Tajani Fascismo Mattarella

Perché il fascismo non ha fatto cose buone spiegato da Mattarella

Nel 2018 il presidente della Repubblica disse che fu un regime che non ebbe alcun merito e che spetta a tutti noi fare in modo che il passato non torni. A leggerla oggi sembra una risposta a Tajani.

  • ...

In una intervista radiofonica del 13 marzo il presidente dell'europarlamento Antonio Tajani ha sostenuto che il fascismo ha fatto anche delle cose buone, in particolare ha sostenuto che «fino a quando non ha dichiarato guerra al mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non s'è fatto promotore delle leggi razziali, a parte la vicenda drammatica di Matteotti, ha fatto delle cose positive per realizzare infrastrutture nel nostro Paese, poi le bonifiche. Da un punto di vista di fatti concreti realizzati, non si può dire che non abbia realizzato nulla». La frase, come ovvio, ha suscitato forti reazioni e anche richieste di dimissioni. Ma tra quelle che possono essere considerate le risposte migliori all'esponente popolare ce n'è una che è stata in realtà pronunciata precedentemente all'infelice esternazione da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

«IL FASCISMO FU UN REGIME CHE NON EBBE ALCUN MERITO»

Era il 23 gennaio del 2018 e, in occasione della Giornata della Memoria, Mattarella respingeva così il mito del fascismo buono. «Il fascismo - spiegò il presidente della Repubblica - fu un regime che non ebbe alcun merito, e nel quale la caccia agli ebrei non fu affatto una deviazione ma fu insita stessa alla natura violenta e intollerante di quel sistema. I fantasmi del passato, il rischio che si possano di nuovo spalancare le porte dell'abisso, devono essere sempre tenuti presenti. La nostra società ha gli anticorpi per evitarlo ma spetta a ciascuno di noi operare per impegnarsi per impedire che il passato possa tornare. Non bisogna minimizzare i focolai di odio. Il nostro Paese ha la forza e la capacità di fare i conti con la propria storia e ottanta anni dopo l'infamia delle leggi razziali non bisogna aver paura di ricordare che quelle leggi furono firmate di proprio pugno da Mussolini ma trovarono complicità e giustificazione all'interno dello Stato e della società dell'epoca: intellettuali, giuristi, scienziati, storici firmarono il Manifesto della razza che diede il supporto teorico a quella ignominia».

14 Marzo Mar 2019 0934 14 marzo 2019
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso