Europee 2019
Europee 2019
Macron Zingaretti Europee 2019

Come si posizionerà il Pd di Zingaretti in Europa

Nel Pse monta il dibattito su un'alleanza alle Europee con Macron. Da una parte i filo centristi, dall'altra l'ala sinistra. Trainata dalla Spd tedesca. E vicina al nuovo segretario dem. 

  • ...

Nella litigiosa casa socialista che ancora discute sulla postura da adottare alle prossime elezioni europee c'è un nuovo inquilino. Con le primarie di domenica 3 marzo, Nicola Zingaretti s'è preso – forte di consensi vicini al 70% - la poltrona di segretario di quel Partito democratico (Pd) che, con 20 seggi nel parlamento Ue in scadenza, è stato nell'ultima legislatura il secondo azionista del Partito socialista europeo. E promette di allinearsi al coro di quanti, in seno al Pse, chiedono una netta virata a sinistra, nel tentativo di arginare l'avanzata delle forze unite sotto il vessillo del sovranismo.

LA CARRIERA EUROPEA DI ZINGARETTI E LO SCONTRO CON RUTELLI

Nel parlamento europeo Zingaretti ha seduto per una legislatura, a partire dal 2004, quando venne eletto con 213 mila preferenze all'interno della lista Uniti nell’Ulivo. Fu presidente della delegazione italiana nel Pse, e del Pse difese l'unità quando, nell'autunno del 2005, l'allora leader della Margherita Francesco Rutelli ventilò l'ipotesi che i Democratici di sinistra lasciassero il gruppo dei socialisti all’europarlamento. «Nel Pse si organizzano i progressisti alternativi alla destra dei 25 Paesi dell’Ue», replicò Zingaretti. «[Non è] pensabile non stare nel più grande forum e network politico mondiale, che è l’Internazionale socialista». «Se si vuole andare avanti», ammonì il futuro presidente della Provincia di Roma, «occorre avere rispetto per la realtà dell’organizzazione delle grandi famiglie politiche europee».

Il nuovo segretario del Pd, Nicola Zingaretti. Sullo sfondo, Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

LA LUNGA CRISI DI CONSENSI DEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO

Quattordici anni più tardi, quelle grandi famiglie politiche sono chiamate a muoversi all'interno di equilibri terremotati dall'irruzione di forze populiste e sovraniste, riedizione su ampia scala dell'avanzata anti-Ue verificatasi proprio nel 2004, quando – oltre a Zingaretti – nel parlamento europeo debuttò anche, con 37 seggi, il gruppo euroscettico Indipendenza e Democrazia, scioltosi poi nel 2009. Il Pse allora aveva 200 eurodeputati. Oggi, secondo gli ultimi sondaggi pubblicati il primo marzo scorso, rischia di fermarsi a 135, complice anche la fuoriuscita causa Brexit dei laburisti. Dei partiti nazionali che lo compongono, uno solo governa in autonomia, a Malta, mentre tre – se si esclude il Psoe spagnolo disarcionato dagli indipendentisti - lo fanno in coalizione (in Romania, Portogallo e Svezia). Una emorragia di consensi e dunque di seggi che, all'interno del Partito socialista, ha reso inevitabile il dibattito sull'allargamento delle alleanze. Con l'ipotesi di un asse coi liberali dell'Alde che divide l'ala sinistra dalla componente più filo centrista.

IL PREMIER DI MALTA MUSCAT SPINGE PER L'ALLEANZA CON MACRON

A spingere per l'avvicinamento del Pse al Gruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa, guidato da Guy Verhofstadt e abbracciato dal presidente francese Emmanuel Macron, è una compagine capitanata dal primo ministro di Malta Joseph Muscat, che nel settembre del 2018 ha firmato – insieme con lo stesso Verhofstadt - un editoriale sul britannico The Guardian a favore delle riforme del leader della République en Marche, dal titolo Let’s reinvent Europe to reclaim its promise and heal its divisions. «Abbiamo bisogno di una coalizione di forze progressiste che vadano dal primo ministro della Grecia Alexis Tsipras fino a Macron», ha detto Muscat a Politico.eu lo scorso 24 febbraio. «Questo tipo di coalizione sarà affidabile? Avrà i numeri che servono e un programma coesivo? Onestamente, ora come ora non lo so. Ma è di certo la mia opzione preferita».

