Sbarco da Diciotti per 16 migranti
Nave Diciotti
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Lunedì 18 febbraio voto su Rousseau per Salvini e la Diciotti

Urne aperte online per gli iscritti M5s dalle 10 alle 19. Il quesito: «Il ritardo dello sbarco è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?». Chi vota sì, nega l'autorizzazione. Ventilata la crisi di governo.

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Gli iscritti del M5s voteranno tramite la piattaforma Rousseau per decidere sul caso Diciotti e l'autorizzazione a procedere contro il ministro dell'Interno Matteo Salvini lunedì 18 febbraio, dalle 10 alle 19. Il giorno successivo è previsto il primo voto al Senato in Giunta delle immunità, poi si dovrà esprimere anche l'Aula di Palazzo Madama. Intanto fonti di governo d'area M5s si dicono «preoccupate» per l'esito della consultazione online, perché se dovesse dovesse passare l'autorizzazione a procedere sarebbe molto probabile una crisi di governo. L'annuncio ufficiale dell'apertura delle urne per il popolo pentastellato è arrivato con un post sul Blog delle Stelle. Il quesito che viene proposto alla base è il seguente:

Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?
– Sì, quindi si nega l’autorizzazione a procedere
– No, quindi si concede l’autorizzazione a procedere

GRILLO E LA SINDROME DI PROCUSTE

Chi vota sì, dunque, vota per negare l’autorizzazione a procedere. Chi vota no, vota per concederla. Un fatto su cui lo stesso Beppe Grillo ha ironizzato su Twitter: «Se voti sì vuol dire no. Se voti no vuol dire sì. Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste!».

Il fondatore del M5s ha fatto ricorso a due citazioni. La prima si riferisce al celebre paradosso del romanzo Comma 22 di Joseph Heller, dove la facoltà di scegliere è solo apparente; la seconda alla sindrome che in psicologia identifica il disprezzo patologico nutrito da tutti coloro che sminuiscono chi li supera per talento e capacità. Nella mitologia greca Procuste è il soprannome di un brigante di nome Damaste, che era solito dare ospitalità ai viandanti. In particolare offriva loro una cena generosa, seguita da un riposo su un letto che desiderava fosse perfettamente adatto all’altezza degli ospiti. Durante la notte, quando i poveretti dormivano, Procuste ne approfittava per imbavagliarli e legarli. Se erano più alti del letto tagliava loro piedi, mani e testa. Se erano più bassi li stirava, rompendogli le ossa per far quadrare le misure. Procuste, in greco, significa appunto "lo stiratore". L'ironia di Grillo a questo punto dovrebbe risultare più chiara.

LA RICOSTRUZIONE DEL CASO DICIOTTI SUL BLOG DELLE STELLE

La dirigenza del M5s ha ricostruito sul Blog la vicenda della Diciotti, interpretandola come un'eccezione: «Questo non è il solito voto sull’immunità dei parlamentari. Di quei casi si occupa l’articolo 68 della Costituzione, e su quelli il M5s è sempre stato ed è inamovibile: niente immunità, niente insindacabilità. Nessuna protezione per i politici che devono rispondere delle loro azioni individuali. Noi mandammo a processo i nostri portavoce Paola Taverna e Mario Giarrusso ed entrambi votarono per farsi processare. Questo è un caso diverso: stiamo parlando infatti dell’articolo 96 della Costituzione. Nello specifico questo è un caso senza precedenti perché mai in passato si era verificato che la magistratura chiedesse al parlamento di autorizzare un processo per un ministro che aveva agito nell’esercizio delle sue funzioni e non per azioni fatte per tornaconto privato e personale (tangenti, truffa, appalti, etc): in questo caso non ci porremmo neppure il problema e lo spediremmo in tribunale».

