Europee 2019
Europee 2019
Elezioni Ue Orban popolari europei

La variabile Orban spacca i Popolari in vista delle europee

Il premier ungherese la pensa come Salvini, Le Pen e i polacchi di Pis. Ma è un alleato chiave della Csu tedesca, in corsa per guidare la prossima Commissione. E "pesa" 13 seggi.

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Il manifesto politico di Viktor Orban per gli anni a venire è in un capitolo del libro choc sull'Ue del politologo e saggista francese Philippe de Villiers uscito a marzo, in piena campagna per le elezioni europee del 2019. Nel capitolo della sua intervista, il premier ungherese evoca la «disintegrazione dell'Ue», se la «parte islamizzata costringerà l'altra che non vuole islamizzarsi ad accettare le politiche per l'immigrazione». Una linea coerente con le posizioni sempre più sovraniste del leader di Fidesz, capofila con la Polonia del fronte di Visegrad protezionista e tendenzialmente euroscettico dei Paesi dell'Est. Incompatibile, e qui casca l'asino, con l'europeismo dei Popolari europei (Ppe), da decenni la casa politica di Orban e di Fidesz.

ORBAN VICINO ALLA CSU BAVARESE

Inevitabile che il nodo venga al pettine per le elezioni del 26 maggio, in un cortocircuito che può spaccare la larga area Ue dei democristiani, allontanati anche dai socialisti europei alla prese col ricostruirsi un'identità di sinistra. L'Ue si va polarizzando, come le politiche nazionali degli Stati membri, e il centrodestra degli statisti moderati architetti dell'Europa unita come Jacques Chirac o Konrad Adenauer rischia il tracollo. Pedina cruciale del riassetto è il populista Orban. Vicinissimo ai cristiano-democratici bavaresi (Csu) e ai popolari austriaci (Övp) – anche per le chiusure sull'immigrazione –, ma a un passo dall'espulsione dal Ppe per aver denigrato platealmente il presidente uscente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. La linea rossa dei popolari europei.

Angela Merkel con Orban, insieme nei Popolari europei.
GETTY

LA VARIABILE ORBAN PESA 13 SEGGI

Juncker, ex premier lussemburghese, è un democristiano sociale, più incline a pendere a sinistra che a destra, come negli ultimi anni anche la cancelliera tedesca Angela Merkel. Specie sulla questione dei migranti, ma ancor di più sui principi fondanti dell'Ue. Merkel però tace su Orban, un grosso punto interrogativo da tempo, perché ha ragione l'ex premier italiano Silvio Berlusconi quando dice che escludere Fidesz dal blocco del Ppe sarebbe un «errore politico»: il partito ungherese è depositario, secondo i sondaggi, 13 preziosi seggi all'Europarlamento, per i popolari altrimenti in calo dagli attuali 217 a 181 deputati. Salirà invece, secondo le proiezioni di Politico, dagli attuali 37 ai 60 seggi il gruppo di estrema destra dell'Europa delle Nazioni e della Libertà (Enf) di Marine Le Pen e Matteo Salvini.

GLI INVITI DI SALVINI E MELONI

Cacciare Orban dal Ppe sarebbe un regalo ai sovranisti: i leader del Fronte nazionale, ora Raggruppamento nazionale, e della Lega gli hanno steso un tappeto rosso. E il premier magiaro è da tempo corteggiato anche dal Gruppo dei conservatori e riformisti europei (Ecr) di Giorgia Meloni (Fli), un conglomerato ormai di sovranisti di estrema destra che annovera tra gli altri i polacchi reazionari di Diritto e Giustizia (Pis), affatto distanti dall'Enf, fatta esclusione per la loro ostilità verso la Russia. A metà aprile Le Pen è attesa a Varsavia, per la reunion dei populisti di estrema destra, e anche il Carroccio sta intensificando il dialogo tanto con l'Ecr quanto con l'Enf: se è tardi questo punto per fondersi, i due gruppi estremisti potrebbero allearsi per dare la spallata ai popolari e ai socialisti europei. Mai così stufi, soprattutto a sinistra, di larghe intese.

Orban è arrivato a ritrarre sui manifesti il volto di Juncker accanto a quello dell'odiato George Soros, accusati di portare l'immigrazione di massa

JUNCKER COME SOROS: L'AFFRONTO DI ORBAN

Proprio la Lega lavorerebbe a una piattaforma comune, un disastro da scongiurare per l'Ue. Fidesz porta voti al Ppe ma al prezzo di ribaltarne i valori, fino a che punto i popolari possono ingoiare i rospi di Orban? Il premier ungherese è arrivato a ritrarre sui manifesti il volto di Juncker accanto a quello dell'odiato George Soros, accusando il leader dell'Ue di provocare come lui l'immigrazione «di massa incontrollata». Troppo anche per il capo del Ppe Joseph Daul che ha tuonato il «superamento del limite». Il capo della Csu all'Europarlamento Manfred Weber – e nuovo supercommissario Ue in pectore e uomo di Merkel a Bruxelles – è stato costretto all'ultimatum a «Orban che ha danneggiato il Ppe»: o le «scuse ai colleghi», la fine della campagna anti-Ue e il ritorno a Budapest della Central European University di Soros o, ha minacciato, «misure concrete».

APERTA LA PROCEDURA PER L'ESPULSIONE

Sette partiti del Ppe (i due belgi, poi Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Svezia e Finlandia), quanti ne prevede lo statuto come soglia per avviare la procedura, hanno chiesto l'espulsione di Fidesz da vagliare all'assemblea politica del 20 marzo prossimo. Altri 5 e tra questi i conservatori greci – non Forza Italia e finora non la Cdu-Csu di Merkel – si sono uniti, i popolari belgi francofoni minacciano persino la scissione: «O noi o loro». Di tutta risposta, Orban ha rincarato la dose definendoli pubblicamente «utili idioti della sinistra». Per il leader di Fidesz, premier dell'Ungheria dal 2010, Juncker può andarsene «in pensione». Sono loro ad «attaccarlo» e a non capire con chi stare. Che «forzare sull'immigrazione» rischia di «far saltare l'Ue». Orban tira dritto e lascia intendere che, prima di venire cacciato, può essere lui ad andarsene.

IL DILEMMA TRA DESTRA E SINISTRA DEI POPOLARI UE

Scusarsi equivale a sgonfiare i consensi, il premier magiaro è un demagogo, sta sempre dove tira il vento. Alla radio pubblica ha prospettato «colloqui in Polonia» se «dovesse iniziare qualcosa di nuovo», incontri col Pis sono in agenda a marzo. Ma i canali restano aperti anche con Juncker e con Weber. Al leader bavarese costa molto l'aut aut: senza Orban può saltare la sua candidatura a capo della Commissione Ue, e la Csu è vicina ai popolari austriaci, alleati dell'estrema destra (Fpö) che è nell'Enf con la Lega. Il dilemma dei democristiani europei è tra destra e sinistra. Un altro brutto segnale è, dalla Germania, il vade retro dei socialdemocratici (Spd) alla nuova leader della Cdu e cancelliera in pectore, Annegret Kramp-Karrenbauer. Troppo omofoba, mentre Weber avverte: «La strada della Lega di Salvini o del Pis non è quella del Ppe».

10 Marzo Mar 2019 1200 10 marzo 2019
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