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Perché il troppo successo può indebolire Salvini

Dopo le Regionali di Sardegna i consensi del leader della Lega si moltiplicano e la sua leadership nel governo e nel centrodestra rimane indiscussa. Ma avere un alleato fragile come il M5s può logorarlo.

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C’è un’immagine che rende bene la situazione in cui si trova l’attuale maggioranza gialloverde. Lega e Movimento 5 stelle sono due individui che stanno naufragando in mare. Solo che il primo è un provetto nuotatore, il secondo neanche sa galleggiare. E allora si dimena, affonda e cerca di aggrapparsi al suo compagno nel disperato tentativo di stare a galla. Il rischio, naturalmente, è quello di diventare per lui, che potrebbe cavarsela benissimo da solo, una zavorra che lo inabissa. Tornando dalla metafora alla realtà, ovvero alla politica, Matteo Salvini è un leader che potrebbe proseguire in solitudine lasciando al suo destino un alleato sempre più diviso e in crisi di consensi, oppure è obbligato a proseguire la strada con lui. Questo è il dilemma che le elezioni sarde, assieme ad altre che le hanno precedute e probabilmente a quelle che verranno, che il capo del Carroccio è chiamato a sciogliere.

L'ASCESA DI SALVINI È STATA RAPIDA E INESAUSTA

Dall’indomani delle Politiche dello scorso marzo, quella di Salvini è stata una corsa rapida e inesausta che ne ha moltiplicato i consensi. Ancora lunedì 25 febbraio i sondaggi che settimanalmente il tg di La7 propone lo davano oltre il 33%, i suoi comizi continuano a essere pieni di folle adoranti, la sua leadership nel governo e nella sempre più eterea maggioranza di centrodestra di cui fa parte rimane indiscussa. L’aggettivo eterea naturalmente può far storcere il naso, visto anche che Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia sbancano facendo incetta di governatori, ma definisce lo stato gassoso il cui l’alleanza si muove, senza mai diventare una solida intesa politica, ciascuno per la sua strada con un Salvini che un minuto dopo che si è fatto vedere insieme ai suoi due alleati si affretta a precisare che l’esecutivo durerà così com’è e lui non ha alcuna intenzione di romperlo.

Con Silvio Berlusconi non vuole tornare, visto che teme di essere fagocitato dall’esuberanza (anche economica) del Cavaliere

IL LEADER DELLA LEGA RISCHIA DI FARSI INDEBOLIRE DA DI MAIO

Eppure, perché un’intesa politica che vuole essere di lunga prospettiva funzioni, occorre che ci sia un equilibrio tra le forze che la compongono, e soprattutto che l’una abbia bisogno dell’altra. Se l’indebolimento del tuo partner da contingente diventa strutturale, immediatamente per l’altro si crea un problema non da poco. Perché forte è il rischio che la sua debolezza finisca per compromettere la solidità del compagno il quale, agli occhi dell’opinione pubblica, rischia vengano imputati i suoi errori. Salvini insomma rischia fortemente di pagare il conto di mosse, errori e convulsioni cui sono preda i pentastellati nel loro affannoso tentativo di fermare a discesa.

Il vicepremier Matteo Salvini.

FINO ALLE EUROPEE M5S E CARROCCIO SONO OBBLIGATI A CONVIVERE

Ora, siccome è chiaro anche ai muri che con Silvio Berlusconi non vuole tornare, visto che teme di essere fagocitato dall’esuberanza (anche economica) del Cavaliere, che farà Salvini? La scelta è procrastinabile fino alle elezioni europee, cioè per altri tre mesi, in cui i due alleati sempre più distanti sono obbligati a convivere. Ma dopo? Per quanto ancora il mal di pancia di industriali e partite iva (cui hai per altro offerto una flat tax molto annacquata rispetto alle primigenie intenzioni) rimarrà sotto traccia? Il successo, a volte, specie quando è prorompente, è più problematico di una sconfitta.

26 Febbraio Feb 2019 0916 26 febbraio 2019
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