Regionali 2019
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Elezioni Regionali Basilicata 2019 Cosa Sapere 5
Politica
13 Marzo Mar 2019 0800 13 marzo 2019

Guida alle elezioni regionali 2019 in Basilicata

Prova per il M5s che qui alle Politiche prese più del 43%. Il centrodestra schiera un candidato di Fi, il Pd cerca la ripresa. La sinistra si affida al prof Tramutoli. Cosa sapere in vista del 24 marzo. 

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Dopo Abruzzo e Sardegna è la volta della Basilicata che il 24 marzo è chiamata a rinnovare il consiglio regionale. Una nuova prova per il governo gialloverde e per il centrodestra a trazione salviniana che nelle ultime competizioni elettorali ha "mangiato" l'alleato pentastellato. Ma gli occhi sono puntati anche sul Pd guidato dopo le Primarie del 3 marzo da Nicola Zingaretti. Senza dimenticare che le urne lucane sono un'altra prova generale in vista delle Europee di maggio.

BASILICATA, IL FORTINO ROSSO CHE HA RESISTITO AGLI SCANDALI

Anche se, con l'elezione di Nicola Zingaretti, il Pd pare finalmente uscito dal letargo in cui era caduto dopo le politiche del 4 marzo 2018, la Basilicata potrebbe essere il prossimo fortino rosso che il centrodestra si prepara a espugnare. Un fortino che ha già resistito a un buon numero di "assalti". Ma andiamo con ordine e partiamo anzitutto dai numeri. Scorrendo i risultati delle ultime Regionali, il 29 marzo 2010, Vito De Filippo (centrosinistra) venne eletto con il 60,81% delle preferenze mentre, dopo soli tre anni, nella tornata del 2013, Marcello Pittella (centrosinistra) fu nominato presidente di Regione con il 59,6% dei suffragi.

La protesta di alcuni studenti di Potenza contro il ministro dell'Interno Matteo Salvini.

Numeri considerevoli, che non furono scalfiti nemmeno dallo scandalo “rimborsopoli” che aveva travolto consiglieri e assessori, costringendo De Filippo a dimissioni anticipate. Lo stesso Pittella era stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire diverse spese sostenute tra il 2010 e il 2012. Altrove simili cannonate avrebbero sbriciolato qualsiasi fortezza. Non nella “rossa” Lucania. Tant'è che, fino all'inchiesta sulla Sanità del luglio scorso che è costata a Pittella due mesi di domiciliari e la sospensione per effetto della Legge Severino, il presidente di Regione uscente era anche quello su cui il Pd avrebbe voluto scommettere il prossimo 24 marzo. Ci sono volute le risultanze delle indagini e la messa di traverso di LeU-Mdp (che nella regione può contare su Roberto Speranza, in grado di garantire il 6%) per costringere i democratici a trovare un sostituto dell'ultima ora. Sostituto improvvisato e frutto di compromesso, come si vedrà meglio a breve, che potrebbe forse rappresentare il primo mattone incrinato di una fortezza che finora aveva resistito a ogni bordata.

LE INCHIESTE SUL CENTRO OLI

Sono state proprio le inchieste della magistratura a cadenzare il succedersi delle ultime Giunte lucane. Dopo la rimborsopoli degli anni 2010-2012, il 2 novembre 2016 un nuovo filone relativo a rendicontazioni sospette portò al rinvio a giudizio di 17 ex consiglieri regionali e del presidente dell'assemblea regionale dell’epoca, Francesco Mollica (Udc). Il processo è ancora in corso. Sempre nel 2016 detonò l'inchiesta relativa allo smaltimento degli scarti di produzione del Centro oli dell'Eni e ai lavori per la realizzazione del Centro oli della Total, a Corleto Perticara. L'attenzione dei magistrati si focalizzò su presunti scambi tra assunzioni e autorizzazioni posti in essere dalla precedente amministrazione comunale. La vicenda ebbe risalto mediatico in quanto lambì Roma, con le dimissioni dell'allora ministro allo Sviluppo economico, Federica Guidi, per il coinvolgimento dell'ex compagno, Gianluca Gemelli (la cui posizione è stata successivamente archiviata) che, secondo l'accusa, aveva interessi nella costruzione dell’impianto di Tempa Rossa. Matteo Renzi, all'epoca presidente del Consiglio, tuonò contro la procura di Potenza: «Le indagini sul petrolio in Basilicata si fanno ogni quattro anni e non vanno mai a sentenza».

Un selfie da Potenza del candidato M5s qui con Luigi Di Maio (da Facebook).

