Accordo Italia Cina Cosa Non Va Mike Pompeo

Perché ha ragione Pompeo a dire che l'accordo Italia-Cina è opaco

Secondo il segretario di Stato americano «Roma deve fare attenzione» prima di firmare atti con un colosso aggressivo. La scarsa chiarezza è tipica delle scelte del governo Conte.

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Il premier Giuseppe Conte sostiene che l’intesa che si accinge a firmare a Palermo col presidente cinese Xi Jinping è «limpida», ma così non è affatto per la semplice ragione che non solo non è stato reso noto ai membri del governo il testo ufficiale, ma soprattutto il testo di altri 25 protocolli su temi specifici ancora più misteriosi. E, come ha rilevato il sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi (della Lega) nel testo vengono previsti - sia pure in maniera fumosa e non vincolante - accordi di cooperazione su «intercomunicabilità, energia e telecomunicazioni» e qui i campanelli di allarme salgono - come ha sottolineato Guido Crosetto di Fratelli d'Italia che ha chiesto un dibattito parlamentare - sino a diventare un concerto di campane d’allarme. Il sospetto che dentro questa iniziativa si radichi una virata nella nostra politica estera - dice Crosetto - è infatti più che lecito.

La Cina è ormai la terza potenza planetaria retta da un regime che nega le libertà civili e disprezza non solo i diritti, ma sbeffeggia anche la difesa dell’ambiente planetario

Il punto infatti non è se sia opportuno o meno che l’Italia si impegni in accordi commerciali con la Cina, come semplifica Luigi Di Maio, dando la netta sensazione di non capire ciò di cui sta parlando. È scontato che questo sia pieno interesse di un'Italia che ha un interscambio con la Cina pari a meno della metà di quello della Germania. Il nodo complesso è dato dal fatto che la Cina ha una politica estera aggressiva, da grande potenza, che si è sviluppata costruendo egemonia politica veicolata appunto da apparentemente banali accordi commerciali, alla ricerca palese di un allargamento della propria egemonia geopolitica in Asia, in Africa. E la Cina è ormai la terza potenza planetaria retta da un regime antidemocratico, autoritario, dispotico, che nega le libertà civili e religiose e disprezza non solo i diritti civili, ma sbeffeggia anche le più elementari politiche di difesa dell’ambiente planetario. In sintesi, la Cina è politicamente un avversario politico potente e aggressivo.

«L'ALLARMATA ATTENZIONE» DI MATTEO SALVINI

Dunque è indispensabile che gli accordi con questo colosso aggressivo si facciano, ma sempre - sempre - con l’accortezza di impedire che veicolino una penetrazione, un controllo cinese delle infrastrutture - in primis le telecomunicazioni - che sono il pilastro della difesa degli interessi nazionali dell’Italia. «Quando leggo di un accordo quadro che riguarda “intercomunicabilità, energia e telecomunicazioni”», dice a Lettera43.it il sottosegretario Picchi, «vorrei saperne di più. Per questo ho sollevato il problema e noto con piacere che ho avuto seguito. Matteo Salvini è passato da una accettazione sic et sempliciter dell’accordo a una posizione di allarmata attenzione. Sono soddisfatto».

Giuseppe Conte e Matteo Salvini.

PREOCCUPAZIONE DELL'UNIONE EUROPEA E DEGLI STATI UNITI

La conferma che la dinamica Italia-Cina sinora si è sviluppato sottotraccia, senza dibattito politico e chiarezza del nostro governo viene dall’allarme forte dei nostri alleati, inclusa l’Unione europea. L’altolà posto all’Italia dal segretario di Stato americano Mike Pompeo è indicativo: «L’accordo che l’Italia si accinge a firmare con Xi Jinping è opaco. L'Italia deve fare attenzione prima di firmare atti che, oltre a non essere economicamente sostenibili, potrebbero risultare contrari al rispetto della sovranità e dello Stato di diritto». «Opaco» è un giudizio duro e inquietante, perché pronunciato da chi sicuramente - a differenza di Salvini, Picchi e altri ministri italiani - è a conoscenza del testo dell’accordo. Ma l’opacità ormai è una costante nelle scelte e nelle "non scelte" del governo Conte.

14 Marzo Mar 2019 1800 14 marzo 2019
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