Venezuela
Venezuela nel caos
Venezuela Maduro Colombia Confine

Maduro ha chiuso il confine con la Colombia

Juan Guaidò ha lasciato il Paese scortato dalle forze armate. Il leader chavista chiama i suoi: «Scendete in strada se mi succede qualcosa». È scontro anche sugli aiuti umanitari.

  • ...

Nicolas Maduro non molla, anzi, combatte, chiude il confine con la Colombia, chiama i suoi fedelissimi alla rivoluzione. Resta altissima la tensione in Venezuela dove il presidente ha ordinato la chiusura parziale del confine con la Colombia e la polizia ha lanciato lacrimogeni contro i cittadini che cercavano di attraversare il ponte Bolivar. «Se un giorno doveste ricevere la notizia che mi è accaduto qualcosa, scendete in strada insieme alla Forza armata nazionale bolivariana per fare una grande rivoluzione proletaria socialista», ha detto Maduro parlando a una folla di simpatizzanti riuniti a Caracas. «La mia vita è consacrata alla difesa della patria, sempre la difenderò con la mia stessa vita», ha aggiunto.

CONFINE CHIUSO ALLA VIGILIA DEGLI AIUTI UMANITARI USA

Il 23 febbraio Maduro ha deciso di chiudere il confine con la Colombia, alla vigilia della consegna di aiuti umanitari supportata dagli Stati Uniti d'America. Poco prima Juan Guaidò, il presidente del Parlamento venezuelano che ha assunto i poteri del Governo, aveva abbandonato il Paese arrivando al confine colombiano scortato dai militari. «Quando hanno vietato lo spazio aereo, proibito ogni tipo di navigazione, ostacolato le strade, perfino sparato contro i deputati che andavano in convoglio verso la frontiera: noi siamo qui precisamente perché le Forze armate venezuelane hanno partecipato anch'esse in questo processo», ha spiegato Guaidò.

MADURO: «SÌ AD ASSISTENZA UMANITARIA LEGALE DALL'UE»

Maduro ha affermato di essere pronto ad accettare una forma di «assistenza umanitaria legale» proveniente dall'Unione europea, nonostante le «molte differenze» di vedute con l'Ue. «Possiamo dare una lista completa di alimenti e medicine che ci stanno bloccando», ha aggiunto il leader chavista parlando davanti a una folla di simpatizzanti riuniti a Caracas. «Tutto quello che riceveremo lo pagheremo, perché non siamo mendicanti». Il presidente non fa nessun passo indietro e non accenna a volersi arrendere: «Sono più Maduro che mai, pronto a continuare a governare adesso e per molti anni ancora. Hanno fallito il colpo di stato e che cosa faranno adesso? Stiamo difendendo la frontiera della patria, la nostra integrità territoriale e il diritto di essere liberi, sovrani e indipendenti».

MOLTI MILITARI IN FUGA DAL VENEZUELA

Ci sono testimonianze anche di diversi militari che, dopo aver disertato, hanno attraversato la frontiera con la Colombia per appoggiare e unirsi a Guaidò. Che sui social conferma: «Diversi membri della Guardia Nazionale in servizio sul ponte internazionale Simón Bolívar, tra Venezuela e Colombia, hanno deciso di unirsi a quelli di noi che stanno salvando la democrazia». I soldati «che decidono di unirsi alla nostra lotta non sono disertori, hanno solo deciso di schierarsi con il popolo e la Costituzione», ha aggiuto Guaidò.

I MOTIVI UFFICIALI DELLA CHIUSURA DEI CONFINI

Delcy Rodriguez, vicepresidente venezuelano, ha comunicato che la disposizione del governo per la chiusura temporanea di tre incroci nello Stato di Tachira è stata presa a causa delle «minacce gravi e illegali» contro la pace e la sovranità del Venezuela da parte del governo della Colombia. La zona presidiata e chiusa è quella dove i sostenitori del leader Guaidò stanno lavorando nel tentativo di consegnare diverse tonnellate di cibo e medicinali trasportate in aereo in Colombia dall'America.

Cittadini venezuelani attraversano il confine col Brasile.
Ansa

SCONTRI LUNGO LA FRONTIERA PRESIDIATA

Si registrano anche scontri fra la Guardia Nazionale venezuelana e manifestanti oppositori del governo di Maduro lungo le zone dove il confine con la Colombia è presidiato con le armi. In particolare i tafferugli si sono verificati a Urena, località dello Stato di Tachira, e sul ponte Simon Bolivar lungo le sponde del fiume Tachira che collega la cittadina colombiana di San José de Cucuta a quella venezuelana di San Antonio.

CONVOGLIO DEI DEPUTATI ASSALITO DA UOMINI ARMATI

È intanto arrivata anche la denuncia di un'aggressione da parte di un commando di uomini armati a un convoglio di deputati dell'opposizione venezuelana che si stava dirigendo da Caracas verso la frontiera con la Colombia. I banditi hanno rubato denaro, cellulari, documenti e carte di credito ai legislatori. Il deputato José Gregorio Hernandez ha pubblicato un video su Twitter, nel quale ha raccontato la vicenda. «Non abbiamo nessun dubbio, per il modo in cui parlavano e davano gli ordini che si trattava di gruppi irregolari che appoggiano il governo», ha detto Hernandez.

23 Febbraio Feb 2019 1311 23 febbraio 2019
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso