Europee 2019
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MATTEO SALVINI ELEZIONI EUROPEE PPE
Politica
5 Marzo Mar 2019 1521 05 marzo 2019

I problemi di Salvini con la gestione del potere

Laggressività si è trasformata in un volemose bene simil Dc. Del resto il Ppe lo guarda con sospetto, i rapporti con Orban e Le Pen si sono raffreddati e l'asse sovranista scricchiola. 

  • franco mauri
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Qualcosa è cambiato era un bel film con Jack Nicholson negli Anni 90, dove il protagonista passa da uno stato di odio e nevrosi a quello di cuore d’oro. È una pellicola che ben si addice a Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno, che si appresta ad affrontare il 26 maggio lo scoglio delle elezioni europee. Qualcosa è cambiato perché negli ultimi giorni l’aggressività che lo ha contrassegnato nei mesi passati si è trasformata in un dialogo che ricorda molto la Dc di Giulio Andreotti. Forse è ancora presto, ma il buon Matteo, ormai forte di sondaggi che lo danno saldamente in testa ben oltre il 30%, sembra entrato nella fase della gestione del potere, quella che proprio i democristiani hanno esercitato nel nostro Paese per tanti anni. E così addio ruspa, addio polemiche sulla Rai, addio polemiche con il Pd, addio insomma alla rabbia di tutte le mattine, buongiorno invece al dialogo e al volersi bene.

È una delle fasi più complesse dal punto di vista politico per il Capitano, come affettuosamente lo chiamano i suoi fedelissimi, il quale, dopo aver spinto sull’immigrazione per anni, dopo aver detto di tutto contro il Pd di Matteo Renzi, ora si ritrova con un problema immigrazione ancora forte, nonostante i provvedimenti varati e un centrosinistra in rapido cambiamento, dopo la vittoria di Nicola Zingaretti alle Primarie.

LE PROMESSE BALZANE DELL'AREA SOVRANISTA

Il problema non è solo suo, ma di tutta l’area sovranista che in questi anni ha continuato ad abbeverare la bestia con promesse balzane e irrealizzabili, come l’uscita dall’euro, il ritorno alla lira o la più recente boutade sulla possibilità di poter impadronirsi dell’oro di Bankitalia per abbattere il debito pubblico. In realtà erano solo specchietti per accalappiare un po’ di voti. Basti pensare che a distanza di poco più di due mesi dalle elezioni europee si inizia già a ragionare su una Lega che potrebbe entrare con tranquillità nel Ppe, fino a poco tempo fa tanto bistrattato. L’internazionale sovranista che doveva abbattere i muri dell’Europa cattiva dove è finita? Non se ne parla più.

SALVINI E LA FREDDEZZA CON ORBAN E LE PEN

Certo, il Ppe continua a fare muro su Salvini, vuole capire che intenzioni ha, ma ovunque hanno capito che si tratta solo di una battaglia interna di pesi e contrappesi. Viktor Orban, il primo ministro dell’Ungheria, non perde occasione per criticare Salvini e ha già ribadito di voler restare nel gruppo dei popolari europei. Per di più in queste settimane pare non correre buon sangue tra Marine Le Pen e lo stesso Salvini. I due fino a un anno fa andavano d’amore e d’accordo. Ora invece non riescono a trovare uno spazio in agenda per incontrarsi, e per di più litigano su chi dovrebbe capeggiare questo benedetto gruppo per riformare l’Europa, dal momento che se la Lega andrà a vincere in Italia, per La Madama (copyright Mario Borghezio) potrebbe andare peggio, dal momento che Emmanuel Macron continua a correre nei sondaggi.

Se poi si guarda all’Italia, Salvini ormai appare sempre più come un cucciolo di Labrador, festoso e radioso nelle foto che posta su Twitter, ormai costretto a cavalcare persino un incidente stradale per portare un po’ di acqua al suo mulino. Ma la cosa che ha fatto più riflettere gli attenti conoscitori dei corridoi di via Bellerio è stato il commento alla manifestazione antirazzista di Milano. Il prode Capitano, in una dichiarazione ufficiale di sabato, si è affrettato a dire: «Bene manifestazioni pacifiche ma io non cambio idea e vado avanti per il bene degli Italiani: in Italia si arriva solo col permesso, lotta dura a scafisti, trafficanti, mafiosi e sfruttatori».

LA MORBIDEZZA DEL CARROCCIO CHE DESTABILIZZA LA BASE

Ma come, bene una manifestazione dove sono tutti contro Salvini? In molti sono rimasti di sasso, ma anche i luogotenenti del Capitano hanno iniziato subito ad accodarsi. Alessandro Morelli, il giovane leghista milanese, quello immortalato mentre cercava di stringere la mano all’ex ministro Cecile Kyenge, finito sulle pagine dei giornali per la proposta delle canzoni italiane in radio (idea cassata dallo stesso Salvini) ha rilasciato al Corriere della sera dichiarazioni al miele sulla partecipazione di Macron al programma di Fabio Fazio. «Dal punto di vista giornalistico è senza dubbio un bel colpo per Fazio», ha detto al bravo Marco Cremonesi che respira gli umori della Base padana da anni. I tanti sovranisti pronti ad attaccare Fazio su Twitter un po’ ci sono rimasti male. E le delusioni saranno molte altre, perché Salvini da qui a maggio potrebbe accentuare i suoi atteggiamenti dorotei conditi di toni concilianti. D’altra parte il leader del Carroccio e tutto il suo gruppo di aficionados dovranno trovare presto nuovi nemici per risvegliare il popolo. Persino dopo l’arresto di Tiziano Renzi e Laura Bovoli c’è chi si aspettava una reazione più veemente. Ma il buon Capitano ha solo detto: «Non c’è niente da festeggiare». Del resto un po' di timore sul futuro Salvini ce l'ha, e fa gli scongiuri quando i suoi fanno gli preconizzano un futuro da presidente del Consiglio. Ma sarà proprio così o qualcuno vuole bruciarlo anzitempo?

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