Protesta Pastori Sardi Novita IRGOLI

Come procede la protesta del latte dei pastori sardi

Dopo gli sversamenti, la vittoria di Solinas e l'ennesimo assalto a una autocisterna, il prezzo è ancora fermo a 55 centesimi. Mentre gli allevatori denunciano il silenzio della politica. 

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Dagli sversamenti collettivi ai tavoli in prefettura e ai viaggi di cortesia a Roma. Fino a un nuovo assalto, mercoledì 6 marzo, a un'autocisterna a Irgoli, nel Nuorese, data alle fiamme da due uomini a volto coperto. Come procede l'onda bianca, la mobilitazione dei pastori sardi per il prezzo del latte? Era il 6 febbraio, esattamente un mese fa, quando a Villacidro – nel Cagliaritano - un caso di cronaca anomalo si trasformava nell'avvio di una battaglia. Una autocisterna - la prima - carica di 10 mila litri di latte di pecora venne fatta svuotare da due banditi col volto coperto, armati di spranghe. All'autista, diretto al caseificio, intimarono anche di girare un video e di mandarlo via chat a tutti i contatti. Poi lo lasciarono andare. Fu il primo atto - 10 i blitz in un mese - delle lunghe proteste contro il prezzo del latte di pecora a 55 centesimi: la cifra che viene pagata dagli industriali, ossia i trasformatori, ai produttori. Un compenso che non basta a coprire le spese.

Da allora è stato un tam tam seguito quasi in diretta social: cisterne svuotate, bidoni che si rovesciano e ancora blocchi stradali, scuole chiuse, cortei, lenzuoli alle finestre e striscioni con un unico slogan: iostoconipastorisardi. Anche oltre il Tirreno con il coinvolgimento dei colleghi umbri, toscani e un supporto nazionale. Un crescendo di tensione in vista del voto regionale che ha consegnato poi la Sardegna allo schieramento di centrodestra, con l'investitura del sardista Christian Solinas alleato della Lega di Matteo Salvini.

I DANNI PER I PASTORI AMMONTANO A 30 MILIONI DI EURO

Nel frattempo milioni e milioni di litri di latte sono stati buttati via o regalati. Le associazioni di categoria, tra cui Coldiretti e Cia agricoltori italiani, hanno calcolato danni enormi per gli stessi pastori: almeno 30 milioni di euro. Senza contare il fermo dei caseifici per giorni, le cisterne sotto scorta per via dei raid – due armati - e le prime denunce. Ora però la filiera ha ripreso il suo corso.

IL PREZZO DEL LATTE È ANCORA FERMO A 55 CENTESIMI

I pastori mungono e conferiscono il latte, i trasformatori producono. Il prezzo? Ancora fermo ai 55 centesimi, fatta salva qualche coop. In mezzo ci sono stati i vertici romani, cagliaritani e anche sassaresi con il prefetto Giuseppe Marani nominato commissario. La proposta ufficiale è 72 centesimi al litro (in acconto) che dovrebbero diventare 80. Fino a un euro a fine stagione, questa la richiesta iniziale dei comitati. L'aumento è legato al ritiro delle giacenze di Pecorino Romano - 60 mila quintali - azione che, nelle intenzioni di ministero dell'Agricoltura e della Regione, dovrebbe portare, a cascata, benefici ai pastori. Un destino che però corre su un doppio filo: la quotazione del latte è legata infatti a quella del principale prodotto, il Pecorino Romano, battuto alla Borsa di Milano e in eccesso. L'operazione, con l'intermediazione del Banco di Sardegna, costa 49 milioni di euro. Soldi pubblici e tempi lunghi per una soluzione tampone e una riforma strutturale da inventare. Il tutto a dispetto delle 48 ore promesse dal ministro dell'Interno Salvini che parlava a metà febbraio da leader della Lega in piena campagna elettorale.

Un presidio di pastori sardi davanti al caseificio Pinna a Thiesi, nel Sassarese, lo scorso febbraio.

IL SILENZIO DELLA POLITICA

La minaccia più forte (il blocco dei seggi) è scivolata via tra gli appelli alla calma. Alle Regionali tra i titolari degli ovili – ufficialmente 12 mila aziende che gestiscono 3 milioni di capi – c'è stata astensione in ordine sparso accompagnata dai voti al centrodestra e al Partito sardo d'azione (in grado di schierare, e far eleggere, consiglieri vicini anche ai caseifici come Piero Maieli). Passato il voto, incassati gli auguri, i cellulari dei politici, compreso quello del presidente della Regione Solinas, squillano a vuoto: questa la denuncia in assemblea. Il neoeletto si schernisce dicendo che non può convocare incontri prima dell'insediamento ufficiale, loro vanno avanti per la loro strada. «Meno male che a Roma stanno procedendo con il decreto per le eccedenze», spiega a Lettera43.it Gianuario Falchi, uno dei portavoce dei comitati. E così il tavolo a Sassari è slittato di un giorno. Se aspettiamo i tempi della politica sarda...». Intanto, mentre è in corso un incontro in Ogliastra, a Bari Sardo, per intercettare e sondare le posizioni di altri allevatori, dopo quella di Tramatza, nell'Oristanese, l'ennesima autocisterna è stata assaltata e data alle fiamme. Il prezzo del pecorino intanto è in leggero aumento in Borsa: «Venti, 40 centesimi», continua ancora Falchi, «ma è un aggiornamento lento. Qui si sta vendendo già a 6 euro e 50 (rispetto agli iniziali 4 euro e 80, ndr), grazie anche all'aiuto della Grande distribuzione». La stessa finita tra le polemiche per una recente asta al buio dell'Eurospin – al massimo ribasso - sul pecorino da grattugia, poi annullata. «Le grandi catene vogliono aiutarci», sostiene ancora Falchi, «purché l'euro in più arrivi a noi pastori». Tutto senza bandiere, insistono i comitati, e senza colori politici.

Una delegazione di donne sarde in visita in Senato incontra la presidente Casellati, il 4 marzo 2019.

LA VISITA "FOLKLORISTICA" IN SENATO

A veder la foto in Senato la lotta dura e pura pare lontana: una delegazione di donne, tra cui l'allevatrice pasionaria Anna Cuccu, una delle prime a girare un video di impatto, è approdata a Roma. La ragione del viaggio era una visita di cortesia istituzionale alla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati a cui è stato donato uno scialle ricamato del Sulcis. Alcune indossavano l'abito tipico e, anche per questo, le imprenditrici (mogli e figlie dei pastori) guidate da una sindaca, sono state contestate. Soprattutto sui social: nei loro confronti l'accusa di aver utilizzato il folklore in modo improprio «pittoresco ed esotico». «Così» , sono le accuse, «si trasforma una lotta politica per la dignità del lavoro in una rappresentazione carnevalesca, dove i sudditi portano i regali al padrone in attesa di qualche briciola». Ma anche loro tirano dritto: «Eravamo lì per una giusta causa».

6 Marzo Mar 2019 1114 06 marzo 2019
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