Attentato Nuova Zelanda Viminale

Dopo Christchurch il Viminale avvia attività di monitoraggio

In seguito alla strage di musulmani in Nuova Zelanda, l'Italia non sottovaluta il rischio suprematista. Salvini: «Polizia e intelligence eccellenti, ma non abbassiamo la guardia».

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Matteo Salvini aveva detto che non c'era motivo di preoccuparsi, perché in Italia l'unico terrorismo da attenzionare è quello islamico. Eppure, dopo la strage di Christchurch firmata dal suprematista bianco Brenton Tarrant, che su uno dei caricatori della sua arma aveva reso omaggio all'attentatore di Macerata Luca Traini, il Viminale ha deciso di non sottovalutare il rischio di atti emulativi. «Sono state impartite direttive per una rinnovata attività di monitoraggio per evitare rischio emulazione e l'eventualità di ritorsioni ad opera di ambienti radicali», hanno comunicato fonti del Viminale, che la mattina del 16 marzo ha riunito in via straordinaria il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, dopo l'attacco del 15 marzo a due moschee neozelandesi.

MASSIMA COLLABORAZIONE INTERNAZIONALE NELLE INDAGINI

In merito alle indagini, le forze di polizia italiane hanno garantito massima collaborazione internazionale. Durante il Comitato è stata analizzata la storia personale del terrorista che a Christchurch ha ucciso 49 persone di religione musulmana. Il nominativo di Tarrant non era mai stato evidenziato agli apparati di sicurezza italiani, anche dopo un ulteriore approfondimento dei suoi contatti all'estero. «Non sono emersi legami tra l'attentatore e l'Italia, ma i nostri apparati di sicurezza restano vigili per monitorare la situazione», ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini, «abbiamo la fortuna di contare su forze di polizia e intelligence tra le migliori al mondo, ma non abbassiamo la guardia».

16 Marzo Mar 2019 1606 16 marzo 2019
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