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Salvini promuove la Tav perché «serve a collegare Europa e Italia»

Il ministro dell'Interno: «I bandi sono partiti, l'opera può avere dei tagli o delle modifiche ma è utile». Renzi: «Avevo delle perplessità, per quello cambiammo il progetto».

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Nell'equivoco Tav - parte, non parte, si fa, non si fa - ci ha pensato il ministro dell'Interno Matteo Salvini a segnare un altro punto a favore della realizzazione del progetto ferroviario Alta velocità Torino-Lione: «I bandi sono partiti, che si chiamino bandi, avvisi, inviti, e adesso il presidente del Consiglio ha il mandato di incontrare i francesi e la Commissione europea per rivedere, ricontrattare, come da programma di governo, un'opera che può avere dei tagli, delle modifiche e che, a mio avviso, comunque serve per collegare l'Italia al resto dell'Europa». Il vicepremier era a Matera prima di cominciare un tour che, in vista delle Regionali lucane del 24 marzo 2019, lo porta nel Metapontino il 12 marzo.

RENZI: «AVEVO PERPLESSITÀ, CAMBIAMMO IL PROGETTO»

Sulla questione è intervenuto anche "l'altro" Matteo, Renzi: «I soldi per sbloccare i cantieri ci sono, li abbiamo messi noi. Ma non c'è una visione strategica del governo, solo l'esigenza di una risposta da social all'elettorato. Quando feci lo "sblocca Italia" le forze dell'attuale maggioranza gridarono allo scandalo, Di Maio e Salvini erano contro. Ora M5s con la Tav ha trovato una scusa per rinviare le decisioni fino alle Europee, si son presi sei mesi per far finta di niente con Di Maio in campagna elettorale». Il senatore del Partito democratico ed ex premier ha parlato a Radio Anch'Io su Radio Uno Rai. «Avevo perplessità sulla Tav», ha risposto Renzi a una domanda di Giorgio Zanchini, «infatti c'è stato un cambio di progetto, perché era eccessivo. Abbiamo lavorato tre anni nel silenzio, alla fine erano 2,5 miliardi in meno e 23 chilometri in meno, ma almeno è pronto, non abbiamo mai messo in discussione il tunnel. Il progetto poi è stato firmato da Macron e Gentiloni perché io mi ero già dimesso».

LA TELT: «SIAMO PARTITI PER IL LATO FRANCESE»

Hubert du Mesnil, presidente di Telt, ha parlato in un'intervista al Corriere della sera: «Abbiamo lanciato la prima fase del progetto, l'appello alle candidature, che riguarda le tre sezioni francesi del tunnel di base. Per la quarta sezione, quella italiana, si partirà tra due o tre mesi». Poi ha spiegato: «Speriamo che Roma, Parigi e Bruxelles useranno i prossimi mesi fino all'estate per condurre le nuove discussioni chieste dall'Italia». E quanto ai margini di negoziato, ha precisato che «se consideriamo i diversi atti che costituiscono la base del nostro lavoro, ci sono tre livelli. Il primo è quello dei trattati internazionali tra Francia e Italia, estremamente difficili da ritoccare perché servirebbero nuovi trattati approvati dai parlamenti. Il secondo livello è quello degli atti governativi, che rappresentano l'approvazione tecnica del progetto: dove passa il tunnel, la pendenza... E anche questo mi sembra poco interessante da ridiscutere, implicherebbe tanto tempo e comunque mi pare che nessuno evochi alternative al tracciato attuale del tunnel» e «il terzo livello, infine, è la convenzione tra Francia, Italia e Unione europea». Ed è questo, a suo avviso, il possibile cuore delle discussioni: «Per adesso l'accordo con Bruxelles copre fino al 2020, e riguarda i famosi 300 milioni che l'Europa minaccia di ritirare se non ci sbrighiamo. Ma manca ancora la convenzione dal 2021 al 2030». Si potrebbe ottenere «un aumento del finanziamento europeo dal 40 al 50%. L'attuale Commissione si è già dichiarata disponibile. Ma il negoziato vero andrà fatto con la nuova, dopo le elezioni del 26 maggio»

12 Marzo Mar 2019 1000 12 marzo 2019
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