Regionali 2019
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Matteo Salvini Lega Elezioni Regionali Sardegna 2019

La strategia della Lega alle elezioni regionali 2019 in Sardegna

Il Carroccio corre per la guida dell'isola. Alleato col Partito sardo d'azione di Solinas, ma da "separati in casa". Tra dissidenti, epurati e la rivolta del latte da cavalcare. Il piano di Salvini.

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In principio fu il Carroccio in salsa sarda, dopo quasi 10 anni invece la Lega corre direttamente per la guida dell'isola, alleata già dalle Politiche 2018 con lo storico Partito sardo d'azione. Sarebbe il primo presidente verde in una Regione del Mezzogiorno. Alle elezioni regionali del 24 febbraio 2019 Christian Solinas è il candidato scelto dal centrodestra (a suo supporto 11 liste: da Forza Italia ai Riformatori più le civiche). L'accordo tra i due partiti risale a gennaio 2018 e ha consegnato a Solinas un seggio blindato da senatore nel collegio Lombardia 4.

NEL LOGO I QUATTRO MORI E NUOVI SLOGAN

Cosa è cambiato dagli esordi della Lega nell'Isola? Il primo embrione si registrò in Gallura, poche centinaia di tessere, con contagio in Ogliastra (grazie a un ex sardista, era un primo segnale) e un certo sostegno nel Sassarese con le coraggiose prime candidature alle Amministrative. Sono diversi i simboli: nei primi loghi Alberto da Giussano era accompagnato dalla sagoma del nuraghe verde, ora - in alcune varianti - ci sono solo gli universali quattro mori e l'immediato richiamo agli alleati (o nulla). E sono cambiati anche gli slogan: da "Roma ladrona" a "Padania libera"; non si cita quasi più la declinazione Nord (né "Sardinia") anche se nello statuto del partito resta l'intestazione «per l'indipendenza della Padania».

Il camion vela con la faccia sorridente di Salvini (e senza quella del candidato Solinas).

IN ALCUNI COMIZI SOLINAS NON È NEMMENO SALITO SUL PALCO

Resiste, invece, il debole per la declinazione locale: e così il salviniano "prima gli italiani" è diventato "prima i sardi" con l'aggiunta dell'hashtag. Il traino del ministro dell'Interno è ritenuto fondamentale al punto da far circolare i camion vela con suo il volto sorridente - su sfondo mare - accompagnato dal nome di Solinas e il solo simbolo della Lega. In alcuni comizi di gennaio, in vista del test delle Suppletive (con volata alle Regionali) addirittura il candidato sardo non è salito sul palco. E sui social circolano i meme con l'immagine di un volto Solinas-Salvini.

Il manifesto leghista "prima i sardi".

ACCORDO PER PUNTARE AL DESIDERIO NUMERO UNO: PIÙ AUTONOMIA

A inizio 2018 l'accordo tra Lega e Psd'Az è stato presentato dallo stesso Salvini come «un accordo culturale, non elettorale». L'obiettivo era puntare al desiderio dei desideri: maggiore autonomia. Così prometteva: «Dal 4 marzo i diritti dei sardi e di tutte le autonomie locali non passeranno più da Roma e da Bruxelles, ma verranno governate direttamente nei territori». E ancora: «Questo è un regalo ai sardi». Poi sorrisi, foto con la bandiera dei quattro mori, ma niente simbolo sardo sulla scheda. Risultato? Oltre al boom sardo del Movimento 5 stelle (sopra il 40%), exploit anche della Lega che da percentuali storiche inesistenti (sullo zero fino all'1,4% per cento nel 2014) è arrivata a sfiorare il 15% (14,78) e in alcune zone - come l'Oristanese - ha superato il 15,5%.

I sardi non sono razzisti e Matteo Salvini non è il nostro leader

Lidia Fancello, segretaria del Psd'Az cacciata

Tutti contenti? Non proprio: anche se Solinas, segretario del Psd'Az, ha riportato con questa mossa il partito in parlamento dopo 22 anni di assenza. Da allora è seguita la stagione di dissidenti ed epurazioni. Tra i primi a saltare ci sono stati i consiglieri comunali di Cagliari (il Psd'Az era alleato di Massimo Zedda alle Comunali). Fuori in tre, colpevoli di dare comunque sostegno al sindaco di centrosinistra anche se l'assessore di riferimento era già stato sollevato proprio per via dell'accordo leghista. A ruota altri: anche sardisti storici, come il consigliere regionale Angelo Carta. Via pure la segretaria del partito in Gallura, Lidia Fancello, per aver criticato cacciata e accordo: «I sardi non sono razzisti», aveva detto, «e Matteo Salvini non è il nostro leader».