L’Europa deve scegliere un indirizzo chiaro. E questo è il senso delle prossime elezioni. Noi siamo diversi da Macron

Nicola Zingaretti

I MALUMORI ANTI-LIBERALI IN SENO AL PSE

La posizione di Muscat, sostenuta tra gli altri dall'ex segretario del Partito democratico Matteo Renzi e da Helle Thorning-Schmidt, leader dei Socialdemocratici danesi e primo ministro a Copenaghen tra il 2011 e il 2015, è stata duramente criticata in occasione della due giorni di Congresso del Pse, tenutosi a Lisbona il 7 e l'8 dicembre del 2018. Udo Bullmann, 62enne leader tedesco del gruppo socialista al parlamento europeo, ha definito Macron «un presidente della élite dei super-ricchi. Le sue idee di fondo non sono sbagliate, ma il modo in cui le sta portando avanti sta danneggiando il popolo francese. Macron», ha chiosato Bullmann, «non è un alleato nello sforzo di modernizzazione sociale dei nostri Paesi».

ZINGARETTI CRITICA IL PRESIDENTE FRANCESE (MA NON CHIUDE)

La visione che il leader del gruppo socialista al parlamento Ue ha di Macron non sembra differire poi tanto da quella di Zingaretti. Ad agosto del 2018, in una lunga intervista a Repubblica, il governatore della Regione Lazio diceva, con riferimento all'inquilino dell'Eliseo: «La nostra storia e il nostro futuro non si possono infilare dentro a quel modello elitario, repubblicano ma rappresentativo dei piani alti della società francese. L’Europa deve scegliere un indirizzo chiaro. E questo è il senso delle prossime elezioni. Noi siamo diversi da Macron: quindi sì difendere l’Europa con Macron, ma non appiattirsi su En Marche!». Zingaretti, che per queste parole fu bersagliato di critiche dalle truppe renziane, specificò però – e qui sta la differenza con Bullmann - che le divergenze con Macron «non escludono a mio avviso un'alleanza, anzi».

Il primo ministro di Malta Joseph Muscat con il presidente francese Emmanuel Macron.

LA VIRATA A SINISTRA DEL PARTITO SOCIALISTA E DELLA SPD

Decisivi in questo senso saranno i numeri che usciranno dalle urne il 26 maggio prossimo e le strategie post elettorali che si affermeranno nell'altro grande gruppo, il Partito popolare europeo (Ppe), tentato in alcuni suoi ambienti da un asse con i sovranisti. Gli ultimi sondaggi attribuiscono 75 seggi all'Alde e 22 a La République en Marche! di Macron che, sommati ai 135 del Pse, ai 49 dei Verdi e ai 181 del Ppe, consentirebbero a un fronte europeista allargato di avere la maggioranza nel prossimo parlamento europeo. Ma se Pse e Ppe hanno già sperimentato in passato – e con fortune alterne – la convivenza in una maggioranza Ue, diverso è il discorso per socialisti e liberali. Anche perché le due agende appaiono sempre più divergenti. Effetto, in primis, della sterzata a sinistra impressa dal Pse nel suo complesso e dal suo primo azionista, la Spd tedesca.

LA MANO TESA ALLE FASCE POVERE NEL NOME DEL LIVING WAGE

Con l'insediamento della 48enne Andrea Nahles a nuovo segretario, il più antico partito dell'Europa continentale ancora in vita sta cercando di riconquistare la fiducia e i voti della classe lavoratrice, con una serie di riforme dal reddito di cittadinanza alle pensioni - focalizzate sul welfare. E volte a guarire le ferite di tagli e precarizzazione inflitte dalle politiche neoliberiste degli Anni 90. La medesima tendenza è emersa dal Congresso del Pse a Lisbona, che tra le oltre 100 proposte messe sul tavolo ha visto spiccare le tasse sulle transazioni dei colossi del web, il rafforzamento dei sindacati e la transizione dal «minimum wage» al «living wage», ovvero dal salario minimo a un salario in grado di garantire condizioni di vita dignitose. Un manifesto al tentativo, invocato anche da Zingaretti, di riappropriarsi del dialogo con le fasce più disagiate della società. Che strizza l'occhio alla sinistra più vintage targata Jeremy Corbyn e Bernie Sanders. E, al tempo stesso, suona come una presa di posizione contro il credo liberale di Macron.

4 Marzo Mar 2019 1750 04 marzo 2019
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso