Stati Generali Editoria Governo Conte

Il governo Conte vuole una nuova legge sull'editoria

Agli Stati generali il premier ha indicato la tabella di marcia: «Non vogliamo stravolgere nulla». Testi di legge a settembre. Il sottosegretario Crimi: «Occorre superare i contributi diretti».

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A settembre il governo Conte vuole presentare alle Camere una nuova legge sull'editoria. E vuole farlo tramite un «percorso condiviso» con gli operatori del settore, che dia voce alla «necessità di una riflessione comune». Senza «stravolgere alcunché», ma con l'obiettivo di «migliorare il sistema».

PER LA PRIMA VOLTA SPAZIO ALL'INFORMAZIONE ONLINE

Il premier Giuseppe Conte ha indicato la strada aprendo gli Stati generali dell’editoria al fianco del sottosegretario con delega Vito Crimi, e ha scandito la tabella di marcia. L'esecutivo punta ad avere a settembre «i testi di legge che potremo considerare definitivi della posizione del governo». Le aree tematiche di discussione indicate da Conte sono cinque: le agenzie di stampa, i giornalisti, l’editoria in senso lato, il mercato e i cittadini. Con focus specifici che vanno «dalla tutela delle fonti alle querele pretestuose, fino all’equo compenso». Agli addetti ai lavori è arrivato l’invito a fare la propria parte: Sarete tutti coinvolti. Vogliamo impostare una riforma del settore di cui si parla da anni, ma da anni non se ne fa nulla. Eppure occorre riformare un settore delicato e fondamentale per il funzionamento della democrazia». Intanto, per la prima volta, gli Stati generali dell’editoria si sono aperti all’informazione online con l'invito rivolto all'Anso, l'Associazione nazionale stampa online.

I PROSSIMI APPUNTAMENTI DEGLI STATI GENERALI

Gli Stati generali dell’editoria, dopo il primo appuntamento di lunedì 25 marzo, si riaggiorneranno a giugno. Poi ci sarà un terzo appuntamento a luglio, in cui verrano presentate le proposte di sintesi. Infine, a settembre, l’ultimo appuntamento con i testi di legge da portare in parlamento. Per Conte, un problema molto attuale è rappresentato dall'informazione che viene veicolata attraverso i social network: «Per voi si tratta di disinformazione», ha detto il premier rivolgendosi agli operatori, ma «per molti cittadini è la reale informazione, c'è una dialettica aperta. Si ragiona di disintermediazione, ma i social sono sicuramente un mezzo ulteriore che sta acquisendo una sempre maggiore rilevanza» e che non è possibile «trascurare». Anche perché «se oggi sulle pagine Facebook di un qualsiasi politico c'è una diretta, sui giornali del giorno dopo quelle dirette vengono commentate e talvolta restituite in maniera totalmente stravolta, come è giusto che sia. Va tutelata la libertà di commentare e criticare, ma è chiaro che l'accesso all'informazione diretta pone un problema anche per voi».

CRIMI: «CONTRIBUTI DIRETTI DA SUPERARE»

Il sottosegretario Crimi, da parte sua, ha preso di petto la questione dei contributi diretti all'editoria: «Se l'idea è continuare a pensare che l'unica forma per sostenere l'editoria sia questa, non ci siamo. Dobbiamo guardare al futuro, il mondo sta cambiando. Possiamo dare un contributo diretto per 10 anni e tra 10 anni staremo di nuovo qui a parlare di un settore in crisi. Bisogna dare un taglio al modello che è stato utilizzato finora e creare un modello nuovo per il rilancio del settore, non per farlo bivaccare ancora per un po' di tempo».

25 Marzo Mar 2019 1114 25 marzo 2019
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