M5S E LEGA DIVISI DAL PETROLIO

Anche le prossime Regionali si giocheranno sul petrolio. Petrolio che i cinque stelle non vogliono venga estratto. Non è un caso che il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, durante il tour potentino a sostegno del candidato pentastellato Antonio Mattia abbia dichiarato: «Per le estrazioni petrolifere la Valutazione di impatto ambientale (Via) è di competenza nazionale ma, guarda caso, la Basilicata è la sola regione in cui l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) è di competenza regionale: ciò non collima con la tutela dell’ambiente. Mi impegno a portare in parlamento che se la Via è nazionale anche l’Aia lo deve essere». Proprio sul petrolio si registra l'ennesima spaccatura tra Lega e M5s. Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ormai di casa in Basilicata date le numerose incursioni, avverte: «Non sono un ultrà dell'industria o degli alberelli, ma voglio un Paese che cresce, con la tutela dell'ambiente ma a vantaggio del territorio. Sono contro i "no" di bandiera: l'Europa è piena di dimostrazioni che l'industria pulita può convivere con l'ambiente e creare ricchezza. Chi ha governato la Basilicata ha permesso che i proventi di questa terra evaporassero». Alle ultime Politiche, il M5s ha fatto il pieno di voti (oltre il 43%), la Lega si è assestata intorno al 7% mentre il Pd poco meno del 17%.

Vito Bardi, candidato di centrodestra alle Regionali della Basilicata, è sostenuto da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Basilicata Positiva, Idea.

QUATTRO CANDIDATI PER 14 LISTE

Questo il quadro su cui si innestano le Regionali del 24 marzo. Sono in lizza 28 liste (14 per la provincia di Potenza e 14 per quella di Matera) e quattro candidati alla poltrona che fu di Pittella: l'esponente di centrodestra Vito Bardi, sostenuto da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Basilicata Positiva, Idea; Antonio Mattia del Movimento 5 stelle; la punta del centrosinistra, Carlo Trerotola che può contare su Comunità Democratiche, Avanti Basilicata, Basilicata Prima - Riscatto, Progressisti Basilicata, Verdi, lista Trerotola e infine Valerio Tramutoli, appoggiato da Basilicata Possibile.

Valerio Tramutoli, candidato alla Presidenza della Regione di Basilicata Possibile.

L'INCIAMPO DI TREROTOLA SU ALMIRANTE

Ma la gara sarà essenzialmente a tre, in un tripolarismo che rispecchia la situazione nazionale, con il farmacista Carlo Trerotola che, oltre a dover difendere il fortino lucano dall'assedio dei contendenti, in queste ore è impegnato a respingere via Facebook gli assalti di chi, anche da dentro la coalizione, lo critica per una sua dichiarazione ritenuta di destra («Non sono mai andato ai comizi se non a quelli di Giorgio Almirante. Ogni tanto lo ascolto anche adesso»). Non un fulmine a ciel sereno, almeno per il centrosinistra lucano che già sapeva che la famiglia Trerotola orbitasse attorno a Fiamma tricolore: il padre dell'attuale candidato, Nicola, era stato esponente di spicco dell'Msi potentino nonché amico di Almirante. Il fratello Ercole si candidò a sindaco nel comune di Balvano (Potenza) con il centrodestra.

Carlo Trerotola, candidato del centrosinistra alle Regionali 2019 in Basilicata (da Facebook).

L'INCOGNITA DELL'ASTENSIONE

Nel centrodestra, accordi di palazzo hanno fatto convergere la designazione sull'ex generale della Guardia di Finanza Vito Bardi, scelto da Silvio Berlusconi. Si tratta di una personalità di tutto rispetto che ha però causato più di un mal di pancia nella coalizione che vede correre assieme Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia, in quanto non sarebbe sufficientemente conosciuta dall'elettorato. Al suo posto era stato ventilato anche il nome dal patron del Potenza calcio, Salvatore Caiata, eletto col M5s alle Politiche 2018 ed espulso a seguito di una indagine per riciclaggio. Più che imporre un candidato di bandiera la Lega ha preferito evitare rotture per essere primo partito della coalizione anche in Basilicata. Il Movimento 5 stelle correrà da solo, ma proverà a monetizzare gli effetti del reddito di cittadinanza. Su tutti i contendenti pesa però l'incognita dell'astensionismo che in Basilicata sembra riguardare un elettore su tre. Alle ultime Regionali votò appena il 47,6% degli aventi diritto, contro il 63% del 2010.

COME SI VOTA

Il 24 marzo sarà il banco di prova della nuova legge elettorale, voluta dal centrosinistra con la stampella del centrodestra, che ha introdotto la parità di genere (nelle liste un sesso non può superare l'altro del 60%) e la relativa doppia preferenza mentre ha abolito il voto disgiunto e il cosiddetto "listino", permettendo così ai cittadini di scegliere tutti e 20 gli esponenti che siederanno in Consiglio, prerogativa che prima era riservata alle segreterie dei partiti. Ai sensi della Legge Regionale 20 agosto 2018 n. 20, il presidente della Giunta regionale è eletto a suffragio universale e diretto contestualmente all’elezione del Consiglio. È proclamato presidente il candidato che conseguirà il maggior numero di voti validi, sommando i consensi ottenuti in ciascuna circoscrizione provinciale. Niente ballottaggio dunque. Il Consiglio regionale è composto da 20 consiglieri eletti sulla base di liste circoscrizionali concorrenti.

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