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Conte frena sull'autonomia e dice no alla manovra correttiva

Il premier al Senato sostiene che la devoluzione non penalizzerà le altre Regioni e che i due miliardi accantonati nella Legge di bilancio basteranno per non dover rimettere mano al portafoglio.

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Il premier Giuseppe Conte si propone come garante della solidarietà e dell'unità nazionale rispetto all'autonomia regionale e nega che sarà necessaria una manovra correttiva, ipotesi che invece il ministro dell'Economia Giovanni Tria non ha escluso. L'autonomia differenziata è stata chiesta da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna e a breve si aggiungeranno altre Regioni. Anche la Campania ha chiesto di poter avviare il procedimento per ottenere l'autonoma differenziata, ma a Sud prevalgono soprattutto i toni preoccupati contro un progetto che, si teme, potrebbe minare l'unità nazionale. Preoccupazione è stata espressa anche dal mondo della sanità e della scuola, due dei settori più coinvolti dalla devoluzione. E tuttavia, ha voluto rassicurare Conte, non c'è ancora nulla di deciso: «In questa fase l'esecutivo sta completando un'intensa e complessa attività istruttoria e di negoziazione, propedeutica alla redazione di un testo condiviso con le Regioni richiedenti».

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«RISPETTO DELL'UNITÀ, C'È SCRITTO NEL CONTRATTO»

«Sin dalla redazione del Contratto di governo - ha detto il premier al Senato - è chiaramente evidenziato che il percorso del regionalismo differenziato dovrà tenere in considerazione non solo la peculiarità delle realtà territoriali, ma anche la piena realizzazione della solidarietà nazionale, nell'ambito della tutela dell'unità giuridica, di quella economica e dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali» Il premier ha inoltre rassicurato sul fatto che le intese tra governo e Regioni non saranno presentate al Parlamento "a scatola chiusa", «Il governo - ha detto - è disponibile ad aprire un confronto con il parlamento in merito al contenuto» delle intese sulle autonomie, «nelle forme che verranno nei prossimi giorni definite nel rispetto delle prerogative del parlamento. Il governo è ben consapevole della centralità delle Camere nell'ambito di un processo di trasferimento di competenze legislative, che assume un rilievo costituzionale e che vede il parlamento necessariamente coinvolto».

SULLE RISORSE NIENTE TAGLI ALLE ALTRE REGIONI

Conte ha infine rassicurato, ma la notizia era già nota, sul fatto che è stata bocciata la proposta di parametrare le risorse destinate alle singole Regioni sulla base di quanto incassano di tasse, meccanismo che avrebbe minato alla base la solidarietà nazionale. «Non è previsto in alcun modo il riferimento ad indicatori collegati all'introito fiscale» delle singole Regioni. Parlando dei livelli essenziali e dei fabbisogni standard, Conte precisa che si «tratterà di fabbisogni su indicatori comuni a tutte le regioni», definiti da «un Comitato paritetico composto da rappresentanti delle Regioni e dello Stato, rispondendo a criteri unitari per l'erogazione dei servizi in ogni angolo del Paese». Quanto erogato allle altre Regioni, inoltre, resterà invariato.

«NON SERVE UNA MANOVRA CORRETTIVA»

«Non riteniamo necessaria alcuna manovra correttiva, dobbiamo solo continuare nel razionale ed efficace utilizzo delle risorse già stanziate» ha poi detto Conte. «Peraltro abbiamo già adottato misure prudenziali che ci mettono al riparo da interventi correttivi. A garanzia degli obiettivi di finanza pubblica, la legge di bilancio contiene misure di monitoraggio dei conti e un meccanismo di accantonamento di risorse sino a 2 miliardi» da utilizzare «o meno a seconda dello stato del ciclo economico».

21 Febbraio Feb 2019 1704 21 febbraio 2019
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