Algeria proteste Bouteflika

In Algeria la società delle proteste è più forte della politica

Il presidente Bouteflika, in carica dal 1999, ha fatto concessioni. Dato stabilità al Paese, ma non democrazia. I partiti all'opposizione gli cedono il campo. La popolazione no.

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Migliaia di algerini dimostrano anche tra gli espatriati, nelle piazze delle città francesi, a Manhattan, San Francisco e in altre parti del mondo. È una protesta pacifica e collettiva, sbocciata dalla società civile e tra la gente dell'Algeria, non dai partiti. Si manifesta dopo le preghiere del venerdì, che nei Paesi a maggioranza musulmana è la domenica degli occidentali, ma non sono proteste islamiste. Le spingono gli attivisti e la giovane popolazione algerina, ma si sfila a ogni età: studenti, professori, madri e padri di famiglia, anziani. È una contestazione cresciuta dal basso, inevitabile, che non si sgonfia. E sta rianimando i partiti di opposizione che alle elezioni del prossimo 18 aprile sarebbero stati dei fantasmi, nonostante la ricandidatura improponibile al quinto mandato del presidente Abdelaziz Bouteflika.

RIFIUTATA LA PROPOSTA DI BOUTEFLIKA

Ormai si scende in strada anche di sera in diverse città dell'Algeria, una volta usciti dal lavoro e cenato. Le manifestazioni hanno cadenza quotidiana e non è servita a nulla la proposta di Bouteflika, 82 anni e immobilizzato da un ictus dal 2013, sembra ancora ricoverato a Ginevra, attraverso un messaggio consegnato ai media perché da allora il presidente non tiene discorsi pubblici, di istituire una costituente e indire poi elezioni anticipate. Con un nome sulle schede, per la prima volta dalla fine degli Anni 90, diverso dal suo per il Fronte di liberazione nazionale (Fln). Dalle proteste della Primavera araba, il partito al potere dall'indipendenza nel 1962 promette consultazioni per riscrivere la Costituzione algerina. C'è una bozza è ferma dal 2016 per un referendum mai organizzato.

Studenti e professori aderiscono alle proteste in Algeria.
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LE PROTESTE RIMANDATE DEL 2011-2012

Il cartello più significativo delle proteste è l'immagine stilizzata degli invalidi in sedia a rotelle che sbuca dai cortei. Presa in prestito dai parcheggi o dalle corsie preferenziali, ma potrebbe essere stampata al posto del volto o del nome di Bouteflika sui manifesti elettorali: se l'Algeria non avesse vissuto, negli Anni 90, la drammatica guerra civile tra laici e islamisti e se non si trovasse attaccata alla Tunisia e alla Libia, non si sarebbe probabilmente arrivati a questo punto. Le Presidenziali del 2014 non avrebbero riconfermato con l'82% un presidente in carica da 20 anni, già menomato dall'ischemia, se non avesse prevalso – malgrado tutto – la paura che venisse meno il pilastro della stabilità, dagli ultimi anni della guerra interna alle rivolte arabe del 2011. Semplicemente, gli algerini si ribellano a elezioni improponibili altrove.

L'AUTORITARISMO SOFT DI BOUTEFLIKA

Cinque anni dopo le condizioni economiche sono peggiorate, ed è inquietante che il Fln non sia stato nel frattempo in grado di trovare un candidato più giovane per il passaggio di testimone. L'opposizione, anche islamista, è frammentata in più sigle e l'aver preso parte, in passato, a coalizioni di governo con il partito corrotto dell'apparato militare e di sicurezza non rende i partiti della minoranza attraenti per la gran parte della popolazione che, comprensibilmente, chiede un ricambio nell'establishment. Mai come ora in Algeria si può forse dire che i tempi siano maturi. Come l'Egitto dell'era Mubarak, Bouteflika ha guidato una lunga stagione di autoritarismo soft, anche le ultime proteste non sono state represse duramente come nell'Egitto di al Sisi o in Venezuela. O anche nell'Algeria del Novecento.

Eletto nel 1999, Bouteflika è stato il primo presidente non militare dell'Algeria

LA RICONCILIAZIONE NAZIONALE DAL 1999

Eletto per la prima volta nel 1999, Bouteflika resterà nella storia come il primo presidente non militare dell'Algeria. Ministro degli Esteri dal 1963 al 1979, quando fu anche a capo dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, gli va riconosciuto il merito della descalation dal decennio nero, attraverso un piano che portò alla tregua con la maggioranza delle frange islamiste graziate da un'amnistia. Dopo il referendum sulla «riconciliazione civile» del 1999, migliaia di guerriglieri poterono così reinserirsi nella società, non senza le critiche di parte dei famigliari delle vittime. Dal Fln ci fu un segnale di discontinuità dal muro contro muro dei militari che nel 1991 avevano annullato le prime elezioni politiche multipartitiche vinte dal fronte islamista del Fis, dichiarandolo illegale e spingendolo alla lotta armata, estrema e clandestina.

In decine di migliaia alle proteste in Algeria contro Bouteflika.
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CONCESSIONI, NON DEMOCRAZIA

Nella consultazione popolare il 98% degli algerini si espresse per la fine della stagione dell'odio che, dopo il milione di morti per l'indipendenza, si stima abbia fatto altre 200 mila vittime in attacchi e brutali attentati. Ma se fu arrestata la spirale verso il fondamentalismo – rimasto pericolosamente marginale in Algeria nelle cellule di al Qaeda nel Maghreb –, neanche Bouteflika instaurò un sistema democratico e basato sull'alternanza. La popolazione fu calmata, attraverso piani economici sociali e di sviluppo finanziati dai proventi del gas e del petrolio. Ma i risultati delle elezioni sono rimasti scontati e fin troppo favorevoli al Fln da non apparire truccati. I partiti all'opposizione o hanno boicottato le Politiche, scomparendo, o si sono collusi con l'apparato. All'occorrenza, come nelle ultime proteste, è scattata la censura dei media e di Internet.

IL MOVIMENTO 22 FEBBRAIO

Anche per il voto del 2019 il leader islamista moderato Abderrazak Makri, del Movimento per la società e la pace, ha rinunciato a candidarsi per protesta contro Bouteflika e tutta l'opposizione di sinistra diserterà il voto. Il neonato Movimento del 22 febbraio, dal venerdì delle prime proteste, non lascia in compenso il campo libero al Fln e ai suoi alleati. L'impegno del presidente – o di chi parla per lui – alle riforme e a «non candidarsi più» è tardivo e insufficiente per le decine di migliaia di contestatori. Il governo nazionale e gli stessi partiti sembrano spiazzati dalla consapevolezza degli algerini e dalla forza della proteste del 2019, più grandi che per le Primavere arabe. Attribuirle ai 20enni nati alla fine della guerra civile (il 45% degli algerini) è approssimativo. Più in generale è la società algerina ad apparire più avanti della politica.

9 Marzo Mar 2019 1658 09 marzo 2019
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