Luigi Marattin Pd Twitter Vendola

Chi è Luigi Marattin, alfiere del Pd in tivù e su Twitter

Dallo scivolone su Vendola al buffetto sul volto del collega M5s: ritratto del più telegenico volto nuovo dei democratici. E dei pericoli di una comunicazione costruita sul modello Burioni.

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A un certo punto ammette che sì, forse una maggior capacità di controllo gli gioverebbe. «Ma cosa vuole che le dica», sospira, «ho appena compiuto 40 anni e dicono che il carattere non cambia più dopo i 20...». Classe 1979, campano cresciuto a Ferrara dove faceva l'assessore prima di essere chiamato da Matteo Renzi a Roma, una fidanzata con cui vive, Gloria, e per adesso nessun figlio, Luigi Marattin è una delle punte di sfondamento che il Partito democratico ha deciso di schierare in questo difficile 2019, in televisione e sui social network. Competente, diretto nella comunicazione, pure belloccio. Con un difetto grande come una casa: Marattin è quello che schiaccia il bottone invia sotto i tweet troppo presto. E, lezioncina dopo lezionina, l'effetto Burioni è dietro l'angolo.

IL VIZIO DEI MALINTESI, DA VENDOLA AL PONTE DI GENOVA

Nel 2012 un tentativo di ironizzare sul linguaggio involuto di Nichi Vendola si tradusse in quello che praticamente tutti (meno quelli che lo conoscono personalmente) lessero come un insulto omofobo («Nichi, per usare il tuo linguaggio, ma va' prosaicamente ad elargire il tuo orifizio anale in maniera totale e indiscriminata»). Il 14 agosto del 2018, quando il ponte Morandi era crollato da poche ore, se ne uscì così: «Preghiere per le vittime e i feriti. Con quello che rimane delle preghiere,la speranza che - la prossima volta ci sarà occasione - gli italiani con il proprio voto rimandino nella fogna quelle miserabili teste di cazzo che hanno il coraggio di sparare fesserie su spread e austerità». Ora, potremmo spiegare per filo e per segno come in entrambi i casi ci sia di mezzo un equivoco, un fraintendimento. Tutto vero, per carità. Tanto per dire: di Ferrara è anche l'ex presidente di Arcigay, Flavio Romani, che quel tweet su Vendola se lo ricorda bene: «Gli telefonai la sera, gli chiesti che cavolo aveva combinato. Lui mi spiegò che avrebbe scritto lo stesso di un eterosessuale. E io, conoscendolo, penso che sia così. Sarà renziano», scherza Romani, «ma non è omofobo».

LA "SPONTANEITÀ" PD CONTRO LE CORAZZATE DI MORICI E CASALEGGIO

Ma in comunicazione se non ti spieghi la colpa è la tua. E allora: nell'anno 2019, in mezzo a Luca Morisi da una parte e la Casaleggio associati dall'altra, davvero il Pd può affidarsi alla spontaneità dei suoi parlamentari, sperando che vada tutto bene? Il buffetto elargito da Marattin sul volto di un deputato dei cinque stelle – rilanciato dagli avversari come fosse un uppercut – è l'ultimo caso a testimoniare che un po' più di controllo, in fondo, non guasta. Il fatto è che la fenomenologia di Marattin è un esercizio utile per capire potenzialità (qualcuna) e limiti (molti) del Pd di oggi. Ricercatore universitario in campo economico, esperienze di studio in Italia all'estero, a 25 anni è consigliere comunale a Ferrara, la città dove è cresciuto (ma è nato a Napoli), sei anni dopo assessore al Bilancio dopo essere passato dal cda della Holding Ferrara Servizi con il compito di rimettere a posto i conti. Enfant prodige del partito, juventino sfegatato, si fa notare da Renzi nel 2011 con un discorso alla Leopolda in cui fa un elogio del rigore di bilancio come valore di sinistra. Il futuro premier lo adocchia, si segna il nome. E non se lo dimentica più: nel 2014 lo chiama a Palazzo Chigi come consigliere economico, nel 2018 è candidato in parlamento.