TRA LE RIGHE LA RICHIESTA DI NEGARE L'AUTORIZZAZIONE

Il M5s, in parole povere, sta chiedendo agli iscritti di negare l'autorizzazione a procedere. Lo si deduce anche da altri passaggi della ricostruzione del caso, ad esempio da ciò che viene scritto nel secondo paragrafo del post pubblicato sul Blog delle Stelle: «Ricordiamo brevemente i fatti. Tra il 20 e 25 agosto scorso, mentre 137 migranti si trovavano sulla Diciotti, ovviamente con assistenza sanitaria e alimentare, il ministro degli Esteri e il presidente del Consiglio Conte stavano sentendo i leader degli altri Paesi europei affinché ognuno accogliesse la propria quota di migranti. Questo accordo doveva essere raggiunto prima dello sbarco perché, altrimenti, sarebbero dovuti rimanere tutti in Italia. E questo a causa del Regolamento di Dublino, che impone che il primo Paese di approdo debba farsi carico di tutti i migranti che arrivano in Europa». Il ministro dell’Interno Salvini, si spiega ancora nel post, «d’accordo con il ministro dei Trasporti Toninelli, il vice presidente del Consiglio Di Maio e con il presidente Conte, negò quindi lo sbarco fino a che l’accordo non fosse stato raggiunto. Per questa vicenda il Tribunale dei ministri di Catania ha deciso di inquisire il ministro dell’Interno perché ha considerato il ritardo dello sbarco dalla nave un sequestro di persona e ha chiesto al parlamento l’autorizzazione a procedere».

Da sinistra: Danilo Toninelli, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio.

NEL POST CI SONO DUE ERRORI

Nel post pubblicato dal M5s, tra le altre cose, ci anche due errori. Il primo riguarda la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato, che viene chiamata «Giunta per le autorizzazioni». Il secondo errore riguarda invece il numero delle persone a bordo della Diciotti. Si parla di «137 migranti», mentre il capo d’imputazione formulato dal Tribunale dei ministri di Catania accusa Salvini di aver «privato della libertà personale 177 migranti di varie nazionalità» tra il 20 e il 25 agosto 2018, compresi i 29 minorenni fatti scendere dopo due giorni, il 22 agosto. Un dettaglio non da poco, visto che una delle aggravanti contestate al ministro è proprio la violazione delle norme sulla protezione dei minori non accompagnati.

LE REAZIONI DELLA POLITICA

Il post ha suscitato reazioni variegate dal mondo politico. Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti è stato netto: «Scambiano la democrazia, che è partecipazione ma conoscenza, trasparenza ma discussione, con il voto online di X Factor per decidere se un ministro può stare dentro o fuori. Svuotano il parlamento delle sue più nobili funzioni, dopo aver urlato per anni che era il luogo in cui discutere, perché non si vogliono prendere la responsabilità di decidere. Hanno paura di farlo. Chi ha paura stia fuori dalle istituzioni. L'Italia, una delle potenze economiche mondiali, in mano a populisti senza vergogna e con la paura di assumersi le proprie responsabilità. È il punto più basso mai toccato da questo governo». La senatrice "dissidente" del M5s, Paola Nugnes, ha preferito criticare il quesito: «Dobbiamo votare no per sostenere il sì? La formula non è chiara». E non hanno usato mezzi termini i consiglieri comunali M5s di Torino, che sui social network hanno attaccato non solo la delega agli iscritti, ma soprattutto il quesito. «Dover votare no per dire sì, siete ridicoli. Fate pena! Dovete solo vergognarvi!», ha scritto su Facebook la consigliera Maura Paoli. Mentre il collega Damiano Carretto ha parlato di un quesito «imbarazzante e mal posto». Quanto al principale interessato, ovvero il ministro Salvini, il titolare del Viminale ha ostentato tranquillità: «I giornalisti sono appassionati dal fatto che domani c'è la consultazione online sul processo a Salvini, io dormo tranquillissimo. Se votano sì votano sì, se votano no votano no. Quello che ho fatto, l'ho fatto per difendere la sicurezza dei cittadini. E se servirà lo rifarò». Benedetto Della Vedova, segretario di +Europa, ha commentato: «In una democrazia basata sullo stato di diritto, anche i ministri e anche il presidente del Consiglio devono comportarsi secondo la legge e secondo la Costituzione. Salvini potrà dimostrare nel processo di essere innocente. Non può difendersi evitando il processo».

17 Febbraio Feb 2019 1046 17 febbraio 2019
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