Salvatore Rossi Bankitalia Lascia

Perché Salvatore Rossi lascia Bankitalia

Dietro l'addio ci sono anche motivi personali, ma soprattutto l'insistenza del governo nel chiedere "discontinuità". E le vecchie ruggini sulle stime riviste al ribasso della crescita italiana nel 2019. Il retroscena.

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Il governatore Ignazio Visco, dicono ambienti vicini a Bankitalia, non sarebbe stato d'accordo. Ma questo non è bastato a Salvatore Rossi, che alla fine ha annunciato di non essere disponibile a un nuovo incarico come direttore generale di via Nazionale e come presidente dell'Isvass, l'autorità di vigilanza sul mercato assicurativo. Chi lo conosce dice che alla base della scelta di Rossi ci sono anche motivi personali. Ma di più ha potuto una politica che nell'ultimo mese gli ha fatto terra bruciata intorno, come dimostrerebbero l'esito di alcuni incontri riservatissimi, che l'economista avrebbe avuto con membri della maggioranza gialloverde. Tutti a ripetere quello che pubblicamente avevano dichiarato - sia pure con toni diversi - il premier Giuseppe Conte e i suoi vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini: in via Nazionale ci vuole discontinuità. Concetto ribadito dal presidente del Consiglio anche in un vertice dei giorni scorsi con Visco.

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UNO SCONTRO INIZIATO CON I NUMERI SULLA CRESCITA ITALIANA

La guerra tra Palazzo Chigi e Palazzo Koch ha avuto il suo avvio lo scorso gennaio quando la Vigilanza ha quasi dimezzato le prospettive di crescita dell'esecutivo: dal 1 per cento allo 0,6 nel 2019, numeri che da soli annunciano quanti scossoni arriveranno dai mercati e dall'Europa sull'Italia dopo le elezioni. Nell'immaginario della maggioranza il responsabile di questa sortita è stato proprio Rossi, ben visto dal Quirinale e dal Pd, con Sergio Mattarella che in passato l'avrebbe visto con piacere come ministro dell'Economia. Di Maio sottolineò che quelli prevenute da via XX Settembre erano «stime apocalittiche che arrivano dalla stessa Bankitalia che ci ha lasciate le banche in queste condizioni perché non ha sorvegliato. Sono diversi anni che non ci prende».

Per tutta risposta Cinquestelle e Lega rilanciarono sulla commissione d'inchiesta sulle banche, sulla possibilità di utilizzare le riserve auree per tagliare il debito e sulla proprietà dell'organismo, con i grillini che provarono a far entrare nel decreto Genova anche il cosiddetto emendamento contro le "porte girevoli”, cioè per vietare per sei anni dalla loro uscita agli ex funzionari di Bankitalia di accettare incarichi presso banche private. Poi, in consiglio dei ministri, i due vicepremier misero in minoranza Conte e il ministro dell'Economa Giovanni Tria e bloccarono il parere non vincolante per il rinnovo di Luigi Federico Signorini alla vicedirezione di via Nazionale.

IN POLE POSITIONE PER LA SUCCESSIONE DI FABIO PANETTA

A quanto pare la maggioranza avrebbe deciso di sbloccare questa nomina, ma a maggio - data di scadenza di Rossi - avrebbero ripetuto lo stesso meccanismo per la conferma di Rossi. Da settimane si rincorrono voci che vorrebbero grillini e leghisti aver deciso di mettersi di traverso su queste poltrone per liberarsi più facilmente dell'attuale numero uno della Ragioneria generale dello Stato, l'ex Bankitalia Daniele Franco, che a questo punto tornerebbe a Palazzo Koch. Ma da qui fanno sapere che Visco non si farà imporre nomi per il direttorio, anche memore di due anni fa quando al governo c'era il Pd. Su input di Matteo Renzi, il Nazareno voleva imporre alla presidenza della Banca d'Italia Lorenzo Bini Smaghi. Per tutta risposta la banca centrale - per salvare la sua autonomia - impose a Visco di concorrere per un secondo mandato, nonostante l'economista napoletano avesse fatto intendere da più parti di voler lasciare. I rumors danno in pole position al posto di Rossi Fabio Panetta, ben visto dai grillini. Ma oggi come ai tempi di Renzi c'è chi scommette che il governatore rimescolerà le carte e sceglierà di far entrare nel direttorio nuove personalità proprio per marcare l'indipendenza di via Nazionale.

19 Marzo Mar 2019 2113 19 marzo 2019
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