Luigi Marattin.

E DI LUI CROSETTO DICE: «GENTILISSIMO, PURE PIÙ DEL DOVUTO»

Per capire quanto sia tenuto in conto: è capogruppo nella Commissione Bilancio della Camera dove siedono, tra gli altri, pesi massimi del calibro di Pier Carlo Padoan e Maria Elena Boschi che sono – per inciso – due dei colleghi con cui lavora gomito a gomito in parlamento. «Raramente ci sono persone che uniscono una tanto grande capacità comunicativa a competenze tecniche così profonde», sostiene una sua parlamentare del Pd alla Camera, anche lei alla sua prima legislatura. Guido Crosetto, come lui in Commissione Bilancio, lo definisce «gentilissimo e correttissimo. Anche più del dovuto e pure con Claudio Borghi (che è il presidente, ndr) i suoi rapporti sono buoni». Marattin sostiene di essere in buoni rapporti anche con alcuni pentastellati, «ma i nomi non glieli dico altrimenti li rovino».

I NUMERI COME CLAVE SULLA TESTA DEL M5S

In televisione, però, tutta questa bontà e gentilezza non si vede: chi segue i talk show lo conosce come quello che brandisce numeri e statistiche come clave sulla testa dei malcapitati senatori e deputati del M5s. Per i cultori del genere: qui è dove a mani giunte si chiede «cosa abbiamo fatto di male per avere questa gente al governo». Ospite a Omibus (vedi video sopra) dà del cialtrone a Fabio Dragoni, del quotidiano La Verità, prendendosela poi con la giornalista Alessandra Sardoni per averlo presentato come economista. Per gli ascolti televisivi e i click è una pacchia, ma funziona? «Il Pd ha bisogno di persone che parlino non dico alla pancia, ma quanto meno al cuore degli elettori. Sicuramente il suo stile è contemporaneo ed efficace, ha la mimica e i tempi giusti, ma sbaglia la strategia» ,sostiene Marco Marturano, spin doctor e presidente di GM&P. «Attaccare Silvio Berlusconi lo ha conservato al potere 20 anni, con il M5s si rischia lo stesso. Non ha funzionato il 4 marzo, non funziona ancor più adesso». Il fatto è che per Marattin «c'è chi con i cinque stelle porge l'altra guancia e chi reagisce. Io reagisco: sono i responsabili dell'imbarbarimento della politica, di una politica fatta di insulti, dell'elogio dell'incompetenza». Così però si rischia l'autogol, secondo Marturano: «Il modo con cui padroneggia i numeri sono una risorsa per il partito, ma usati solo contro i cinque stelle diventano propaganda. Che non convince gli elettori d'opinione».

Chi è Luigi Marattin, esponente Pd che litiga su Twitter: il caso Vendola.

L'EFFETTO BURIONI DIETRO L'ANGOLO

L'impressione è che Marattin, e non solo lui, siano vittima della tendenza Burioni. «In effetti c'è qualcosa di simile», sostiene Giorgio Simonelli, critico televisivo. «Sarebbe una comunicazione efficace se il Pd vivesse un momento felice. Essendo invece un partito, per così dire, un po' “antipatico”, l'aggressività non paga. Inoltre lui tende a sottolineare la sua preparazione come economista, che è legittimo, ma rischia l'effetto “lei non sa chi sono io”, tanto più in un momento di conflitto tra popolo ed elité». Un po' bocconiano, secondo Simonelli (in realtà ha studiato a Ferrara e poi in Gran Bretagna a Warwick prima di diventare professore a Bologna), un po' upper class, «uno così non ce lo vedo alla Festa dell'Unità». Marattin, da parte sua, dice di non pretendere «di comunicare nel modo migliore, lo so fare in un modo e non ne ho altri. Forse», concede, «tendo un po' troppo a spiegare, perché è il mio lavoro precedente e mi piace farlo. Ma mi piace anche farmi spiegare le cose che non so». Qualcuno, per il bene del Pd, gli spieghi un po' di comunicazione politica.

22 Febbraio Feb 2019 1631 22 febbraio 2019
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