Regionali M5s Rocco Casalino Grande Fratello 1

Il M5s vuole cambiare strategia e frenare il potere di Rocco Casalino

La riunione del 18 febbraio è pronta a segnare la grande svolta. Con il regista della comunicazione destinato ad essere affiancato da figure politiche. E fine dell'isolamento sul territorio. 

  • ...

La richiesta di un redde rationem dovrebbe arrivare lunedì 18 febbraio alla plenaria che riunisce onorevoli e senatori dei Cinquestelle. E nel mirino c'è sopratutto Rocco Casalino, capo supremo della strategia comunicativa dei grillini, capace di dare il passo al movimento anche nell'attività politica e parlamentare. All'incontro del 18 in programma c'è il dibattito per fare il punto e chiudere lo psicodramma dopo la débâcle in Abruzzo, dove il Movimento ha speso ogni risorsa possibile disponibile (comunicativa, battendo il territorio con gli eletti a livello nazionale, finanche economica) per appoggiare Sara Marcozzi. La quale, all'ultima tornata elettorale e nonostante un appeal comunicativo molto forte, ha preso soltanto il 19,7 per cento. In realtà, e si paleserà alla riunione, nel fronte parlamentare c'è la voglia di dare un cambio di marcia, appoggiando in pieno il piano di Luigi Di Maio, che vuole aprire il Movimento all'apporto di liste civiche e pezzi di società a tutte le prossime elezioni, partendo dal Piemonte e dalle Europee.

CAMBIO DI STRATEGIA PER IL TRIUMVIRATO DELLA COMUNICAZIONE

«Tutto questo», spiega un deputato pentastellato, «passa per un cambio di strategia profondo, dove l'attività politica non deve essere sempre e soltanto scandita dalla comunicazione». All'interno del mondo grillino diventa sempre più insostenibile la scelta di Di Maio di delegare la gestione dell'attività parlamentare e politica a tre figure a lui molto vicine: Casalino, il cui ruolo va ben oltre guidare la comunicazione di Palazzo Chigi, la portavoce del vicepremier, Cristina Belotti, e Pietro Dettori, socio di Casaleggio nella piattaforma Rousseau. Sono loro tre che, nella prassi, trasformano in azioni le strategie decise dall'alto, finendo per scandire la quotidianità. Meno ancora piace il peso crescente che i leghisti stanno prendendo al ministero dello Sviluppo o al Lavoro, con il titolare - lo stesso Di Maio - costretto dai suoi tanti impegni a non riuscire a coinvolgere a sufficienza il Movimento nella principali partite, che passano dai questi due dicasteri.

L'EFFETTO DELLA GARA CON LA PROPAGANDA DEL CARROCCIO

«Noi siamo una forza giovane», spiegano sempre dai Cinquestelle, «con eletti volenterosi e spesso poco esperti. Per certi aspetti è anche giusto un coordinamento dall'alto, ma la corsa di Salvini a colpi di tweet sulle principali misure ha finito per legare la nostra attività alla comunicazione. Comunicazione che è soprattutto Rocco a gestire: ma oltre i social c'è il Paese reale e noi, proprio per rispondere velocemente alla propaganda del Carroccio, siamo sempre più chiusi nel Palazzo e lontani dai pezzi della società civile». Da qui, nella plenaria di lunedì 18, i parlamentari partiranno per chiedere ai vertici del Movimento un maggior coinvolgimento nei principali dossier, un dialogo sui provvedimenti con le associazioni e le parti sociali (già visibile nella discussione in Senato sul reddito di cittadinanza) e soprattutto che la testa del Movimento non focalizzi la sua strategia principalmente sulla comunicazione, dando a Di Maio più pieni poteri d'indirizzo e affiancando a Casalino nella gestione della quotidianità una o più figure più politiche.

VERSO LA FINE DELL'ISOLAMENTO GRILLINO

I toni, anche nelle segrete stanze, sono molto felpati, come dimostra anche il primo timido post di Di Maio dopo il voto abruzzese. Quello dove il vicepremier si chiede «se fosse il caso di dire una verità che tutti nel MoVimento conosciamo, ma nessuno ha ancora avuto il coraggio di dire». Cioè che dopo le sconfitte in Sicilia, in Molise, in Abruzzo ci deve essere un cambiamento di passo «con un percorso che preveda un lavoro sul territorio fatto di incontri con categorie, mondo del sociale, con gli amministratori. Non improvvisando come a volte accade». Per poi aggiungere: «Mi ha colpito il fatto che in alcune regioni in questi anni siamo rimasti nella nostra zona di comfort, evitando di incontrare categorie importanti come ad esempio quelle dell'imprenditoria e del volontariato. È ora di farlo». Dietro queste parole c'è il tentativo di superare lo splendido isolamento grillino, con il Movimento che nella forma originaria "dura e pura" datagli da Casaleggio padre e da Beppe Grillo non si mischia con altre forme politiche e non dialoga con le anime dei territori per non farsi corrompere. Raccontano dal mondo dei Cinquestelle che il vicepremier, prima di fare questo post, avrebbe discusso non poco a Milano con i vertici della Casaleggio. E che parallelamente «si sarebbero tenuti incontri molto informali, che avrebbero visto assieme anche una quarantina di parlamentari riuniti in gran segreto negli uffici di Camera e Senato per discutere di Abruzzo e del futuro». Non è il caso di parlare di fronda, anche perché tutti si riconoscono nella battaglia del loro leader, ma il clima è cambiato e vede in prima linea chi in questi mesi è riuscito a costruirsi un'immagine mediatica a livello nazionale, come il sottosegretari Vincenzo Spadafora e Mattia Fantinati o le parlamentari Lucia Azzolina e Anna Macina. Indicativo in quest'ottica che subito dopo l'uscita di Di Maio, il capogruppo alla Camera, Francesco D'Uva, ha scritto su Facebook: «È giusto fare una riflessione e pensare a qualcosa di nuovo che possa dare continuità al cambiamento che stiamo portando avanti insieme. Senza nessun timore».

15 Febbraio Feb 2019 0800 15 febbraio 2019
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso