LEGALIZZAZIONE PROSTITUZIONE VENETO

Il dibattito sulla proposta di legge per legalizzare la prostituzione

Via libera dalla V commissione del Consiglio regionale del Veneto. Il testo punta a creare albi professionali in ogni Comune. Ma il Comitato per i diritti civili delle lucciole lo boccia: «Solo propaganda elettorale».

  • ...

AGGIORNAMENTO DEL 28 FEBBRAIO: La V commissione del Consiglio regionale del Veneto ha dato il via libera alla proposta di legge avanzata da Antonio Guadagnini di Siamo Veneto sulla legalizzazione della prostituzione. Ora toccherà al Consiglio regionale approvare il testo, che poi verrà trasmesso al parlamento nazionale. Matteo Savini: «Ero e continuo a essere favorevole alla riapertura delle case chiuse».

Sono passati più di 60 anni da quando in Italia entrò in vigore la legge Merlin, con cui nel 1958 il parlamento decretò la chiusura delle case di tolleranza, nel tentativo di porre fine al fenomeno dello sfruttamento della prostituzione, anche da parte dello Stato. Le norme in vigore prima di allora, varate nel 1923 dal regime fascista, prevedevano controlli periodici igienico-sanitari per la profilassi delle malattie veneree, accertamenti di tipo amministrativo e rapporti sull'ordine pubblico. Oggi, nella stessa terra che diede i natali alla senatrice Merlin, il Veneto, il consigliere regionale Antonio Guadagnini della lista indipendentista Siamo Veneto ha presentato un progetto di legge che mira a istituire in ogni Comune un albo professionale delle prostitute, garantendo il rispetto del diritto alla riservatezza delle interessate. «Non chiamatele prostitute, sono donne che amano male perché furono male amate», diceva Merlin negli Anni 50. Guadagnini invece come la pensa? Quali sono le ragioni che lo hanno spinto a presentare la sua proposta di legge? E soprattutto come giudica la proposta del consigliere veneto chi difende i diritti civili delle prostitute come Pia Covre?

DA PROSTITUTE A LAVORATRICI AUTONOME

Il testo presentato da Guadagnini punta a trasformare le prostitute (donne e uomini) in lavoratrici autonome anche associate tra di loro con «regolare certificato di idoneità sanitaria rilasciato dalle Asl», togliendole dalla strada per farne delle imprenditrici con il diritto di ricevere un giusto compenso e il dovere di emettere una regolare fattura. Ma il Veneto, come ha ricordato il quotidiano Avvenire, è anche la regione in cui 30 anni fa nascevano le prime case di accoglienza per le donne che volevano liberarsi dalla schiavitù della prostituzione e dalla loro condizione di vulnerabilità. Ecco quindi che non solo dal mondo cattolico, ma anche dalla stessa Liga veneta che in Regione è alleata di Siamo Veneto, è arrivato uno stop al progetto, bollato come «iniziativa propagandistica».

Antonio Guadagnini, consigliere regionale veneto, ha presentato una proposta di legge per legalizzare la prostituzione.

Guadagnini non ci sta. «Questa proposta di legge io l'ho presentata nel 2016», spiega a Lettera43.it. «Adesso è stata calendarizzata dal presidente della V commissione, che è della Lega, e in parlamento sempre la Lega ha presentato proposte analoghe. Anche Matteo Salvini ha detto che il tema va affrontato. La mia proposta è una base di partenza per la discussione, detto questo la propaganda la fanno tutti». Per Guadagnini, nel momento in cui una persona si prostituisce «in piena libertà di coscienza», ha tutto il diritto di farlo. Si tratta di una «prestazione professionale e lo dice anche la Corte di Cassazione». «Maria Maddalena», aggiunge, «mi pare lo facesse spontanemente ed era giusto che non venisse giudicata da nessuno». Più che di "modello Amsterdam", il consigliere preferisce partire da quello che considera un dato di fatto: «La legge Merlin è totalmente fallita. In Italia il giro d’affari della prostituzione è stimato in 25 miliardi di euro, con 9 milioni di clienti all'anno. Ci sono 70 mila persone che secondo la commissione Affari sociali della Camera esercitano la prostituzione. Quasi la metà sono straniere, 2 mila sono minorenni e altrettante sono le ragazze ridotte in schiavitù e costrette a vendersi. Dati secondo me sottostimati, perché il fenomeno è dilagante e riguarda anche gli uomini».

REINSERIMENTO E INASPRIMENTO DELLE PENE PER CHI SFRUTTA

Che fare quindi? Per Guadagnini la strada è una sola: da una parte trasformare la prostituzione in una professione legalmente riconosciuta «come fanno in Olanda, ma anche in Svizzera e Austria». Dall'altra «perseguire in maniera determinata lo sfruttamento, arrivando a comminare pene fino all'ergastolo per chi sfrutta i minori». Ma nella proposta, dice ancora l'esponente di Siamo Veneto, «sono previsti anche dei percorsi di reinserimento per chi vuole cambiare vita, perché chi cambia idea ha tutto il diritto di avere una possibilità di reinserimento dignitoso nella società».

