Regionali 2019
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Elezioni Sardegna 2019 M5s Crollo

Il dibattito dentro al M5s dopo il crollo alle elezioni in Sardegna

Buffagni se la prende con i comunicatori. E Grillo ammette: «Forse non siamo all'altezza». Ma Di Maio blinda il suo ruolo e punta sulla riorganizzazione: via il vincolo dei due mandati nei Comuni.

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Il crollo elettorale nel voto regionale in Sardegna ha già avuto un impatto fortissimo sul Movimento 5 Stelle che il 26 febbraio dovrebbe presentare le nuove regole che di fatto, stando alle indiscrezioni, lo avvicinerebbero alla forma del partito. Basti pensare che la sera del 25 febbraio, il suo fondatore Beppe Grillo durante uno spettacolo a Catania è arrivato a dichiarare: «Forse non siamo all'altezza, forse siamo principianti come dicono». E se non volano proprio stracci, quelle che si sono viste nel day after con Stefano Buffagni, sottosegretario agli Affari Regionali, sono quantomeno scintille. Buffagni infatti invitato alla trasmissione radiofonica Radio Capital ha detto: «Dobbiamo dare di nuovo un motivo alle persone per capire perché c'è differenza tra noi e la Lega o tra noi e gli altri. Spesso, probabilmente, essendo al governo insieme subiamo questo abbinamento e questo avvantaggia loro. Stiamo facendo una serie di errori».

Secondo il sottosegretario della Farnesina, inoltre, «prima bisogna fare e poi comunicare, bisogna essere più concreti. La gente ci ha mandato al governo per governare non per rincorrere gli altri e annunciare. E credo sia utile portare a casa risultati concreti perché la gente ha speranza in noi, ha messo grandi aspettative. Al governo non si può continuare ad avere un approccio barricadero come quello di prima con urla, toni alti...». In più quando gli è stato chiesto provocatoriamente se il Movimento perde voti quando il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli parla, Buffagni ha titubato e poi si è limitato a dire: «Non posso rispondere».

DI MAIO BLINDA LA SUA LEADERSHIP PER ALTRI QUATTRO ANNI

Luigi Di Maio, tuttavia, ha difeso il suo ruolo di capo politico del M5s: «Di questo si ridiscute tra quattro anni». E nel corso di una conferenza stampa alla Camera ha negato che il voto regionale possa avere ripercussioni sul governo e sullo stesso movimento: «Le elezioni amministrative», ha dichiarato, «non avranno alcun impatto sul governo e sulla vita interna del M5s. Quelle due persone su 330 che hanno parlato contro di me non hanno il problema di essere rielette in parlamento». La riorganizzazione del M5s, al contrario, passa dalla necessità di avere prima di tutto «una maggiore esperienza», ad esempio «con un primo mandato come consigliere comunale». Fare il consigliere «non è un privilegio» e «dobbiamo discutere nuove regole affinché il secondo mandato in Comune non valga come tale, in modo che gli eletti possano pensare di candidarsi al parlamento e al Consiglio regionale». Ma la ristrutturazione, ha assicurato Di Maio, «non sarà calata dall'alto» e «io non sto pensando al mio terzo mandato». Nessun dubbio sull'opportunità di procedere con la riorganizzazione, «perché abbiamo richieste di aiuto da cittadini in tutta Italia, anche su temi come la sanità. È impossibile rispondere dal governo, serve un'organizzazione in cui gli eletti facciano da filtro a istanze molto diverse. Non servirà solo al M5s, ma anche agli italiani. Ci vogliono figure che possano coordinare gli eletti». Quanto al rapporto con Grillo, Di Maio ha negato frizioni: «Ci sentiamo spesso, anche ieri, non c'è nessun diverbio e nessuna tensione». E sul dossier Tav ha ricordato al ministro dell'Economia Giovanni Tria che «il faro è il contratto di governo e si fa quello che c'è scritto lì, le prossime elezioni saranno nel 2023».

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Geplaatst door Luigi Di Maio op Dinsdag 26 februari 2019

APERTURA ALLE «VERE LISTE CIVICHE» A LIVELLO LOCALE

Di Maio ha inoltre aperto alle alleanze a livello locale con «vere liste civiche, senza fare ammucchiate». E ha proposto di creare strutture regionali per facilitare il dialogo tra i vari livelli del M5s. La discussione sulle nuove regole si aprirà sulla piattaforma Rousseau, poi ci sarà un lavoro di sintesi dal parte dei vertici del M5s e infine il voto degli iscritti. «Non mi arrendo all’idea paragonare i risultati delle amministrative con le politiche, su questo non cederemo mai», ha spiegato ancora il leader pentastellato, «ogni volta si canta la morte del cigno ma noi siamo vivi e vegeti». Occorre però dare vita a «un'organizzazione a livello nazionale e a livello regionale, questi sono i primi due temi». Mentre per quanto riguarda le liste civiche «inizierei comunque con delle sperimentazioni, ci sono liste fabbricate in provetta che non ci interessano, ma ci sono anche gruppi civici che sul territorio collaborano con il M5s e questo può essere interessante».

PER BUGANI IL CAPO POLITICO ANDREBBE CLONATO

«Che cavolo c'entra Di Maio? Luigi andrebbe semplicemente clonato per la sua dedizione e la sua lucidità». A prendere posizione in difesa del Ministro del Lavoro, con un post su Facebook, è Massimo Bugani, vicecapo di gabinetto di Di Maio e anche uno dei responsabili della piattaforma Rousseau. «Io davvero non capisco questo dramma e le parole utilizzate per descrivere dei risultati facilmente prevedibili. Ecatombe, implosione, fine, morte, disastro, frana», ha scritto Bugani: «Ma cosa vi aspettavate dalle elezioni in Sardegna? E soprattutto che cavolo c'entra Di Maio? Chiunque abbia parlato con me in questi giorni sa che io avevo pronosticato un risultato fra l'8 e il 10%, ma non ci voleva Nostradamus».

FATTORI DENUNCIA IL RISCHIO DI UN PARTITO PERSONALE

Molto critica invece la senatrice "dissidente" Elena Fattori, anche se lei preferisce essere definita "coerente" come ha chiarito più volte: «Si è creato un bipolarismo destra e sinistra, dove i 5 Stelle invece di darsi una connotazione autonoma, si sono accodati alla destra. Quando, invece di trascendere realmente gli opposti ti schieri, allora la gente sceglie l'originale e non certo la costola della destra», ha dichiarato all'indomani della sconfitta al Corriere della Sera. «Ora siamo arrivati a stare insieme all'estrema destra. Nelle elezioni europee rischiamo di finire con la peggiore destra identitaria europea». «Di Maio dovrebbe concentrarsi a fare una cosa sola: rinunciare a uno dei suoi incarichi. O fa il ministro o il capo politico", chiede, invitandolo a scegliere quale: "Noi l'abbiamo eletto come capo politico, quindi dovrebbe fare quello. Se e la riorganizzazione annunciata sarà direttorio, fine doppio mandato locale, via libera a liste civiche «allora è una riforma già fallita. Si passa dal Movimento 5 Stelle al partito di Di Maio».

26 Febbraio Feb 2019 1005 26 febbraio 2019
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