Un meme anti-Salvini che recita, in dialetto sardo: "Povero l'agnello che aspetta il latte dalla volpe".

E così via fino alla designazione di Solinas, avvenuta per acclamazione al congresso Psd'Az dopo vari malumori nel centrodestra, tra tutti quelli di Forza Italia. Eppure questo matrimonio leghista potrebbe essere il frutto del caso. Nato dal desiderio di Solinas (già assessore ai Trasporti della Giunta Cappellacci) di approdare in parlamento. Ha raccontato il suo attuale avversario Zedda - senza smentite - che Solinas gli aveva chiesto un incontro con Matteo Renzi proprio con quello scopo, poi saltato.

SEPARATI IN CASA: LEGA E PSD'AZ CON LISTE DIVERSE E NOMI DISTINTI

È dunque amore? Forse sì, ma ciò che appare all'esterno è quasi un comportamento da separati in casa. Niente lista in comune per Lega Psd'Az: entrambi i partiti corrono con i propri nomi, distinti. Una sorta di prova di forza che vale soprattutto per la conta e per capire il peso specifico dei due nell'alleanza. Da fonti interne si apprende comunque che alcune frange del Psd'Az non digeriscono l'ingombranza di Salvini e si teme che Solinas diventi un emissario da Roma. Il tutto contrariamente ai buoni propositi di autonomia.

Tra i candidati del Psd'Az c'è Giovanni Satta, già consigliere regionale, finito in carcere con l'accusa di traffico di droga internazionale e ancora sotto processo

La Lega Sardegna è guidata da un commissario: il deputato lombardo Eugenio Zoffili e con le Politiche sono arrivate tutte le nomine: il vice è Dario Giagoni, Guido De Martini coordina il Sud Sardegna il Nord era guidato da Giovanni Nurra (con recente addio), i giovani da Andrea Piras. Tutti nomi che si ritrovano nelle lista verde insieme con altri, anche della nuova leva. C'è più movimento, invece, nel Psd'Az dove - oltre agli inossidabili come il presidente Antonio Moro -, spuntano candidature meno "pure". Sono gli ex: dal giornalista Ignazio Artizzu, già consigliere regionale nelle file di Alleanza nazionale, a Umberto Oppus (direttore Anci, ex Udc) o Stefano Schirru ex Fi. Stesso schema si ripete nelle circoscrizioni nel Nord dell'Isola: in quella gallurese spunta Giovanni Satta - già consigliere regionale con l'Unione dei sardi - finito in carcere con l'accusa di traffico di droga internazionale e ancora sotto processo. A riprova delle liste non condivise Salvini - durante un incontro - a domanda diretta del giornalista di Cagliaripad sulla candidatura "poco pulita" disse: «Non fatemi commentare fatti e persone che non conosco».

Sardi in gita a Pontida, luglio 2018.

IL CAPPELLO POLITICO DA METTERE SUI PASTORI SARDI

Nel bel mezzo della campagna elettorale è entrata prepotente la rivolta del latte: blocchi stradali, proteste ovunque contro i 60 centesimi a litro. Nessuna - apparente - sigla o appartenenza politica. Solo la partecipazione, oltre ai comitati spontanei, del Movimento pastori sardi e delle associazioni di categoria, come Coldiretti. E sono state proprio le magliette gialle a Roma che hanno incontrato Salvini: la foto con i volti rilassati accompagnata dalla promessa via tweet «in 48 ore risolvo la vertenza» a far indignare i social. Così come la battuta: «Trascorrerò San Valentino con i pastori». L'appuntamento al voto è troppo vicino, la minaccia del blocco dei seggi resta e in tanti vedono l'intenzione di mettere un cappello (e guadagnare facile consenso).

Il tweet di Salvini sul problema dei pastori sardi che va risolto "in 48 ore".

La Lega, d'altronde, ha già l'esperienza del 2009 con gli allevatori del Nord-Est. Eppure gli stessi pastori sardi - non nuovi a blitz e contestazioni - ricevettero un diverso trattamento durante una trasferta a Civitavecchia nel 2010. Al porto ci furono cariche e feriti, nessuno arrivò a Roma: «Contro di noi», dissero, «c’è stato un attacco a freddo causato da pregiudizi nei confronti dei sardi». Il ministro dell'Interno era il leghista Roberto Maroni.

14 Febbraio Feb 2019 0800 14 febbraio 2019
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