Tassa Money Transfer

L'Antitrust ha bocciato la tassa sui money transfer

Secondo il Garante, il prelievo dell'1,5% che il dl fiscale del 2018 impone sulle società che inviano denaro verso i Paesi extra-comunitari è «discriminatorio».

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L'imposta dell'1,5% sui trasferimenti di denaro verso Paesi non Ue, la cosiddetta tassa sui money transfer contenuta nel decreto fiscale approvato nel novembre 2018, «risulta ingiustificatamente discriminatoria» perché non si applica «alle altre categorie di operatori che possono offrire analogo servizio, in particolare le banche italiane ed estere e la società Poste». È quanto segnala l'Antitrust nel bollettino auspicando che la norma «possa essere oggetto di opportune modifiche». Per l'Autorità l'imposta «si traduce in un elemento di costo gravante solo sugli istituti di pagamento, riducendo la loro capacità di formulare offerte competitive, a parità di altre condizioni».

L'AGCOM CHIEDE DI CAMBIARE LA TASSA SUI MONEY TRANSFER

«Inoltre, la nuova imposta potrebbe ridurre ulteriormente il grado di trasparenza sulle condizioni economiche praticate per il servizio di rimesse di denaro, in un contesto in cui i costi complessivi del servizio già risultano di difficile comparazione, poiché dipendono da numerose e mutevoli variabili, tra cui commissioni e spread sui tassi di cambio. Ciò può determinare un ulteriore aumento dei costi di ricerca per i consumatori, riducendo così gli incentivi per gli operatori a competere efficacemente». Alla luce di quanto precede e considerata la rilevanza, economica e sociale, delle rimesse di denaro, l’Autorità auspica che la norma citata possa essere oggetto di opportune modifiche, tese a eliminare i descritti effetti discriminatori tra operatori attivi nell’offerta di servizi di rimessa di denaro e a ripristinare le condizioni per un corretto confronto competitivo.

20 Febbraio Feb 2019 0902 20 febbraio 2019
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