Congresso Famiglie Verona Komov

Chi è Komov, l'uomo chiave del congresso delle famiglie a Verona

La partecipazione al summit della Lega che nel 2013 incoronò Salvini, i legami con l'ultradestra italiana, i rapporti con Fontana: ritratto di uno dei protagonisti dell'Internazionale omofoba.

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C'è un filo rosso - anzi, nero - che collega la Russia a Verona, alla Lega e alla galassia dell'ultradestra italiana. Questo filo ha un nome e un cognome: Alexey Komov, uno dei relatori al World congress of families che si tiene nella città scaligera tra il 29 e il 31 marzo.

Nonostante le dichiarazioni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Vincenzo Spadafora che ne aveva promesso il ritiro, il patrocinio del governo al convegno resta, pur in una forma dimezzata. Questo perché è giudicato non rinunciabile da Lorenzo Fontana, uno degli uomini che ha costruito la rete internazionale di Matteo Salvini e che di Verona è stato vicesindaco, prima di diventare titolare del dicastero senza portafoglio della famiglia.

I RELATORI: DA SILVANA DE MARI AL PRESIDENTE MOLDAVO DODON

In questi giorni diversi media si sono concentrati sulle frasi e le biografie più scandalose di alcuni dei relatori presenti a Verona. L'organizzazione AllOut ha raccolto alcune delle esternazioni più gravi e c'è solo l'imbarazzo della scelta: si va dalla scrittrice italiana Silvana De Mari, secondo cui la penetrazione anale «è un gesto di arbitrio, è un gesto di violenza, è un gesto di sottomissione, al punto tale che è un gesto che viene sempre fatto nelle iniziazioni sataniche», all'arciprete Dmitri Smirnoff: «Ci siamo separati da loro (con riferimento agli omosessuali, ndr) come dalla peste, perché è contagiosa», passando per Igor Dodon, presidente moldavo, che a chi gli faceva notare di avere l'obbligo di difendere anche gay e lesbiche che scendevano in piazza per il Pride, avendo lui detto di rappresentare tutti i moldavi, rispondeva: «Non ho mai promesso di essere il presidente degli omosessuali, avrebbero dovuto eleggere il loro». Ma il World congress of families non è solo una accozzaglia di estremisti. È fatta di persone e centri di potere capaci di influenzare governi e determinare indirizzi politici. Tra le relatrici di Verona c'è, ad esempio, Katalin Novak, la ministra per la Famiglia ungherese che ha scritto la legge che incentiva a fare più figli - niente imposta sul reddito per le madri dal quarto figlio in su - perché, dice il presidente Viktor Orban, «non vogliamo più migranti, ma più bambini ungheresi e in generale più bambini europei e cristiani».

IL CUORE RUSSO DELLA GALASSIA TRADIZIONALISTA

Il centro di questo potere sta in Russia: il World congress of families, infatti, è nato alla fine degli Anni 90 dalla collaborazione di due sociologi russi, Anatoly Antonov e Victor Medkov, con Allan Carlson, studioso americano le cui tesi imputano il calo della demografia in Occidente ai movimenti di liberazione sessuale. La convinzione di Antonov e Medkov era che anche la Russia si stesse incamminando sulla stessa strada. In quegli anni, in un clima di relativa fiducia sul futuro, erano tesi minoritarie: il punto di svolta è avvenuto nel 2011 quando Vladimir Putin, a caccia della sua terza rielezione, accentuò i caratteri autarchici del suo governo proponendosi come alfiere di un modello alternativo all'Occidente. La Russia, a partire dal 2011, ha avviato infatti una serie di riforme caldeggiate dal Wcf e che hanno avvitato il Paese in una deriva che oggi penalizza l'aborto, punisce la "propaganda omosessuale", depenalizza la violenza domestica. Il Paese è diventato così un faro per l'Europa dell'Est e per gli evangelisti americani: un modello alternativo al liberalismo individualista occidentale, questo è il messaggio che si vuole far passare, è possibile.

Alexey Komov.

LA VICINANZA DI KOMOV CON LA LEGA DI SALVINI

Le idee, però, camminano sulle gambe delle persone e una di queste persone è Alexey Komov. La sua storia è stata raccontata dal sito di giornalismo investigativo MotherJones.com. Per la parte più pittoresca: è stato proprietario di un night club, poi ha girato il mondo, come ha dichiarato lui stesso, cercando la fede in diverse religioni: ha visitato India, Tibet, Mongolia, Israele, sempre al seguito di un guru che lo ha inizaito al mondo dello yoga. A partire dagli Anni 10 del nuovo millennio è tornato però alla casa della Chiesa ortodossa e, ben presto, è diventato referente per la Russia del Wcf. Qui la sua strada ha iniziato a intrecciarsi con quella dell'Italia, con quella della Lega in particolare: nel 2013 ha partecipato al Congresso del partito che ha incoronato leader Matteo Salvini. Ad oggi è presidente onorario dell'associazione Lombardia-Russia, la creatura guidata da Gianluca Savoini, il ponte del ministro degli Interni con Mosca.

