritto: «Il Movimento 5 stelle è favorevole a un processo di autonomia soltanto a patto che questo sia solidale e cooperativo. Il trasferimento di funzioni, infatti, non può e non deve essere un modo per sbilanciare l'erogazione di servizi essenziali a favore delle regioni più ricche». Un altro paletto riguarda i fabbisogni standard, che subentreranno dopo tre anni in cui varrà la spesa storica: «Anche su questo punto, quindi, conviene essere chiari. Il M5s non può accettare un calcolo dei fabbisogni standard legati alla capacità fiscale delle Regioni che stanno chiedendo maggiori autonomie. E si badi bene: siamo contrari perché l'esito finale non potrebbe che essere anticostituzionale».

IL NODO DEL GETTITO FISCALE

Di qui la necessità di definire prima i Lep, i livelli essenziali di prestazioni, che garantiscono i pari diritti ai residenti in tutte le Regioni. «Il conteggio dei fabbisogni, per funzionare, si deve basare sulle oggettive esigenze di un territorio e di una popolazione, senza introdurre elementi in contrasto con la Carta costituzionale come l'attribuzione di maggiori fabbisogni dove c'è maggiore gettito fiscale. Altrimenti non si capisce perché non si proponga altresì di «regionalizzare» anche il debito pubblico italiano, facendolo «pagare» in proporzione alla ricchezza prodotta da ciascuna Regione e alla residenza territoriale dei possessori dei titoli di Stato.

IL SINDACATO DELLA SCUOLA: «COSÌ SI DISTRUGGE L'UNITÀ»

Le maggiori sigle sindacali del mondo della scuola, Fic Cgil, Cisl scuola, Uil Scuola Rua, Gilda Unams, Snals Confsal, Cobas, Unicobas Scuola hanno espresso il «più netto dissenso riguardo alla richiesta di ulteriori forme di autonomia in materia di istruzione avanzata dalle Regioni Veneto, Emilia e Lombardia. Si tratta di un'ipotesi che pregiudica la tenuta unitaria del sistema nazionale». Si chiede la mobilitazione «per fermare un disegno politico disgregatore dell'unità e della coesione sociale».

L'EMILIA-ROMAGNA: «NO ALLA REGIONALIZZAZIONE DEI DOCENTI»

Patrizio Bianchi, assessore regionale alla scuola dell'Emilia-Romagna, a proposito delle polemiche sul sistema scolastico ha risposto: «La nostra proposta di autonomia organizzativa sulla scuola rende più forte l'unità. È diversa da quella di Lombardia e Veneto: non vogliamo la regionalizzazione dei docenti, ma non vogliamo neanche accettare l'esistente che precarizza la vita della scuola».

IL SINDACO SALA: «FERMATEVI E SPIEGATE»

In un video su Facebook il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha spiegato: «Lo devo confessare, non ho capito esattamente di cosa si stia parlando. Questa autonomia è avvolta in un mistero quindi il mio appello molto semplice è fermatevi e discutiamo. Chiarite agli italiani di cosa si sta parlando e credo che nessuno si mette preconcettualmente contro. Però chiarite. Sto facendo in modo che Milano in questa fase venga tutelata, perché fino a prova contraria noi la carretta la stiamo tirando eccome».

Tre osservazioni sull'autonomia e la difesa di Milano

Geplaatst door Beppe Sala op Vrijdag 15 februari 2019

FICO: «IL PARLAMENTO ABBIA UN RUOLO CENTRALE»

Il presidente della Camera Roberto Fico, arrivando a Napoli per un convegno promosso dalla Cisl, è intervenuto nel dibattito sull'autonomia delle Regioni: «Dico solo che è importante, importantissimo, che il parlamento abbia un ruolo centrale nella questione delle autonomie. Non può avere un ruolo marginale in un'attività così importante. Noi abbiamo nella nostra Costituzione l'equa distribuzione delle risorse, quindi da questo punto di vista non deve accadere niente».

Aggiornato il 15 febbraio 2019 14 Febbraio Feb 2019 2014 14 febbraio 2019
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