IL NODO DEL REGIME FISCALE DA APPLICARE ALLE PRESTAZIONI

I nodi da sciogliere, tuttavia, sono molti. A partire dal regime fiscale da applicare a questo tipo di prestazione autonoma, nel momento in cui venisse regolamentata. «Io lo so che è molto difficile far emergere questo tipo di lavoro», ammette Guadagnini, «ma il meccanismo principale, secondo me, dovrebbe essere quello di una fattura con tutte le garanzie di privacy. All'obiezione di chi dice che comunque si lavorerebbe in nero, ribatto che si possono adottare anche degli studi di settore, facendo delle stime sulla base del giro d'affari presunto». Una cosa, per il consigliere, è certa: «Il proibizionismo non porta da nessuna parte, semplicemente non funziona. Io sono cattolico, per carità, ma mi baso sui fatti. Abbiamo tollerato per 60 anni quello che succede in Italia, il mondo cattolico nella Prima Repubblica aveva il potere di intervenire e non lo ha fatto. Mi dispiace ma è così». Un discorso che potrebbe applicarsi anche alla legalizzazione delle droghe leggere? Per Guadagnini «c'è una differenza di fondo, perché molti studi affermano che anche le droghe leggere fanno male alla salute. Altri lo negano. Il sesso, invece, purché venga fatto in maniera sicura, non nuoce in alcun modo alla salute».

MULTE E SANZIONI

L'obiettivo del consigliere è far votare la sua proposta in Consiglio regionale, per poi trasmetterla al parlamento: «Le Regioni hanno questa facoltà. Poi le proposte sono sempre migliorabili e possono essere sottoposte a emendamenti». Per esempio sulle multe previste per le prostitute che non accettassero di mettere nero su bianco nell'Albo comunale il proprio nome e il lavoro svolto. Il testo ipotizza una sanzione pecuniaria da 5 mila a 50 mila euro. Non è un po' troppo? «Mi rendo conto che è una disposizione un po' esagerata, ma parliamo di una proposta di legge che può essere tranquillamente emendata. Andrà in parlamento e poi ne faranno ciò che vorrano».

LA POSIZIONE DI SALVINI E DELLA LEGA

Ma Salvini è davvero favorevole a portare avanti questo progetto oppure no? «Il segretario della Lega ha dichiarato che vuole prendere in mano la situazione per normarla», risponde Guadagnini. «Di conseguenza siamo sulla stessa lunghezza d'onda. Anche a Radio Padania mi sembrano perfettamente d'accordo con me su tutta la linea». Con il ministro dell'Interno non c'è stata finora «nessuna interlocuzione diretta». Qualche segnale, però, sarebbe arrivato: «Ripeto, io la proposta l'ho presenatata nel 2016. Poi il percorso si è fermato, finché Salvini non ne ha recentamente parlato. A quel punto l'ho vista calendarizzata in V commissione, che deve dare il suo parere, quindi probabilmente si è deciso di ripartire. Ci sarà stato un impulso politico a livello di Lega, non me lo spiego diversamente».

L'EQUIPARAZIONE DELLA PROSTITUZIONE AD ALTRE PROFESSIONI

La voce che manca, in questo quadro, è però quella delle dirette interessate. Cosa ne pensano le prostitute? «Onestamente non ho sentito nessuna associazione», risponde Guadagnini, «ma immagino che una persona che fa questo lavoro, ed è costretta a farlo in nero perché il sistema non le dà alternative, non sia contenta dello status quo. Nel momento in cui si propone di far emergere, di regolarizzare, di equiparare questa ad altre professioni penso debba essere contenta. Anche pagare le tasse, in fondo, non va visto come un male!».

Pia Covre, segretaria del Comitato per i diritti civili delle prostitute, è contro la proposta di legalizzazione firmata da Guadagnini giudicata semplice propaganda elettorale.

PIA COVRE CONTRO LA PROPOSTA DI GUADAGNINI

Ma Pia Covre, fondatrice del Comitato per i diritti civili delle prostitute, ha un punto di vista decisamente diverso. «Non ho letto la proposta nei dettagli, ma mi sembra che questa gente tenga molto solo a farsi pagare le tasse, a mettere multe pazzesche che secondo me non sarebbero nemmeno costituzionali, e a eliminare la prostituzione di strada per rinchiudere tutte le lavoratrici dentro le case», dice. Il problema è che tutto questo, a suo giudizio, non è fattibile: «Noi siamo per un riconoscimento dei nostri diritti e per un'autonomia concreta, ma qui c'è un problema. Questa legge non è praticabile perché presuppone che tutte le donne che oggi sono nella prostituzione e lavorano in strada abbiano documenti in regola. Ma naturalmente non è così, molte sono straniere e i loro documenti sono sì e no legali. L'intento della proposta non è di rispetto dei diritti delle lavoratrici, quanto piuttosto di reprimere una parte della prostituzione».

NO ALLA PROPAGANDA ELETTORALE

L'idea della fattura, poi, sarebbe semplicemente ridicola. «Non mi pare una grande conquista e non mi pare che ci sia una clientela che richiede fattura», fa notare Covre sorridendo amara. «Se vogliamo trasformare le prostitute in libere professioniste, si potrebbe introdurre piuttosto un sistema forfettario, non c'è bisogno di fare fatture. E lasciamo perdere gli studi di settore. Più in generale, trovo che tutta la proposta abbia una finalità propagandistica. Siamo alla vigilia della campagna elettorale per le Europee e la Lega usa questo tema in modo provocatorio. Fare una legge non è sufficiente, deve anche essere applicabile e ragionevole. Manca un tavolo serio in cui discutere di queste cose, quindi mi viene da dire che si tratta solo di pura propaganda elettorale». E quando si propone di proibire la prostituzione di strada, secondo Covre, bisogna fare molta attenzione. Perché in strada ci sono «moltissime donne vulnerabili che vanno aiutate non con i divieti, ma con una seria lotta alla criminalità. Il fenomeno è complesso e la Lega semplifica troppo, il modo migliore per non ottenere risultati».

Aggiornato il 28 febbraio 2019 24 Febbraio Feb 2019 1500 24 febbraio 2019
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso