Pecunia Non Olet Libro Da Rold

Il libro Pecunia non olet fa litigare le forze armate

I generali Debertolis e Tricarico divisi dal volume di Da Rold su Finmeccanica. Con il secondo che ha minacciato l'ex vicepresidente della Corte Costituzionale Mazzella. Reo di averlo recensito positivamente.

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Tensione generale ai piani alti delle forze armate fino ad arrivare alla Corte Costituzionale. Il libro Pecunia non olet pubblicato da Chiarelettere sta spaccando le forze armate, nello specifico l'Aeronautica militare, e il cuore dello Stato italiano. Da un lato, c'è il generale Claudio Debertolis, già segretario generale per gli armamenti, che ha preso a cuore il volume che narra le ultime inchieste che hanno riguardato Finmeccanica, ora Leonardo. Dall'altra, c'è il generale Leonardo Tricarico che è arrivato ad accusare l'autore Alessandro Da Rold di voler condizionare la Cassazione che si esprimerà su Giuseppe Orsi in maggio per la nota vicenda della tangente indiana. Il problema è che tutto l'impianto del processo sulla tangente per i 12 elicotteri AgustaWestland è già stato confermato da ben due patteggiamenti, sia quello dell'azienda sia quello di uno degli intermediari, ovvero Guido Ralph Haschke. In sostanza, la corruzione è stata riconosciuta.

LA BATTAGLIA DEL GENERALE TRICARICO

Eppure Tricarico continua a combattere la sua battaglia e ha persino convinto un ex vicepresidente della Corte Costituzionale a non partecipare a una presentazione a Roma. Si tratta di Luigi Mazzella, minacciato da Tricarico, solo per aver fatto questa recensione del libro, inviandola su una mailing list privata di vari e sparsi poteri romani. L'opinione di Mazzella è questa: «Pecunia non olet – La mafia nell’industria pubblica – Il caso Finmeccanica è un bel libro di Alessandro Da Rold, pubblicato da Chiarelettere, la casa editrice del gruppo Mauri Spagnol, cui si devono molti libri coraggiosi di denuncia di “mali” del Bel Paese». E poi prosegue: «La denuncia è terribilmente veritiera. La gente dell’Ovest del pianeta è in preda ormai all’ingordigia pecuniaria delle banche, che vedono nel capitalismo prevalentemente monetario l’unico sbocco (per giunta pulito ed ecologico) di un produttivismo che prima era invece volto soprattutto alla creazione di beni materiali, immateriali e servizi anche diversi da quelli finanziari».

Il reato di abuso di atti d’ufficio è uno spauracchio che dà luogo solo a risultati inconcludenti e non arresta i fenomeni di degenerazione mafiosa di cui parla il libro di Da Rold

Luigi Mazzella, ex vicepresidente della Corte Costituzionale

E ancora: «Questa circostanza non è priva di conseguenze ulteriori. Il "monetarismo" comporta “l’assalto alla diligenza” del facile guadagno, da parte di una popolazione che si sente sempre più “staccata” dal processo produttivo “nazionale”. Anche (e forse soprattutto) a causa di una “globalizzazione” illimitata, elusiva di ogni “ideale” ma efficace contratto sociale, diretto a mitigare gli effetti dell’hobbesiano ”homo homini lupus”». Mazzella poi conclude: «Oggi, in Italia, siamo al diapason: più si parla di semplificazione delle procedure, d’individuazione precisa delle competenze e delle responsabilità, di “tempi stretti” per l’attuazione dei programmi e più aumentano la confusione e farraginosità delle norme che, ponendo ostacoli, blocchi, attese infinite di atti che non arrivano mai creano unicamente le premesse per l’elargizione sotto-banco di mazzette, di tangenti e per la concessione di altri benefici di varia natura. Il reato di abuso di atti d’ufficio, categoria definita da Carlo Nordio “evanescente e vaporosa”, è uno spauracchio che dà luogo solo a risultati inconcludenti e non arresta i fenomeni di degenerazione mafiosa di cui parla il libro di Da Rold. Per porre un argine ai quali ben vengano scritti documentati ed esaurienti come quelli editi da Chiarelettere come opere di giornalisti coraggiosi e bravi».

20 Marzo Mar 2019 1710 20 marzo 2019
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