GLI AGGANCI CON PROVITA E L'ULTRADESTRA ITALIANA

Ma la Lega non è l'unico aggancio di Komov in Italia. Il russo infatti, è stato ospite di ProVita, una delle associazioni più controverse della galassia tradizionalista italiana. Il movimento oggi guidato da Toni Brandi si è distinto nel nostro Paese per campagne di comunicazione molto aggressive contro la legge 194 sull'aborto, i cui manifesti sono stati rimossi dai muri di Roma e di altre grandi città perché considerati violenti e offensivi. Toni Brandi è grande amico di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, e il figlio di Fiore è portavoce di ProVita. Questi sono gli agganci più evidenti di un rapporto che un'inchiesta del Corriere della Sera sostiene essere anche più stretto di così. Ma qui entra in scena una terza figura, che chiude per così dire il cerchio. Ed è quella del ministro Lorenzo Fontana, non a caso vicesindaco di una città - la Verona che accoglie il Wcf - considerata uno dei laboratori più avanzati dell'ultradestra italiana. Fontana è ospite a incontri organizzati da ProVita e, nel 2016, ebbe a dichiarare che «c’è una deriva nichilista e relativista della società occidentale, ma la Russia – rappresentata qui dall’amico Alexey Komov – è l’esempio che l’indirizzo ideologico e culturale in una società si può cambiare».

QUANDO KOMOV NEGAVA L'OMOFOBIA RUSSA E RIMPIANGEVA STALIN

Per capire il personaggio Komov è utile un'intervista che ha concesso a Il Giornale in cui nega che il suo Paese abbia un problema di omofobia: «Innanzitutto trovo ridicolo parlare di omofobia, nel caso vi sarebbe semplice avversione verso certi stili di vita, tipici dei gay. In Russia è passata una legge nella Duma, a stragrande maggioranza, per proteggere i minori da influenze negative e aggressive del mondo omosessuale. Secondo lei questa è omofobia?». In un'altra occasione ha spiegato così quella che lui considera la deriva anti-famiglia dell'Occidente e che, a suo dire, aveva già colpito anni prima la Russia: «Noi abbiamo avuto questa ondata distruttiva molto prima (nel 1920) sotto Trotsky (l’Unione Sovietica è stato il primo Paese a legalizzare l’aborto e il divorzio. Il concetto di amore libero è stato predicato e praticato dalla signora Kollontai, e l’omosessualità è stata depenalizzata allo stesso tempo). Ma sotto Stalin, tutte queste cose sono state rimosse e il buon senso (su queste tematiche) e il pragmatismo hanno nuovamente prevalso».

Pietro Parolin.
ANSA

PAROLIN SCHIERA LA CHIESA ITALIANA CON L'ULTRADESTRA

Adesso forse si capisce meglio perché è così importante per Fontana e per Salvini che il sostegno al Congresso di Verona rimanga. Questo senza contare gli agganci importanti con la Chiesa italiana, i cui rapporti con la Lega sono altrimenti altalenanti, per non dire pessimi. Il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin ha dichiarato il 19 marzo che, con il Congresso di Verona, la Chiesa è «d'accordo nella sostanza». Avendo partecipato all'edizione precedente, non poteva fare altrimenti. Per la Lega sono dichiarazioni che aprono la porta ad assi inediti. Questo per dare a Dio quel che è di Dio.

MARINE LE PEN, GLI OLIGARCHI E I SOLDI RUSSI PER LE EUROPEE

Per restare a Cesare, invece, nell'inchiesta dell'Espresso sull'ipotesi di soldi russi a Salvini per la campagna elettorale delle Europee, Komov fa capolino come collaboratore dell'oligarca Konstantin Malofeev, un nome molto attivo anche sul fronte dei rapporti tra il Cremlino e il Front National di Marine Le Pen. Nulla più di questo, ma certo Komov è un nome che apre molte porte e che troviamo anche nel board che guida CitizenGo, una ricca Ong spagnola da qualche anno attiva anche in Italia e il cui leader Ignacio Arsuaga, pure lui atteso a Verona, ha finanziato campagne di comunicazione anche nel nostro Paese, come il bus arancione contro la peraltro inesistente diffusione della "teoria gender" nelle scuole e, ancora una volta, manifesti contro l'aborto. Tra le sue dichiarazioni più note: «Vogliamo una Spagna senza aborti. Vogliamo una legge che protegga la vita di tutti gli esseri umani, senza eccezione. Naturalmente, lavoreremo tutto il tempo necessario per raggiungere questo obiettivo». Si attendono programmi anche per l'Italia.

29 Marzo Mar 2019 0800 29 marzo 2019
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