Papa Francesco McCarrick Vaticano Pedofilia

Lo scontro politico in Vaticano su McCarrick e lo scandalo pedofilia

La scelta di papa Francesco di allontanare il cardinale va letta alla luce di un complesso gioco di potere interno alla Santa Sede. Una guerra in cui il pontefice ha vinto la prima battaglia.

  • ...

Non era il peggiore di tutti ma di certo è stato a lungo uno dei più potenti e temuti: l’ex cardinale Theodore McCarrick, ha concluso una brillante carriera vissuta fra porpore, alta finanza, diplomazia e palazzi del potere con una condanna infamante e inappellabile per aver abusato di minori e adulti approfittando, per di più, della propria posizione. Dagli altari alla polvere. Come lui, del resto – «dimesso dallo stato clericale» - altri prelati e vescovi sono stati costretti a lasciare il proprio incarico fino a essere ‘espulsi’ dalla Chiesa, personaggi non di rado tenebrosi responsabili di decine di violenze. Ma di certo il caso di McCarrick colpisce per il potere accumulato dall’ex arcivescovo di Washington in termini politici ed economici, come pure abbiamo raccontato su Lettera43.it; d’altro canto non per caso la sua vicenda è stata usata dai settori ultraconservatori contro papa Francesco.

Il pontefice era stato accusato da monsignor Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico a Washington, di essere a conoscenza da anni della condotta privata di McCarrick e di non aver fatto niente contro di lui perché il cardinale era un alleato di Francesco all’interno del conservatore episcopato americano – dove Bergoglio non gode di grande popolarità – oltre a svolgere una serie di missioni diplomatiche informali, con la Cina in particolare, che avrebbero fatto da sponda alla diplomazia ufficiale del Vaticano vicina a un’intesa con Xi Jinping proprio mentre l’amministrazione Trump dichiarava la guerra commerciale a Pechino.

LA MOSSA A POCHI GIORNI DAL SUMMIT SUGLI ABUSI SESSUALI NELLA CHIESA

Il caso McCarrick dunque al centro di una battaglia geopolitica da una parte, e di un conflitto interno al Vaticano fra oppositori e sostenitori di papa Francesco dall’altra? Monsignor Viganò si è arrischiato fino a chiedere le dimissioni del pontefice che, secondo lui, avrebbe occultato la verità. Un passo davvero troppo lungo anche per diversi esponenti del fronte conservatore moderato e, soprattutto, una mossa sbagliata, forse estrema e disperata. Bergoglio ha risposto in due mosse: a luglio ha clamorosamente tolto la porpora cardinalizia a McCarrick e ora lo ha cacciato dalla Chiesa. Non solo: la sentenza inappellabile di «riduzione dallo stato clericale» (McCarrick è stato ‘spretato'), resa nota dalla Congregazione per la dottrina della fede, è arrivata a pochi giorni dal summit straordinario convocato dal papa in Vaticano (21-24 febbraio) per combattere la piaga degli abusi sessuali nella Chiesa cui prenderanno parte tutti i presidenti delle conferenze episcopali del mondo. Stavolta, insomma, la Santa Sede ha giocato d’anticipo sugli eventi e ha vinto il primo round della battaglia sui media.

L’ex cardinale Theodore McCarrick.

UN GESUITA A CAPO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

Quelli piazzati dal papa sono stati due colpi da ko poiché una cosa è ormai certa: dei comportamenti di McCarrick sapevano in molti negli States come in Vaticano da almeno un paio di decenni e nessuno ha fatto nulla per molto tempo; agli atti rimarrà che Bergoglio è stato il pontefice che ha infine rimosso l’anziano prelato, l’unico ad aver agito, comunque siano andate prima le cose. D’altro canto a gestire con inesorabile efficienza e rapidità il processo interno è stata quella Congregazione per la dottrina della fede, organo chiave nei procedimenti relativi a casi di abuso e pedofilia, a capo della quale c’è, dal luglio del 2017, un gesuita (come il papa): il cardinale Luis Francisco Ladaria. Questi ha preso il posto del cardinale Gerhard Ludwig Muller, teologo tedesco leader dell’opposizione tradizionalista a Francesco. Un passaggio di consegne la cui portata negli assetti di potere interni al Vaticano, è stato probabilmente sottovalutato dall’opinione pubblica.

Un precedente importante: anche il cardinale più potente può essere perseguito se commette reati terribili per quanto lontani nel tempo

L'ALLONTANAMENTO DI MCARRICK E LA FINE DELL'IMPUNITÀ

Allo stesso tempo la vicenda McCarrick, finisce con il costituire un precedente importante: anche il cardinale più potente può essere perseguito se commette reati terribili per quanto lontani nel tempo. Se infatti il caso McCarrick ha anche uno sfondo politico internazionale, non c’è dubbio che l’accelerazione degli ultimi mesi da parte del Vaticano in materia di abusi è dovuta soprattutto al riesplodere dello scandalo negli Stati Uniti dopo la pubblicazione, nell’agosto scorso, di un rapporto di un Grand Giurì della Pennsylvania - diffuso dal procuratore generale dello Stato Josh Shapiro - su migliaia di casi di violenza e abuso commessi da sacerdoti e verificatisi dal 1945 al 2018 in sei diverse diocesi; un’indagine alla quale, con un effetto a cascata, hanno fatto seguito diverse altre iniziative analoghe in vari Stati americani. Per la Santa Sede si è trattato di un colpo duro da assorbire, era infatti opinione diffusa che la Chiesa americana fosse all’avanguardia nella promozione della linea della ‘tolleranza zero’ contro gli abusi. Rilevante è stata anche la portata dello scandalo in Cile, Paese latinoamericano in cui sono rimasti coinvolti nelle denunce e nelle inchieste relative alla pedofilia nella Chiesa gran parte dei vertici ecclesiastici accusati dalle vittime di aver coperto, protetto e difeso i colpevoli.

Francesco durante l'udienza ai docenti e agli studenti dell'Istituto Patristico Augustinianum di Roma.

IL NODO DEGLI INSABBIAMENTI E DELL'OMERTÀ IN VATICANO

Il tema degli insabbiamenti resta questione nevralgica e centrale del problema, per questo il summit straordinario convocato dal papa in Vaticano è destinato ad accuparsi in modo specifico dei compiti e delle responsabilità del vescovo nei casi di abusi sui minori. Il tema di fondo resta infatti quello dell’omertà, dei silenzi e delle alleanze di cui hanno goduto i colpevoli. In tal senso, risuonano come un monito le parole pronunciate dal cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, prefetto della Congregazione vaticana degli istituti di vita consacrata poche settimane fa, in Spagna. Il porporato ha detto senza giri di parole che le accuse contro Marcial Maciel, abusatore seriale di ragazzi, fondatore dei Legionari di Cristo, scaltro manipolatore, padre di diversi figli, spregiudicato accumulatore di ricchezze, erano note fin dagli Anni 40, mentre Maciel era stato protetto «da una mafia» (è storia che Maciel godeva di alte protezioni in Vaticano); la condanna – per altro in forma lieve – dell’ex sacerdote messicano arrivò solo nel 2006 grazie a Benedetto XVI quando ormai al fondatore dei Legionari restava poco da vivere.

18 Febbraio Feb 2019 1245 18 febbraio 2019
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso